Vincenzina e la fabbrica

Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina il foulard non si mette più.
Una faccia davanti al cancello che si apre già.
Vincenzina hai guardato la fabbrica,
come se non c’è altro che fabbrica
e hai sentito anche odor di pulito
e la fatica è dentro là…
Zero a zero anche ieri ‘sto Milan qui,
‘sto Rivera che ormai non mi segna più,
che tristezza, il padrone non c’ha neanche ‘sti problemi qua.
Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina vuol bene alla fabbrica,
e non sa che la vita giù in fabbrica
non c’è, se c’è com’è ?

ENZO JANNACCI

A ruota libera


E’ strano, tu così lontana
ed a me così vicina
cantare i miei silenzi
tenere in me desiderio
e passione per poi
propagarlo intorno
io piccolo uomo
sono fiamma e ramo secco
ed una parte di me
consuma l’altra.
Vorrei riempirmi
di tutto quello che tu sai
per avvicinarmi
a ciò che tu sei.
Perchè il desiderio
è metà della vita
mentre l’indifferenza
è già metà della morte.

Marcello Plavier

Published in: on luglio 10, 2010 at 07:16  Comments (7)  
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Fedele al nido


Fedele al nido torno
per ritrovare i soliti sorrisi
per assaporare la solita brezza marina
e con gioia stendermi
su quel vecchio nido di pagliuzze dorate
lasciato sotto un tetto
a riparo dalla grondaia arrugginita
nascosta da lunghi veli
e non vestita di cristallo
lascio i sogni la fantasia ai tuoi occhi
mi celo sotto il chiarore della luna
dove la mia pelle diventa chiara
e brama al contatto della tua
gela e un tremore scivola lungo il corpo
come una febbre che non passa
se non ai primi raggi del sole
dove la luce spegne il sogno
dove le bocche si uniscono
per l’ultimo bacio appassionato
in attesa di una nuova notte

Gianna Faraon

Il canto antesignano

Dove a bacìo dell’angiporto
stagna l’acqua di rigagnoli
vedo dislocate increspature,
gocciola dai sostrati un filamento,
lacera il cuore…
vedo una bambina dissacrata
con gli occhi grandi
al velo della stura
che ricetta la favola stravolta
sulle rive dell’alba senza giorno
dove sfociano gli urli della sera.
Vedo una donna laida sformata
che stringe il gioco
alla profusa gruma
biascicando foglie masticate
e stralci guitti di disinvolture…
e vedo tra i mattoni scalcinati
la faccia dell’intonaco guarnita.

Giuseppe Stracuzzi

I giorni difficili

Non sono stanco
ho bisogno
di fermarmi
perché sento mancare
il fiato,
a volte il respiro
è difficile da prendere
e la parola
da lasciar andare;
seppur giovane
di cose ne ho viste
e anche loro
mi han guardato
negli occhi
ed ognuna
s’è abbattuta
come scure
su tronco
che pareva invincibile;
ma già sento il legno
gridare e lacerarsi
mentre cade,
muore,
brucia.

Gian Luca Sechi

Published in: on luglio 10, 2010 at 06:56  Comments (2)  
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