Il canto delle officine

Era autunno
le foglie morte ci avevano avvisato
assieme alla lettera di licenziamento,
quel giorno di settembre
avevamo occupato la fabbrica
e gli operai preparavano la notte,
i turni alle vetrate,
ma io e te non dormivamo,
guardavamo le stelle
sognare la luna
sopra il capannone,
e abbiam fatto l’amore
dietro le macchine del reparto,
i tuoi baci sapevano di officina,
le tue mani di grasso e fatica
mi accarezzavano il viso,
una rabbia viveva
sotto la nostra pelle.
Avevi il discorso piegato
nel taschino della tuta
per i tuoi compagni
e il foglio sapeva di libertà,
avevi messo parole di coraggio
come il poeta di Parral
quando grida il suo amore
per le strade di Santiago,
un madrigale azzurro
per le nostre lamiere di cielo.
Fuori un cancello, legate le bandiere
e la nostra vita da inventare
con queste braccia vuote,
sudate di nessun futuro
che non hanno più voglia
di dar niente al padrone,
ché lui si è reso Pilato
e non sa di me e di te
che abbiam figli da tirare grandi
e una mezza casa a riparare
i nostri vecchi inverni
che devono arrivare.

barche di carta

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6 commentiLascia un commento

  1. Cara barchetta, era una vita da inventare..oggi non si inventa nulla ,tutto si sa e si decide altrove e anche i cortei hanno un senso di nostalgia un poco squallida,tipo “il carnevale impazza”.Ahimè.Grazie di esserci.Tinti

  2. il racconto così pacatamente descritto contiene in effetti nel profondo tutto il dramma di chi ha perso il lavoro, ci sono espressioni dolcissime e durissime insieme, di amore e di rabbia, che lasciano al lettore un vuoto di pensieri: “i tuoi baci sapevano di officina…un madrigale azzurro per le nostre lamiere di cielo… la nostra vita da inventare con queste braccia vuote…”
    Barche di carta sei incredibilmente brava. ciao – Giuseppe

  3. Cara barca cri carta.

    Opera attuale e sociale, cronaca sindacale.
    La grande poesia s’intreccia con la realtà del lavoro perduto, ed è stata occupata la fabbrica.
    Tuttavia l’originalità dell’autrice riesce a mantenere melodia e fantasia poetica con l’amore,tra i compagni di lotta.
    Infatti nulla vieta di unire l’utile al dilettevole; la rabbia al godimento, nonostante quelle mani unte di grasso e il proclama di libertà e di coraggio che spunta dal taschino della tuta.
    Guardare la luna e le stelle sopra il capannone, ed amarsi.
    L’essenziale è lottare comunque contro colui che si è disinteressato dei collaboratori dipendenti, pensando solo a se stesso, dimenticandosi dei problemi altrui, senza carità cristiana, dopo che il lavoro degli stessi dimostranti ha contribuito alla sua ricchezza.
    Ponzio Pilato deve pagare. Gran bella poesia.

    Paolo.

  4. L’amico Paolo ha saputo tratteggiare con abilità la tia poesia, cara barchette non ho altro da aggiungere se non che sei veramente brava.
    Marcello
    Ci raggiungi a Firenze il giorno 8 di maggio?

  5. brava,la disoccupazione è molto più reale di quello che vogliono farci credere,e tu con la tua poesia ti immergi in una realtà terribile.
    maria

  6. sono così stanca amici che non mi sono nemmeno accorta di questa festa che mi avete organizzato con i vostri commenti, vi chiedo umilmente scusa
    e scusatemi ancora per la mia poca presenza ai vostri scritti, cercherò di recuperare presto…

    per l’8 maggio non so di cosa si tratta ma io sono anni che non posso permettermi viaggi raduni o cose simili
    un caro abbraccio
    e grazie ancora


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