LA LETTERA COLLETTIVA DI SANDRÈN

Cari amici, ho il grande piacere di riportare questo messaggio  che ho ricevuto proprio oggi, che testimonia come dopo il lungo periodo di degenza che ci ha fatto preoccupare non poco, il nostro Sandrèn  sia di nuovo  tra noi, con il solito spirito battagliero e la sua preziosa presenza. Bentornato Sandro da tutti i poeti del Cantiere, e torna presto a deliziarci con le tue creazioni!

PS  Scusate se non inserisco anche il testo originale in bolognese, anche se è molto espressivo e dà l’idea di come la verve di Sandro sia tutt’altro che indebolita!

Lettera collettiva d’una parte della disavventura capitata a Ciaosandrén da Bologna, scritta il 20 giugno 2010 dalla Residenza ospedaliera del Reparto Cardiologico “F” dell’ospedale Bellaria

Cari Luigi, Amos, Bertino, Daniele, Fausto, Jani, e tutti gli amici del bolognese, poeti di “Parole”, del Circolo “La Fattoria, del “Cantiere Poesia”, mia figlia Sara col marito Gaetano e mio nipote Fabio, dello SPI, e tutti gli altri che qui non posso elencare, tutti gli inquilini di via Regnoli 3 e i cittadini lì vicino che ogni giorno fanno delle chiacchiere – e anche delle malignità, prof. Marinelli che mi ha operato con la sua equipe di dottori e personale della Villa Torri, del S. Orsola, e della Cardiologia “F” dell’ospedale Bellaria che mi hanno dato una mano per tornare a casa, cari tutti, insomma, sono qui per raccontarvi che la “Morte” non ce l’ha fatta!!! Due volte, quella lercia, lei aveva allungato la sua falce per prendermi, ma, accidenti, il barcaiolo Caronte le ha sempre detto che “la barca era piena”.  E io, là sulla sponda dell’Acheronte, il fiume infernale, a condurre la mia battaglia tra una gran massa di sofferenti. Poi, pian pianino, la schifosa “Morte” si è allontanata, anche se di malavoglia, così i miei pensieri hanno cominciato a volgersi verso il futuro. Ah, ho dimenticato i lavoratori della Coop S. Vitale: saluti anche a voi, ragazzi. Qui dovrei dire di tutta quella grande umanità che ho trovato fra i compagni di camera quando io, ai primi passi, erano tutti pronti ad aiutarmi: solidarietà che si trova sempre meno in giro per la vita. Lontana l’idea di filosofare, credo che questa lettera debba finire qui: vi abbraccio tutti quanti “con le carezzine nella schiena” come faccio con mio nipote Fabio e suo padre Gaetano con la madre Sara, e la mia ragazza Ersilia, e un bacino a mia cugina Mirella, insieme agli altri intimi. Mi piace sottolineare la presenza morale e personale di Luisa, che arrivava coi “succhi” o con le ciliegie e la sua esuberanza contagiosa. Tanti sono stati presenti, dai poeti della “Fattoria” Cinzia, Oscar, Enzio, Gabriella, a Rossana e Nicole, che furono presenti, personalmente o in spirito:

TANTE GRAZIE A TUTTI, CIAOSANDREN.

Questa lettera è partita dalla mia testa dopo un mese di ricovero, da Villa Torri al S. Orsola e al Bellaria; poi, a convalescenza quasi finita, sono stato travolto dalla rottura del femore dx e sono rimasto all’ospedale Maggiore fino all’11/9: qui svelto taglio la triste storia e vo verso la guarigione: quando?

Ciaosandrén,

che chiede scusa ai tanti che ha dimenticato!!! Quando starò meglio spero di reinserirmi nell’attività del gruppo,

Bologna, 30 settembre 2010

Published in: on ottobre 2, 2010 at 16:28  Comments (4)  
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Percezioni senza oggetto

< Ancora >

Come allora, trascorro
contorni leggeri
di vaneggianti silhouette
mollemente distese
tra impalcature del mondo,
rallegrandomi con le mie rughe,
per la loro ramificata età.

< Rincorro un momento >

Nel durante delirante
di luce privo ed idee,
armonicamente sciolto
è il tamburellare di falangi
su pause tentennanti
di frammenti di parole.

< vaneggiato sui modiglioni >

Tra i mille scaffali
nell’emporio del dire,
ritrovo attempate parole
arrotate, appuntite
in libera vendita;
amici, messaggi,
pane, pace, Dio,
sono articoli da vetrina,
da pochi spicci ormai.

< D’immani gioventù >

Su assi cigolanti
“orbo de na recia,
sordo da n’ocio”
beffa recite d’astanti,
Arlecchin batocio.

Nell’atrio impudente,
il bigliettaio stanco
spia l’incoerenza
spacciare promesse
ad un’adolescenza
avvinghiata all’angoscia
di conoscere il domani.
(Quanto dovrà
crescere, ancora
prima di raggiungere
i suoi pensieri?)

< Perso nel tutto >

Scaverò la trincea
nel mezzo della solitudine,
mi calerò
nelle rosee volute
dell’ombelico
scolpendo nel tempo
la mia corsa impazzita.
(Prima che raggiunga e
fagociti i miei pensieri.)

< Ghermito dal nulla >

In un angolo
solo,
spaventosamente umano,
su se stesso
si raggomitola l’arbitrio.

Flavio Zago

Morte per acqua

DEATH BY WATER

Phlebas the Phoenician, a fortnight dead,

Forgot the cry of gulls, and the deep seas swell

And the profit and loss.

A current under sea

Picked his bones in whispers.

As he rose and fell

He passed the stages of his age and youth

Entering the whirlpool.

Gentile or Jew

O you who turn the wheel and look to windward

Consider Phlebas,

who was once handsome and tall as you.

§

Fleba il fenicio,
morto da quindici giorni,
dimenticò il grido dei gabbiani,
e il flutto profondo del mare
e il guadagno e la perdita.
Una corrente sottomarina
gli spolpò le ossa in sussurri.
Mentre affiorava e affondava
traversò gli stadi della maturità
e della gioventù
entrando nei gorghi.
Gentile o Giudeo
o tu che volgi la ruota
e guardi nella direzione del vento
pensa a Fleba,
che un tempo è stato bello
e ben fatto al pari di te.

THOMAS STEARNS ELIOT

Un altro giorno


Gli uomini trovati coi sassi in bocca
e le rose del deserto a fare da guardiane
alle mostruosità fatte dall’uomo sull’uomo
che non hanno euguale
in nessun altro animale

(ma cos’è questo sonno che mi prende all’improvviso
con la voglia di non svegliarmi più
su nessun altro dolore)…

…gli occhi si aprono da soli
non so più se è ancora ieri
o già domani –

Maria Attanasio

Published in: on ottobre 2, 2010 at 07:28  Comments (3)  
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Questa è l’età

dove l’amore muto
parla forte
ma nessuno lo sente
si affaccia indeciso
guarda a cospetto della soglia
la moltitudine che avanza
e si condanna escluso,
gli basta
un alito di ardire
per sognare
fino a stelle cadenti
nelle notti di agosto
fino all’alba
quando le stelle muoiono
e pensieri
precipitano aguzzi sulla carne
di sogni agonizzanti…

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on ottobre 2, 2010 at 07:15  Comments (3)  
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Un istante di verità

È grido che strazia
dal fondo della gola
non ci sono parole
oltre la mezzanotte
finchè le cercherai,
perché senza squarciare
non dovranno uscire
e la verità ti strapperà
gli occhi,
il suo vento ti inchioderà
al muro
dicendoti: “Eccomi,
non mi cercavi?”
e non avrai mezzo
per fermarla su carta
piccolo uomo
condannato a dieci dita
che mai arriveranno
al cielo
una lettera dopo l’altra
a formare
un grande, spazioso,
tremendo cerchio
senza uscita
perché non ci sono parole
oltre la mezzanotte
e tutto svanisce
come i sogni all’alba.

Gian Luca Sechi

Published in: on ottobre 2, 2010 at 07:10  Comments (1)  
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Amore e potere

“Dove l’amore impera, non c’è desiderio di potere, e dove il potere predomina, manca l’amore. L’uno è l’ombra dell’altro”

CARL GUSTAV JUNG

Published in: on ottobre 2, 2010 at 07:02  Comments (3)  
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