Sconfitta

DEFEAT

Defeat, my Defeat, my solitude and my aloofness;
You are dearer to me than a thousand triumphs,
And sweeter to my heart than all worldglory.

Defeat, my Defeat, my self-knowledge and my defiance,
Through you I know that I am yet young and swift of foot
And not to be trapped by withering laurels.
And in you I have found aloneness
And the joy of being shunned and scorned.

Defeat, my Defeat, my shining sword and shield,
In your eyes I have read
That to be enthroned is to be enslaved,
And to be understood is to be levelled down,
And to be grasped is but to reach one’s fulness
And like a ripe fruit to fall and be consumed.

Defeat, my Defeat, my bold companion,
You shall hear my songs and my cries and my silences,
And none but you shall speak to me of the beating of wings,
And urging of seas,
And of mountains that burn in the night,
And you alone shall climb my steep and rocky soul.

Defeat, my Defeat, my deathless courage,
You and I shall laugh together with the storm,
And together we shall dig graves for all that die in us,
And we shall stand in the sun with a will,
And we shall be dangerous.

§

Sconfitta mia Sconfitta, mia solitudine e riservatezza
tu sei a me più cara di mille trionfi,
e più dolce al mio cuore di tutta la gloria del mondo.

Sconfitta, mia Sconfitta, mia consapevolezza e sfida,
attraverso te so che giovane sono sempre e col piè veloce
e che non resterò intrappolato da allori destinati ad avvizzire.
E in te ho ritrovato una distaccata riservatezza.
e la gioia di essere evitato e disprezzato.

Sconfitta, mia Sconfitta, mia splendente spada e scudo
nei tuoi occhi ho letto
che essere collocato sul trono è come essere fatti schiavi,
e che essere compresi è essere rimpiccioliti,
e che essere colti non è che arrivare a pienezza e
come un frutto maturo cadere ed essere consumati.

Sconfitta, mia Sconfitta, ardita mia compagna,
tu udrai i miei canti e i miei pianti e i miei silenzi,
nessun altro, tu sola mi parlerai di battiti d’ali,
e di gonfi oceani
e tu sola salirai sulla mia ripida  e rocciosa anima.

Sconfitta, mia Sconfitta, mio immortale coraggio,
tu ed io rideremo insieme con la tempesta,
e insieme scaveremo tombe, per tutto quanto muore in noi,
e ci ergeremo nel sole col nostro fermo volere,
e saremo per tutti di rischio e pericolo.

KHALIL GIBRAN

Denaro


Pagate a vista: “Ventimilalire”
primo traguardo
era un assegno rosa;
orgogliosa, lo appesi
al lume di cucina.
Non li avrei spesi,
ma la vita è altra cosa.
Divenni anch’io vittima supina
di mala pianta
che prospera dove
son gli orti dell’avaro
sì, denaro è il suo nome
ma spesso chi lo muove
non lo nomina affatto
usa sinonimi:
grano, pizzo, usufrutto
competenza, conquibus
o “corpo del reato”;
io lo definirei
“l’innominato”
Quando è sporco si lava
con  passaggi di vasca
finchè torna più limpido
sempre alla stessa tasca.
Certamente infettivo
passa di mano in mano
eppur senza cautele
tanto chi ne è privo
pullula di anticorpi
mentre là dove abbonda
il passaggio è virtuale.
Utile negli eventi
ti libera, ma attenti
a non esserne schiavi
spesso per ottenerlo
i cosiddetti scaltri
mani “poco pulite”
rovinano le vite
…degli altri!
eh, forse dopo tutto
era meglio il baratto
lo fece anche Esaù
ma era il tempo che fu!

Viviana Santandrea

Fulmine

Questa bianca
nuvola d’estate
è un ronzìo del tempo
che scorre
tra le nostre occhiate.

E’ la luna piena
con le sue impronte
attaccate al ricordo
dello scrivere
in controluce.

Altezzosa e candida
rivelatrice
di un temporale sciolto
dalla paura…
La punta spinata
delle mie dita.

Glò

Published in: on aprile 21, 2010 at 07:12  Comments (1)  
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Con te dentro

Nel mio cuore batte il tuo cuore
le mie gambe hanno i tuoi passi
e la mia voce conserva l’eco delle tue parole
camminiamo ancora insieme
e parliamo
la città ci regala un tramonto unico
ed io mi perdo
con te dentro.

Maria Attanasio

Published in: on aprile 21, 2010 at 07:12  Comments (3)  
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Fratello

Ci porta, il vento, serafiche imposture:
montagne così brevi di mano
che noialtri, ci sembra d’esser stati su un treno
nottetempo
dormiti come certi soldati senza odio
tra le città che cambia il dialetto
stesse madri
sull’uscio con le scagne di paglia.

Certe nebbie
ormai ce le raccontano i padri
dì, fratello
te le ricordi quelle serate appiccicose?
Sembrava che le strade spugnassero i colori
e come barche a melma di prora
poi s’andava
a sparigliarsi giacca e gambali.
Siamo terra, ce lo ricorda il modo
con cui affrontiamo il passo
la meraviglia dentro negli occhi
a un campo arato,
il gusto di tenere dell’erba tra le mani.

Ma siamo tutta terra viaggiante
siamo mare
lo stomaco che prende difetto
siamo umore; due mani aperte a tutto che viene.
Si, fratello
dovessimo affrontare una scena a muso duro
tu tireresti come quel vecchio
e io quel pesce;
il gioco della vita e la morte
una balera
un pianto o una giornata di scuola.
E poi, più niente.
Terrazze, forse, dove scaldarci ossa e pane
guardare le bagnanti tornare
e farci belli.

Massimo Botturi