La passeggiata


Partiam partiamo, partiamo pure
del ludibrio in liquidazione
verso le folli ematiche avventure
vendesi un’oncia di illusione
con lampone panna e cioccolato
e latte fresco di Pigmalione
il sindaco è stato avvisato
sull’invetriata si fa produzione
di talco sottovuoto inscatolato
audace odoroso apireno limone
sosta negli angoli della via
come candido flaccido lenone
refrigerati galloni di poesia
con stringhe ecologicamente mute
vivacizzate da vaporosa zia
volpi mattamente astute
introdotte dentro a scritte
regalano sacchi di vedute
su fitte palafitte di ditte
smercianti liriche con carmi
avanzan pinte di motoslitte
a decalitri sfilano gendarmi
pubblicitariamente inermi
per evitare azzardati allarmi
intanto kilometri di vermi
si sbracciano per contrabbandare
l’utilità di trilioni di germi
tu! non te ne devi mai andare
da questo splendor di parapiglia
il consumo è virile adorare
spanne fantastiche di meraviglia
subdolamente ad arte preparata
con due quattro palle e una biglia
seminar di metrica squinternata
di single su triangoli di terra
intenzionalmente sgraffignata
offresi slanciato zappaterra
per produrre bulbi di Tropea
da esportare in Inghilterra,
per un tantino di prosopopea
lo strambotto entra in idillio
con una lifting rifatta dea
scatta esternazione e cipiglio
in povero pleonasmo ridondante
di presunzione certamente figlio
sbilenco guercio stravagante
fra tesi ed arsi perde piede
stralunando il supremo garante
tutti quanti il con cui si siede
posate bene ad INIZIO APRILE
se in primavera ponete fede
si può svuotare il vecchio barile
perché il parlar non sia indarno
è pronto il detersivo del Brasile,
si scancelli quel figuro scarno
risciami allegramente la gente
peripateticamente sul lungarno
poi di nuovo a casa finalmente
torniam torniamo, torniamo pure
seduti all’ombra di alloro aulente!

Sandro Sermenghi

A me stesso


Io sono uomo tra tanti uomini,
quante volte ho
creduto d’amare
e solo sono rimasto..
Quante volte ho afferrato
un sogno e non
ho smesso di tremare,
e il cielo quante volte
l’ho cercato
e quante volte l’ho guardato!
Ma senza trovarti amore.
Ed allora mi soffermo
a mirare ritratti
vantanti l’eterno.
Loro non hanno passioni,
emozioni ricordi
non vantano il tempo
che è stato o quello che sarà
e di rimbalzo ricordo
quando affamato nessuno mi sfamava
quando innamorato nessuno mi amava.
Nell’infinito gioco della vita,
perchè devo spegnere le fiamme
d’un fuoco, che arde prepotente,
mentre gli occhi lasciano
cadere gocce ed  il respiro si affanna.
No io sono corpo tra corpi
uomo qualunque
sono solamente un verso
di un poema infinito

Marcello Plavier

Published in: on aprile 23, 2010 at 07:31  Comments (6)  
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Primavera in città

Il viale era diritto davanti a noi.
I platani rimettevano i germogli.
Passavano automobili a passo d’uomo.
Il caffè aveva messo fuori
sulla loggia i tavolini;
i turisti vi indugiavano contenti.

VASCO PRATOLINI

Published in: on aprile 23, 2010 at 07:30  Comments (2)  
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Lieto fine

“Certe persone, e io sono di quelle, odiano il lieto fine. Ci sentiamo frodati. Il dolore è la norma”

VLADIMIR NABOKOV

Published in: on aprile 23, 2010 at 07:11  Comments (1)  
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Alla veglia

Queste mie parole
che s’adagiano
al capezzale, trascinato
dalla forza dell’inchiostro
di imprimere sul bianco
una voce

in catarsi di pensiero.

Venite a me
sorelle di sventura
e di sollievo
a sillabare il giorno crocifisso.

Beatrice Zanini

Published in: on aprile 23, 2010 at 07:11  Comments (3)  
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Mare di novembre

Sabbia d’autunno
flussi di madreperla sulla riva
e tu signora delle storie in segni
com’eri bella nei tuoi sguardi d’ombra
quando il suo desiderio
t’avvolgeva

lui suonatore d’incompiuto esistere
fantasma in trasparenza
che nemmeno la pioggia
rende vivo

E allora cosa resta? Una carezza
ormeggiata su piani sconosciuti
suono d’amore incredulo
raccolto
tra le sue braccia e il niente.

Cristina Bove