Felicità

Felicità
è l’arcobaleno che sgocciola
pulviscolo di pioggia colorata.
È un palloncino che s’alza sopra il mare, inseguito
da gabbiani bianchi, curiosi.
È un aquilone
preso nel balenio del vento, che l’avvita
e fa ondeggiare, come sull’onde
l’intrepida vela.
È il bimbo che lo tiene e che eccitato
ne addita i volteggi galoppanti
alla sua mamma,
per fare d’una gioia, una gioia
grande almeno cento volte tanto.
È il tranquillo spostarsi
della chiocciola che si porta la casetta
ovunque e sempre, remissiva e grata.
Felicità è chiamarsi mamma
e piangere
quando il bambino suo s’allontana,
e lo vede andare, felice.

Armando Bettozzi

Fulgida stella

 

BRIGHT STAR

Bright star, would I were stedfast as thou art–
Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
Like nature’s patient, sleepless Eremite,
The moving waters at their priestlike task
Of pure ablution round earth’s human shores,
Or gazing on the new soft-fallen mask
Of snow upon the mountains and the moors–
No–yet still stedfast, still unchangeable,
Pillow’d upon my fair love’s ripening breast,
To feel for ever its soft fall and swell,
Awake for ever in a sweet unrest,
Still, still to hear her tender-taken breath,
And so live ever–or else swoon to death.

§

Fulgida stella, come tu lo sei
fermo foss’io, però non in solingo
splendore alto sospeso nella notte
con rimosse le palpebre in eterno
a sorvegliare come paziente
ed insonne Romito di natura
le mobili acque in loro puro ufficio
sacerdotale di lavacro intorno
ai lidi umani della terra, oppure
guardar la molle maschera di neve
quando appena coprì monti e pianure.

No, eppure sempre fermo, sempre senza
mutamento sul vago seno in fiore
dell’amor mio, come guanciale; sempre
sentirne il su e giù soave d’onda, sempre
desto in un dolce eccitamento
a udire sempre sempre il suo respiro
attenuato, e così viver sempre,
o se no, venir meno nella morte.

JOHN KEATS

Amore deluso

“L’amicizia è certamente il migliore balsamo per le piaghe di un amore deluso”

JANE AUSTEN

Published in: on luglio 3, 2010 at 07:24  Comments (2)  
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Dovrai avere pazienza

Dovrai avere pazienza con me – non sono un fiore
semplice da coltivare – a tratti pianta grassa
a tratti la più complicata delle orchidee:
io spero saprai riconoscere le mie spine

Ma non indispettirti – non annoiarti
trattami come un cielo nuvoloso
come una delle sue stelle – provaci
a soffiare forte per renderlo sereno: lo diventerà

Non avere paura di restare in silenzio
e non avere paura del mio – sfidalo
e non asciugare le mie lacrime – guardale
scivolare: rinfrescano e puliscono come un temporale
estivo – e scuotono allo stesso modo

Sii gentile – ma non far di me il tuo faro:
mi spegnerei – non proteggermi da altri
se non da me stessa – guardami combattere
da sola i miei draghi – sii il mio narratore
e ascolta la mia storia

Nicole Marchesin

La poesia

Io la sogno mentre incede
molto indaffarata rede
ecco è là che s’intravede
sta un po’ in piedi e un poco siede
certo sol chi pone fede
può sognare del suo piede:
fate largo ecco è in corsia
snella e arguta… la Poesia.

Sandro Sermenghi

Published in: on luglio 3, 2010 at 07:19  Comments (2)  
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Ansia nella notte

Ascolta: un frullo d’ali, un trillo d’oro
guarda nel gran silenzio lo splendore.
Silenzio. Vaporose distanze.
Non respira più il vento.
Scintillano fili d’erba a mille
in acceso fulgore di rugiade.

Pastori, armenti – risuona a tratti lento
tinnire di campani – guidano giù
dai monti, a pascoli piani,
poi tutto tace. Sul ciglio
della strada il gregge dorme.

L’ansia dei pastori s’attenua
in questa pace di stanchezza
lungo la via senza stelle. Notte
profonda. L’ombra di questa
croce cresciuta è a dismisura
nel cammino. Nel silenzio
assordante tendo le braccia
e non ti giungo, ti cerco nella luce,
candide vie tra i fiori, e non m’appari.

Paolo Santangelo