Libertà

Ho ravvisato la tua immagine
arroccata da un muro di vetro,
ho martellato coi pugni di rabbia
le bitte, il timone, gli ormeggi,
per poterti afferrare,
ho strappato la pelle alla terra
inzuppata di cocci di vetro,
ho inalveato il mio fiume
verso il tuo letto
per confondere le nostre acque,
ho bruschinato le ingiurie del peso
come crespe sulla mia fronte
con la spazzola delle illusioni
per condurti alla quintessenza,
ho cecato gli occhi del giorno
per nascondere il buio del cuore,
ho coltivato nel libro dei sogni
cristalli di stelle
per regalarli ai tuoi occhi,
ho investito le suole dei piedi
per deserti, per nuvole e mari,
ho contato gli occhi, buttati
come sassi sulla mia pelle,
ho consumato tutti i pensieri…
ma sono arrivato troppo presto
quando non eri ancora nata
perciò non ho potuto abbracciarti.

Giuseppe Stracuzzi

Come pena

A volte di buio
mi cerchi la fronte
e non so perché

Forse …
sei priva di un fine
o prendi in giro la vita
di cui sono spoglio ?

Di che sognerei
se poi …
qui finisse
in domanda

se mi è forse concesso

dopo il giudizio, ho l’appello
a cui fare ricorso ?

Ma tu ancora
mi aggiri alle spalle
e poi mi pugnali
per farti ragione

Ascolta non è
occhio per occhio
o dente per dente

Io ora
senza processi
t’assolvo

e niente pretendo
che due dita
nel cuore
e una notte
per farlo ballare
insieme a me

Pierluigi Ciolini

Published in: on aprile 19, 2010 at 07:24  Comments (2)  
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La porta

Davanti alla mia porta
si fermano i passanti per guardare,
taluno a mormorare:
<< là, dentro quella casa,
la gente è tutta morta,
non s’apre mai quella porta,
mai mai mai >>.
Povera porta mia!
Grande portone oscuro
trapunto da tanti grossissimi chiodi,
il frusciare più non odi
di sete a te davanti.
Dagli enormi battenti di ferro battuto
che nessuno batte più,
nessuno ha più battuto
da tanto tempo.
Rosicchiata dai tarli,
ricoperta dalle tele dei ragni,
nessun ti aprì da anni e anni,
nessun ti spolverò,
nessun ti fece un po’ di toeletta.
La gente passa e guarda,
si ferma a mormorare:
<< là, dentro quella casa,
la gente è tutta morta,
non s’apre mai quella porta,
mai mai mai >>.

ALDO PALAZZESCHI

Aspettando il sonno

Sto senza sonno
in pagine bianche e nere
con notti piene di voragini
e di assenze.

Chiamo il tuo nome
e prego umile, piegato
in febbrile desiderio
ti chiamo sino
al mio ventre.

Insensato e arreso
nel mio letto sparso
invocando il sonno
almeno lui pietoso,
mentre sospiro
un corpo biancolatte
da sfiorare pelle
con la mia pelle
tu essere da fare
e da disfare

Marcello Plavier

Published in: on aprile 19, 2010 at 07:01  Comments (2)  
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Giro di sito

Girovagare con due torce in mano
una per la speranza
una per dire addio
e senza fare un passo oltre la soglia
chinarsi un poco
a raccattare i resti

portano ancora i segni di ganasce
i polsi, sortilegi da piccole spelonche
avatar di ripiego

si presuppone un luogo
fatto di spaziature e di frequenze
speziate, amaramente amare
o restare insediati
tra virgolette e sbarre

ho gli occhi di gramigne
mi passa un velo che li fa di nebbia
e i miei colori – oh, i miei colori!-
mi tradiscono il vero.

Tu mi racconterai di giorni alterni
di quando senza redini
criniera al vento
eri il satiro di una ninfa triste.

Forse ti additerò una stella
infissa nel mio petto, una tardiva
stella. D’un tempo infinitesimo sarai
zampillo e sogno
e non t’accorgerai d’essere eterno.

Cristina Bove