Nel mio scrigno


Ho percorso tremando giorni
di tormentati monti.
Su e giù a violare vette,
avanzando incerto sull’orlo dell’essere.
Su e giù a non distinguere
le mie orme ghiacciate;
esiliato da freddi concetti,
arabescati frantumi di confuse sinestesie,
stupidamente appagato
dall’ostinazione di lancette esistenziali.
Sfinito anche nel sogno.
Finché ti ho sentita
sfiorarmi piano le ferite nel sonno,
e tutta una lunga notte
parlare alla mia anima
colorando,
cantando, carezzandole ricordi,
lenendo stanche piaghe.
Le hai mostrato sguardi,
sorrisi
orizzonti stupendi tra monti
e l’aurora, fatata creatura
ha strappato al buio colori
e ha fatto la notte una culla antica
atavico scrigno incantato
dove ora adagio tenero il domani

Flavio Zago

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3 commentiLascia un commento

  1. Che dolce quello scrigno ,quasi una culla a carezza che ti dà pace a tormenti…stupenda,caro.Tinti

  2. Molto, molto bella. Grazie Graziella

  3. “e l’aurora, fatata creatura
    ha strappato al buio colori
    e ha fatto la notte una culla antica
    atavico scrigno incantato
    dove ora adagio tenero il domani”

    E’ un crescendo d’immagini e di note leggiadre che regalano fresche emozioni ed invogliano a cercare la strada più in alto, tutto caro Flavio scorre e si rinnova nello scrigno più antico del mondo. Grazie dolce Flavio, un abbraccio affettuoso.
    Roberta


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