Carnevale

Riempirò il mio giorno con cascate
di colori e di suoni,
con nature morte e melograni
e l’uva che sporge dal vaso.

Indosserò tessuti color dell’arancio
e mantelli verde smeraldo.

Colorerò la mia faccia
per non sapere la razza
e girerò intorno
per conoscere il mondo.

Toglierò gli occhiali da sole
e passerò tra la gente.

Cercherò di dare spettacolo
per non essere visto,
pensando alle capanne di fango
ed ai deserti della nostra coscienza.

Lorenzo Poggi

Scrivo per te


Scrivo per te
non scrivo perchè altre
emozioni mi imprigionano
Mi sento forte come antico ulivo
e tu come  vento
mi abbracci come amante
a me dedicata.
E’ illusione che m’accompagna
con conversazioni inutili
piene di parole prive di
consistenza simili a settimane
morte nell’ombra di un
amore svilito allontanato.
Non chiudermi gli occhi, mai,
voglio inventare giardini di viole
ogni giorno, scrivere sui sassi
pensieri d’amore, mi soffoca
il senso della ragione ad ogni costo.
E tu donna da me amata
sole perenne della mia vita
so che sarà dura lotta
ma tu verrai da me
alla mia  vita che ti ho donato.

Marcello Plavier

Promessa mancata


Non potere
fare a meno di te:
il tuo afflato adombra
compensa e, senza,
la mia vita è . . . vuota.
Magico intimo il mio,
il tuo io sono io: mi  piaci.
Formiamo la famiglia.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Con quell’auto
infame,  l’incapace
traversò d’improvviso,
oltre lo stop . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ancòra t’amo,  soffri.
Son sempre accanto a te,
come non mai.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tempo.  Cambiato:
più non mi porti
con gli amici,  più non mi guardi,
mentre dici:  “sei molto bella”.
Non capisco che càpita
ora,  se t’amo ancòra.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Abulico,  aspetti,
non so che cosa.
Hai di niente più voglia,
anche se, dopo l’occorso,
mi sembri ancor più bello.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Questo strano Fato
stanca:
il tuo interesse è vòlto
ad altre cose,
altri lidi,  altre
stordìte compagnie.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Dopo tutti quest’anni,
ora mi lasci
perdi,  per gli “amici”,
i momenti felici.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Adesso a casa, sola,
ricordo la passione complice
nei nostri sguardi e amplessi.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Mi ritorna in mente la sera,
quando, andando a letto,
toglievi la pròtesi,
della gamba perduta. . .

Paolo Santangelo

Notturno


Questa notte ho scritto
su di un foglio
quelle cose che vorrei
Vaga in cerca la mia pelle
del tuo sguardo e il suo calore
e se i sogni e i tuoi pensieri
sono uguali a quelli miei
se non altro
alziamo un dito
misuriamo e coloriamo
questo cielo indefinito
Posti vuoti in prima fila
si allontana il tuo silenzio
e la notte cade giù
Questa notte ho scritto
su di un foglio
quelle cose che vorrei
sono poche stanno in pugno
Caso mai te lo scordassi
senza amore in questo mondo
siamo schizzi
fiumi in piena senza foce
via dagl’occhi, via la notte
e se sfiori le mie mani
c’e del sole

Pierluigi Ciolini

Published in: on agosto 16, 2010 at 07:05  Comments (2)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Ti regalerò una rosa

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore

Mi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Cos’è mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perchè non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un’emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare

Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perchè ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore

I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio misurate le distanze
E guardate tra me e voi chi è più pericoloso?

Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore

Mi chiamo Antonio e sto sul tetto
Cara Margherita sono vent’anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perchè Antonio sa volare.

SIMONE CRISTICCHI