Scese un uccello giù per il sentiero

A Bird came down the Walk
He did not know I saw –
He bit an Angleworm in halves
And ate the fellow, raw,

And then he drank a Dew
From a convenient Grass –
And then hopped sidewise to the Wall
To let a Beetle pass –

He glanced with rapid eyes
That hurried all around –
They looked like frightened Beads, I thought –
He stirred his Velvet Head

Like one in danger, Cautious,
I offered him a Crumb
And he unrolled his feathers
And rowed him softer home –

Than Oars divide the Ocean,
Too silver for a seam –
Or Butterflies, off Banks of Noon
Leap, plashless as they swim.

§

Scese un uccello giù per il sentiero –
Senza sapere che l’avevo visto –
Beccò un lombrico in mezzo
E se lo mangiò, crudo,

E poi bevve rugiada
Da un’apposita erbetta –
E poi di fianco saltò verso il muro
Per dare ad uno scarafaggio il passo –

Sbirciò con occhi rapidi
In fretta tutt’intorno –
Come perline, pensai, spaventate –
Agitò il capino vellutato

Come fa uno in pericolo, cauto,
Io gli offrii una briciola
E lui stese le piume
E verso casa remigò più lieve –

Di remi che dividano l’oceano,
Troppo argenteo perché restasse un segno –
O di farfalle, che in volo si librino
Senza suono da rive meridiane.

EMILY DICKINSON

(Traduzione di Letterio Cassata)

Il tedio del mare


Irrompe il tedio del mare,
stride, ride, rode, corrode
la vecchia barca lasciata
in disparte sul secco arenile.
E’ tutta la notte che odo
il mormorio lacero del vento.
Piange il gabbiano
nel volo solitario,
disperde lontano lamenti incessanti
come le sue piume tremanti, bianche
troppo fradice e stanche
per sostenere ali pesanti.
E’ troppo tempo che aspetto,
cattivo presagio il tuo cupo silenzio
ormai non hai del lupo vorace artiglio,
svelto e mesto sei scappato nel fitto cespuglio
hai ingoiato in un istante la luce rossa della torcia.
Di te rimane un’ombra,  misera ombra
dissolta nel ghigno di sinistro sorriso.
Resto sola col mio amore
appena nato e già morente
che versa lacrime mute alla luna
e che spera di guarire in fretta
prima che l’alba sottomessa
lo getti senza scampo fra le braccia
dell’illusa promessa.

Roberta Bagnoli

Parole

come meteore irrompono nel cielo
tolgono la luce, l’aria
in un cratere profondo nascondono
la luce dove nulla più si scorge
solo il buio della disperazione
nullità assoluta del pensiero
il boato è stato l’ultimo suono
percepito poi il nulla
rimane solo il pensiero
e la certezza
che l’anima
nessuno può rubarla
e questa consola la solitudine

Gianna Faraon

Published in: on agosto 30, 2010 at 07:09  Comments (2)  
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Non conosco dei poeti il sentire

della penna che affonda nell’inchiostro,
la sorgente delle parole scritte
su pezzi di carta prendono forma
ti parlano, sorridono e piangono
o artigli ti piantano nella carne
squartandoti
come gli avvoltoi la preda

Né ulular loro comprendo, di paura
e sdegno e perdono, fuggir del cervo
nei boschi di pini tra rami di spine
della luce, lo strascico.

Potessi voltarmi in ciò che dico
e scrivo, mi chiamerei poeta anch’io
se in quel vuoto che mi divora
lo stomaco
m’emoziona se ancora una volta
quel grido o cenno gentile
che più non afferro e conosco
la finestra di un attimo serrata prima
ch’io spalanchi le pupille

No! Non sono un poeta , la parola
alla mia carne è straniera
e le mani non toccano l’anima
ucciderla o accarezzarla
più non mia –

per questo scrivo,
per il mio non essere poeta
per potermi seppellire l’anima prima
che mi seppellisca la parola .

Anileda Xeka

Tra simili

Il capo di
un filo mi attendeva
l’ho afferrato e lo tenevo stretto
con pugno fermo e
vela spedita
respiravo la vita e la luce

giunta nel mezzo, taccio

inutile dibattersi
tra simili ascolto
il tutto scontato.

Rosy Giglio

Published in: on agosto 30, 2010 at 07:03  Lascia un commento  
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