Dove sono le tue poesie capitano?

Dove sono le tue poesie capitano?
Dove sono finite?
Sono andate con i baci
per le strade
a raccogliere i fiori sparsi
delle processioni,
sono andate via con la paura
delle notti insonni,
hanno preso valigie e treni
su binari morti,
sono andate a cercare una donna
che canta canzoni di guerra e partigiani,
la donna degli argini
che ha bocca di spiga e arancia,
sono andate al fiume
a veder la pelle della luna
scorticarsi nell’acqua,
sono venute a sentire il sangue
che mi scorre nelle vene
quando mi parli d’amore,
quando il ramo del tuo salice
sale la fredda corrente.
Oh capitano, mio capitano!
Io vedo un ponte laggiù in fondo,
sì lo vedo,
un ponte di una città
a unire le nostre sponde.
Lo vedi tu?
Pare Genova o Napoli
quando le navi gridano dolore
e forestieri nudi hanno sete
di casa e Africa,
e io piango i bambini
dalla pelle scura,
piango i bambini
di tutto il mondo
e le tue poesie
mi scavano le ossa,
sì, le tue poesie seminate
nei campi grigi
di questa terra malata.
Oh capitano, mio capitano!

barche di carta

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12 commentiLascia un commento

  1. Si,Barchetta,anche io vedo quel ponte che unisce le poesie sparse per il mondo in questa terra di sofferenza..bellissima,è incanto.Tinti

  2. Cara barche Cri carta,

    Quanta velata nostalgia, quanto affetto nei meravigliosi versi della tua poesia. E questo è amore.
    Amore sublime nel rimpianto di un’atroce impotenza.
    Che ora tu surroghi con l’espandersi del tuo amoroso pensiero. Nell’amore si raggiunge uno stato di trascendenza che è al di là dello spazio, del tempo e del proprio corpo.
    Nulla di ciò che facciamo è male se è in armonia con noi stessi e non danneggia il prossimo.
    La sofferenza è il mezzo che Dio predilige per ricondurci a Lui. Attraverso la sofferenza, verso la gioia.
    Tutto è scritto, e tutto è una sola e unica cosa.
    La scintilla divina è in fondo al nostro essere.

    Paolo.

    • non avevo ancora letto prima del com.to alla tua…
      non so, sono molto scettica che il dolore la sofferenza siano necessarie per avvicinarsi a dio, (non riesco a scriverlo maiuscolo, non per mancanza di rispetto è che con lui sono molto arrabbiata ultimamente) non sopporto nemmeno quelli che ringraziano il signore per avergli dato una malattia, per avergli fatto conoscere la fede che se non fosse stata la malattia mai lo avrebbero avvicinato, ma scherziamo ragazzi, la famiglia il malato deve fronteggiare con le sole forze umane il dolore e dio dimmi cosa può fare dimmi…
      scusami Paolo scusami mille volte, so che adesso ce l’avrai con me…
      perdona è solo il mio pensiero
      io rispetto il tuo ma permettimi di dissentire

      • Ti permetto di dissentire, credo che abbia le tue buone ragioni, ma non traggo giudizi.
        La parola odio non esiste nel mio vocabolario.
        Il dolore la sofferenza non sono necessari per avvicinarsi a Dio.
        Non ho mai ringraziato il Signore di avere contratto le mie malattie, dalla perdita di un piede al tumore al cervello, alla peritonite purulenta, al triplice by pass non riuscito, alla depressione dalla recentissima prematura vedovanza e molto altro che descrivere mi tedia.
        Ho sopportato, non credendo negli altri umani. Come vivo? Vivo.
        Dio non distribuisce rose e fiori, li ha creati, come tutto.
        Siamo Noi che ci distruggiamo..all’infinito.
        Sopporta il viaggio bello o brutto che sia.
        Con affetto, Paolo.

      • io non so come fare per replicare lo faccio da qui, ma non voglio replicare nulla, voglio solo dirti che ti ammiro per la forza che hai e se hai anche la forza della fede forse tu sopporti meglio di chi non crede…
        un abbraccio e auguri per tutto Paolo
        posso starti vicino solo con il mio pensiero
        e qualche cosa che scrivo qui, altro non ho da darti…
        non serve tu corregga i refusi avevo capito benissimo tutto, sono una che non guarda la grammatica ma guardo il cuore e il tuo lo vedo da qui è bellissimo…
        ciao

  3. e io piango i bambini
    dalla pelle scura,
    piango i bambini
    di tutto il mondo
    e le tue poesie
    mi scavano le ossa,
    sì, le tue poesie seminate
    nei campi grigi
    di questa terra malata.

    Versi che piangono lacrime di quotidiana e amara sofferenza e come ponti ci accomunano al nostro eterno e continuo viaggio a volte smarrito e impotente di fronte ad un destino avverso. Grazie cara Barchetta per l’amorevole umanità che traspare, un abbraccio.
    Roberta

  4. bellissima poesia piena di ispirazione che nasce dal dolore di sapere che per quanta poesia possa esserci,per quanta compassione possiamo provare,ci sarà sempre ancora chi muore di fame e file di pellegrini a guardare un falso storico…
    io come te,cara barchetta non credo proprio che dio ci mandi il dolore per ricordarci della sua esistenza,ci mancherebbe,andatelo a dire a chi combatte con gli effetti colleterali della chemio,quelli che fanno la dialisi a giorni alterni,quelli che perdono la vita per un giorno di lavoro mal pagato.La vita è dolore e gioia,c’è il bene ed il male e noi ne siamo parte.
    Dio se c’è si è distratto.
    con ammirazione infinita.
    maria attanasio

  5. Cara barche di carta Quanto amore e quanto dolore contiene questa tua poesia, mi hai fatto sentire brividi leggendola.
    “Oh capitano, mio capitano!
    “Pare Genova o Napoli quando le navi gridano dolore… „
    “e le tue poesie mi scavano le ossa”…
    Per commentarla vorrei scriverti di più di quello che so dire, perciò ti scrivo una riga di silenzio…ciao Giuseppe

  6. Io non ho nè fede nè certezza ma non posso nenache lontanamente pensare che Dio,cristiano ,mussulmano ,ebreo…possa mandare all’uomo il dolore perchè si accorga di lui,nè ,se credessi ,ringrazierei per la soluzione positiva di un male o pregherei per la guarigione..i dolori che ho vissuto e non pochi li ho sobbarcati sulla spalle da sola e,credo, con coraggio e tanti ho visto intorno a me reggere con amore le cose più tremende,con la loro forza d’animo e il loro profondo rispetto per sè e per l’altro.Grazie per la vostra attenzione,ragazzi
    Tinti

  7. Non so capire, ma se tutta la sofferenza che la vita mi ha donato è stata per volere divino io dovrei essere eletto almeno beato e cantare ogni giorno odi e peana a chi così generosamente me ne ha fatto carico.
    Ma vivo ancora nella speranza di momento di grande gioia.
    Ciao Cristina un saluto caro
    Marcello

  8. grazie cari di tutto cuore
    e scusatemi se non rispondo a tutti
    ma ora è veramente tardi
    buonanotte poeti del cantiere

  9. Una poesia che risuona come un richiama, che fa eco nella valle infinita della poesia.
    Maristella


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