Ora, puoi dare la tua sentenza

Per uccidere un fiore
e seppellirlo
bastano
le forbici di vento
o un vaso
di coccio arruginito
o di cristallo
sopra un tavolo
Per conoscere me
che da sconosciuta
di giungo
ti basterà chiudere gli occhi
per un attimo
e sentire un ago pungente
insinuarsi tra unghia e carne.
(Sai quanto male fa?)
Sono troppo stanca per mentirti
l’unica mia fede è la croce
che mi porto nel cuore

Anileda Xeka

Published in: on ottobre 5, 2010 at 07:36  Comments (5)  
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La bicicletta rubata

Pedalavi capelli al vento
sotto il sole di maggio.
Mi venivi a trovare in bicicletta.
Un pomeriggio te la rubarono.
Nemesi! Tu mi avevi
rubato il cuore.

Nino Silenzi

Published in: on ottobre 5, 2010 at 07:32  Comments (4)  
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Bocca di rosa

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.

FABRIZIO DE ANDRÉ


Lungo la Statale

Camminava,
camminava da tanto tempo ormai,
sospesa tra il sogno e la realtà.
Le sembrò di camminare da sempre,
da tutta la vita.
Non arrendersi, non fermarsi,
non smettere di sperare…
Camminava nella nebbia di se stessa,
sospesa tra l’odio, lo schifo, l’indifferenza,
e la paura di morire…
Non c’era vita in quegli occhi scuri,
solo la fame atavica dell’animale,
e la solitudine invincibile dello sconfitto
in quel sorriso falso.
Quando entrò dentro di lei
ancora una volta urlò senza voce la sua disperazione,
cercando un aiuto che non poteva trovare
tra i fari accesi delle macchine di passaggio.
Camminava,
camminava avanti e dietro
e mentre lo faceva ogni tanto tremava
senza sapere…
Accadde troppo in fretta per capire
e non ci fu scelta,
la vita e la morte si tenevano per mano
e dentro di lei la solitudine e la speranza
litigavano come al solito.
Alla fine rimase solo ciò che l’avrebbe salvata
e distrutta per sempre.
Un nome,
il suo,
e le sembrò bellissimo
pronunciarlo ad alta voce,
gridarlo nella notte senza stelle per l’ultima volta,
anche se non c’era più nessuno ad ascoltarla.

Sandro Orlandi

Datemi un verso

Parlatemi d’un qualche nuovo astro
che prenda il posto della dolce luna
nelle mie notti d’alta euforia.

Voi che annegate nella poesia,
voi che leggete quanto scrivo qua,
datemi un verso sintesi perfetta
del navigar nel flusso di magia.

Son l’ore che mi brucerei alla luce
d’un altro sole incandescente e mio,
curiosa stella esente da tramonti,
perenne ed oculare testimone
d’una carezza della felicità.

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 5, 2010 at 06:54  Comments (4)  
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