Tristissima noctis imago

Cum subit illius tristissima noctis imago,

Quae mihi supremum tempus in Urbe fruit;

Cum repecto noctem, qua tot mihi cara reliqui;

Labitur ex oculis nunc quoque gutta meis.

Iamque quiescebant voces hominunque canumque;

Lunaque nocturnos alta regebat equos.

Hanc ego suspiciens, et ab hac Capitolia cernens.

Quae nostro frustra iuncta fuere Lari.

§

Quando risorge in me la tristissima immagine di quella notte

che fu l’ultima ora a me concessa in Roma,

quando rivivo la notte in cui lasciai tante cose care,

qualche lacrima ancora mi scorre dagli occhi.

E già le voci degli uomini e dei cani tacevano;

e la luna alta nel cielo reggeva i cavalli notturni.

Io la guardavo lassù, e poi guardavo i templi capitolini,

che inutilmente furono vicini al nostro Lare.

PUBLIO OVIDIO NASONE

Published in: on giugno 25, 2010 at 07:14  Comments (2)  
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2 commentiLascia un commento

  1. Quella luna nel cielo mentre intorno il mondo è silente è immagine viva e toccante,oggi come ieri.Tinti

  2. Il sofrire dell’addio verso l’esilio, da me vissuto in modo differente, perchè da me voluto, ma nel leggere queste righe mi tornano alla mente ed al cuore ed ancora mi struggo.
    Marcello


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