Il sole affonda

nelle discrepanze,
i giorni come casse da riempire
lungo il tragitto
solcato da voli inafferrabili
svolgono interminabili crocicchi
camminando ad alta a voce
fino a quando
toccano con le mani
sfere inodori…
artatamente endici
professano
il ruolo di mercanti,
spalancano la porta
come se dentro ci fosse una festa…
e gli occhi della notte
masticano l’ombre sul cuscino.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on aprile 24, 2010 at 07:38  Comments (4)  
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Il poeta meccanico

E il meccanico
fa il poeta
quando chiude l’officina,
tra le mani il foglio
di unto e catena
e di notte scrive
preghiere per la Dora,
di fiori e davanzali i suoi regali
quando lei passa con la bici
e mostra la sottana
e tutto quel che ha sotto all’aria,
le gambe sotto il lampione
lucciole e lampone,
anche la pioggia le somiglia,
ha pelle di vaniglia
e quando è distesa
pare neve caduta sul mare.
Le scale le terrazze
le rondini sanno di te
oh, mia Dora,
femmina dai cento cuori
ferma e chiara come aurora.
E sogna il meccanico
che un giorno
una voce di donna
canti la brina
l’erba la casa
il mosto in cantina.
Che possa sapere di Dora
anche la strada antica
quella che i vecchi
conoscono di sera la solitudine
di non aver fianchi da stringere
e seni da baciare
e dentro il letto
stendendo poi le gambe
a trovar compagnia
di prato e glicine
e la rosa nuda
tutta da scaldare.

barche di carta

Il mio lago


A l’innalzarsi del sole
il lago risplende
ha onde tranquille
mi avvicino
e scorgo pesci ed anatre
immergo la mano
l’acqua è fresca
comincio  a nuotare
e sento qualche rara corrente
calda e fredda
che invita a proseguire
guardo l’intorno
e sorrido

Victor

Published in: on aprile 24, 2010 at 07:31  Comments (5)  
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Acquisti inutili

Scarpe rosse col tacco,
le più belle in vetrina,
il tuo pacco alla cassa
solo un lampo di stelle.

Serviranno soltanto,
agli istanti specchiati
davanti ai tuoi occhi
per sognarti carina.

E mai sulla spiaggia
a scovare conchiglie
o planare su prati
a colorare farfalle.

A dischiudere l’occhio
del tuo amore piccino
entro in punta di ali
per non farmi sentire.

Kinita e Flavio

Published in: on aprile 24, 2010 at 07:26  Comments (4)  
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Il gobbo

Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall’espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
… e nessuno m’aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d’allegrezza
che ha il dono di una strana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.

ALDA MERINI