Morgana

Superbamente
gatta
in linee perfette.
Elegante
morbidamente
sensuale
meraviglia della natura.
Mistero
in fessure orientali
padrona
del mio cuore.
Non odo
passi felpati
ma ti sento
sul petto
desiderosa di coccole.
Languidamente
mi trascini oltre il tempo
ed è bello
sognare insieme
nell’armonia del ron ron.

Graziella Cappelli

Published in: on agosto 29, 2010 at 07:46  Comments (4)  
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Alla sera

Sera,
tutti ti lodano.
Io no.
Spegni
la luce e la gioia
porti via, apri
furtiva la porta
all’odiosa notte
che tremula balbetta
la fine dell’uomo,
avvolgendolo
col suo nero mantello,
per nascondergli
le trepidanti
stelle e le galassie
lontane.
Sera,
tutti ti amano.
Io no.
Sei
l’ancella della morte,
del dolore sorella,
inganno del tempo
che se stesso consuma
nell’oziosa notte.

Nino Silenzi

Published in: on agosto 29, 2010 at 07:34  Comments (1)  
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Senza titolo

-Senza titolo-
Olio su tela 140×200
Biella,  2010

Così ruvida, è dura

la scorza del giorno

e arida

di risa divisa da rivi,

d’arrivi velata.

Io caparbio tento.

Più ruvido e duro

stento ma provo

a dipingere ancora,

d’inventare

diventando fiaba,

mormorio di cascata,

tremulo trillo di fata,

coreografia leggera

di bianca neve che torna.

Aquila e vento,

costato e sperone.

Bacio e risveglio

del mio parlare e

sentirmi sorpreso

Già i giorni

appassiscono

come i fiori più rari.

Già mi sento così,

come quando appassiscono

i fiori più rari;

perché anche loro

avvizziscono,

tenui come il grembo

che li ha cullati

lattiginosi, come il tempo

che li ha svezzati,

Flv./ 2010

piovigginando

come esili istanti d’Inverno,

sulla tristezza

dei miei paesaggi.

Flavio Zago

Fontana muta

Quanto tempo è passato da quando
di zampillare hai smesso.
Che tristezza fontana mia muta!
Ricordo ancora quei giorni andati,
tutti intorno a sentire il tuo canto
argentato, l’acqua pulita che regalavi
al pellegrino e al ladro,
al vecchio accaldato, alla giovanetta
con l’anfora da riempire.
Quanta acqua da quella tracimava
mentre lei dell’amor nuovo le dolci parole ascoltava.
Una voce dalla finestra come richiamo,
lei fuggiva e lui sospirando in te
si specchiava domandandoti se lei
ancor l’amava.
Nel bene e nel male cantavi sempre
col tuo zampillare allegro.
Cantavi nei giorni di pioggia,
nei giorni ventosi, nei giorni tristi e oscuri.
Simbolo di pace e uguaglianza,
dissetasti lo straniero oppressore,
il partigiano e il liberatore.
Ora non canti più fontana mia,
ai tuoi marmorei piedi tracce
di vite buttate dentro siringhe mortali.
Più non ascolti parole d’amore,
di libertà, di pettegolezzi di vecchie annoiate.
Più non disseti i monelli che intorno
ti correvano inseguendosi.
Simbolo di vita, t’hanno resa muta,
quasi che la vita stessa più ora
non abbia senso.

Claudio Pompi

Forse un mattino andando in un’aria di vetro

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,

arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto

alberi case colli per l’inganno consueto.

Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto

tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

EUGENIO MONTALE