…Solitudine settima

Il silenzio
concentra la parola
in dolce e lieve
solitudine settima

Percettibili varianti
anche il respiro
l’ansimo l’urlo il capogiro
il pianto

Suono impietoso
d’ organo di cattedrale
convulso cuore

Anche gli ulivi
in solitudine settima
trascendono
e convergono
sulla tua figura

S’inchinano
le canne al vento
gli occhi
al cielo

Silvano Conti

Tra le braccia dell’oggi


E son qui, col peso degli anni
che greve al crepuscolo appare
e lieve diventa al sorger del sole.
Qui – tra le braccia dell’oggi –
conquisto le ore del declino
in esse versando aria frizzante.
Aprirò tutti i pori al pensiero
di volerli riempir di frescura,
ossigeno del nuovo sogno.

Aurelio Zucchi

Published in: on luglio 21, 2010 at 07:36  Comments (2)  
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Il resto muore, ma…

I coltivi di parole basse spinose
limitrofi ai letti dove i morti
tornano ai cieli con le dita strette
sui grani di un rosario
e quelle bocche
erano come fragole una volta
le braccia erano bianche
le mani di carezze
somigliano alla colza di brughiera
ai passi trascinati
distanti dalle case.

Invece ho dentro un non so che
di  vivo
una stranezza tremula di strade
addensate di sillabe
una periferia che non conosco
che mi taglia la notte
e mi dispone
di traverso sul foglio.

Cristina Bove

Uomini persi

Anche chi dorme in un angolo pulcioso
coperto dai giornali le mani a cuscino,
ha avuto un letto bianco da scalare
e un filo
di luce accesa dalla stanza accanto,
due piedi svelti e ballerini
a dare calci al mare
nell’ ultima estate da bambino,
piccole giostre con tanta luce
e poca gente e un giro soltanto.
Anche questi altri
strangolati da cravatte
che dentro la ventiquattrore
portano la guerra,
sono tornati
con la cartella in braccio al vento
che spazza via le foglie
del primo giorno di scuola,
raggi di sole che allungavano i colori
sugli ultimi giochi
tra i montarozzi di terra
e al davanzale di una casa
senza balconi, due dita a pistola.
Anche quei pazzi
che hanno sparato alle persone
bucandole come biglietti da annullare,
hanno pensato che i morti li coprissero
perché non prendessero freddo
e il sonno fosse lieve,
hanno guardato l’aereoplano
e poi l’ imboccano e son rimasti così
senza inghiottire e nè sputare,
su una stradina e quattro case
in una palla di vetro
che a girarla viene giù la neve.
Anche questi cristi,
caduti giù senza nome e senza croci,
son stati marinai dietro gli occhiali
storti e tristi
sulle barchette coi gusci delle noci
e dove sono i giorni di domani,
le caramelle ciucciate nelle mani
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.
Quelli che comprano la vita degli altri
vendendogli bustine
e la peggiore delle vite,
hanno scambiato figurine e segreti
con uno più  grande,
ma prima doveva giurare,
teste crollate nel sedile di dietro
sulle vie lunghe e clacksonanti
del ritorno dalle gite
e un po’ di febbre nei capelli
ed una maglia che non vuole passare.
E i disperati che seminano bombe
tra poveri corpi
come fossero vuoti a perdere
come se fossero pupazzi,
seduti sui calcagni han rovesciato sassi
e un mondo di formiche che scappava,
le voci aspre delle madri
che li chiamavano
sotto un quadrato di stelle,
dentro i cortili dei palazzi
e la famiglia a comprare
il cappotto nuovo
e tutti intorno a dire come gli stava.
Anche questi occhi,
fame di nascere per morir di fame,
si son passati un dito di saliva
sui ginocchi
e tutti dietro a un pallone
in uno sciame
leggeri come stracci
e dove fanno a botte,
dov’è un papà che caccia via la notte
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.

CLAUDIO BAGLIONI  E  ANTONIO COGGIO


Il vantaggio

“Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l’imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile”

WOODY ALLEN

Published in: on luglio 21, 2010 at 07:19  Comments (2)  
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Poetronica

Di lembi innevati,
d’itinerari fantastici
non è più tempo.
Ostinata fugge,
la poesia tra dita.
Colgo i pezzi
di frasi infrante,
ne rifaccio orci cocciuti.

Il silicio
ha promesso sensi
che nessun olfatto
può eguagliare,
e il mio naso nuovo
in nanoschiuma di carbonio,
non sa rifiutare.

Ed ora, cablate le parole,
dove inserire le pile a combustibile,
senza effetto memoria,
per dar luce, storia, vanto
a questi venti versi spenti?

Flavio Zago