UNA VITA UN AMORE

Vivere senza amore ti fa male proprio quando ti accorgi di potercela fare;  per descrivere la vera gioia non esiste inchiostro.

Pierluigi Ciolini

Published in: on ottobre 7, 2010 at 17:14  Comments (5)  
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Se desolato io cammino

Se desolato io cammino… dietro
quel soffio di colline, nella notte
tepida e buia, steso su una zolla
è forse un giovanotto ad occhi aperti.

Ognuno è solo, ma con vario cuore
riguarda sempre le solite stelle.

SANDRO PENNA

Published in: on ottobre 7, 2010 at 07:34  Comments (2)  
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Minuta poesia

MNÛDA POESÎ

A te vdé ajîr sîra
mnûda poesî
dû dént acavalè
bianchéssum cadnâz spurzänt
dal’èglia dèstra dla camisätta
sptunè scalvadûra a scuèdra.
E, dai cópp,
a m nasé un prugèt
un dóbbi un pensîr curiåus:
côsa ai srà mâi såtta
a cla lérrica?

§

Ti vidi ieri sera
minuta poesia
due denti accavallati
lattea clavicola sporgente
dall’ala destra dello chemisier
sbottonata scollata ad angolo retto.
E, dal tetto,
mi sorse un progetto
un dubbio un pensiero curioso:
che mai ci sarà sotto
a quella lirica?

Sandro Sermenghi

Published in: on ottobre 7, 2010 at 07:20  Comments (5)  
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Immenso diletto


Non sempre ha la grazia del cigno,
ed il candore del giglio
Non sempre ha la leggiadria della farfalla,
e l’acume dell’aquila…
a volte è scostante, risulta pedante,
superba e boriosa…
ma, alla sera serena, diventa amorosa
comincia le fusa, e si mette distesa
Son messi da parte tutti i difetti,
e ti eleva al cielo con grande intelletto,
esplicando la sua femminilità…
con immenso diletto

Ciro Germano

Published in: on ottobre 7, 2010 at 07:11  Comments (3)  
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Al semaforo


Di nuovo è già alto il grano
i sogni si allontanano sempre più
routine affilano giorni che non bastano
l’anima naufraga negli azzurri
attende bucaneve fra scogli
mentre cristalli annebbiano il verde
istintivamente mi avvio.

Rosy Giglio

Published in: on ottobre 7, 2010 at 07:03  Comments (3)  
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Chi ricorda la guerra?

Tornerò indietro
cavalcando cavalli di frisia
e rovi uncinati
della nostra pazzia.
Milioni di cadaveri
usciranno dall’armadio
spargendosi a terra
come foglie d’autunno.
Ricostruiremo la scena
del torrente di sangue
che fa rossa la terra
e nera la falce

appollaiata sui cespugli.

“Siamo pronti a morire soldati
per la borsa del nostro padrone
che altrimenti non può più smerciare
i cannoni che noi fabbrichiamo.

“Siamo pronti a morire soldati
per la patria che sempre ci ha dato
tanta fame da farci crepar”.

S’alza il canto dalle zolle
e dalle trincee.

Risuona lontano nelle fabbriche

e nei campi
disperdendosi lento
come eco senza voce.

Lorenzo Poggi