Una notte d’estate

Una noche de verano

-estaba abierto el balcón

y la puerta de mi casa-

la muerte en mi casa entró.

Se fue acercando a su lecho

-ni siquiera me miró-,

con unos dedos muy finos

algo muy tenue rompió.

Silenciosa y sin mirarme,

la muerte otra vez pasó

delante de mí. ¿Qué has hecho?

La muerte no respondió.

Mi niña quedó tranquila,

dolido mi corazón.

¡Ay, lo que la muerte ha roto

era un hilo entre los dos!

§

Era una notte d’estate.

Il balcone era aperto;

anche la porta di casa;

in casa la morte entrò.

S’avvicinò al suo letto;

passando non mi guardò;

poi con dita delicate

qualcosa di tenue ruppe.

Taciturna, senza sguardo,

la morte passò di nuovo

davanti a me. Che hai fatto?

La morte non mi rispose.

La mia bambina restò tranquilla,

e dolente il mio cuore.

Ahi, quel che ha rotto la morte

era un filo tra noi due!

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Published in: on agosto 27, 2010 at 07:27  Comments (1)  
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Si va sparendo


Rarefazione estrema
si svanisce
non c’è calore a ricordare
odori suoni segni sulla pelle
quando si stava muti nei risvolti
di copertine intonse
a tacere di versi non ancora pensati
impronunciati dalle rime chiuse
delle labbra
siamo sfioriti nella nebbia
dei posti a vedere
mentre perdiamo i pezzi di noi stessi
la carne ch’era nata e che ci fu
sottratta
e imparammo a barare
con le stagnole spiegazzate
di carte nelle maniche
capaci di tradire i nostri giorni
al tavolo da tè.
Oppure andiamo disperati
e scalzi
spine d’acacia
il vuoto che ci assedia.

Cristina Bove

Più vicina


Stasera ti penso…
molto più intensamente.
I versi dettati dal cuore,
racchiusi, da sempre,
in uno scrigno dorato,
escono dal limbo…
di una stasi forzata.
I sogni d’amore…
d’eterna fanciulla, libratisi,
col dolce sorriso, e  gli occhi ridenti,
da me son raccolti.
Bocciolo di rosa, costante nel tempo,
e bisognoso d’amore, stasera ti sento …
a me più vicina

Ciro Germano

Published in: on agosto 27, 2010 at 07:20  Comments (1)  
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Al genio della lampada


Un mare tutto lividi e scogli,
questo voglio,
che mi deduca l’impeto in cuore
e lo consoli
col mal comune mezza disfatta.
Lì, la voce
si spezzerebbe in eco di spuma
mille gocce
scaraventate fino alla strada.
Alle panchine
dove accavalli il nudo che mangio,
certe notti,
ad occhi chiusi, come vedessi
con le mani.

Massimo Botturi

Published in: on agosto 27, 2010 at 07:11  Comments (1)  
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Con affetto a Sandrèn


Amico la tua voce tremula
mi risveglia con un soprassalto
ma tu mi dici
“cammino sul marciapiede”
Io aggiungo
“quello alto”
quello che ti protegge
ti sorregge!
E quando viene sera amico
non puoi saltare la barriera
lentamente incedi e avanzi con
la forza dell’elefante
ritorni ogni giorno all’alba della poesia
che ti solleva da terra…

Aurelia Tieghi


(n.d.r.):   Il caro Sandrèn, ancora convalescente, mi ha fatto sapere che sta lentamente tornando in forze e vi saluta tutti! Vorrei che sentisse con quanto affetto noi amici del Cantiere ricambiamo il suo abbraccio e lo aspettiamo  in gamba come sempre, pieno di vitalità e di buonumore, e sempre sorprendente con le sue invenzioni poetiche!  A presto Sandrèn, qui c’è bisogno di te!

Published in: on agosto 27, 2010 at 07:04  Comments (3)  
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La bottiglia

“I ricordi sono come il vino che decanta dentro la bottiglia: rimangono limpidi e il torbido resta sul fondo. Non bisogna agitarla, la bottiglia”

MARIO RIGONI STERN

Published in: on agosto 27, 2010 at 06:58  Comments (1)  
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