Mi salti addosso

Vita
anche se ti caccio
mosca invisa
fai solletico
sotto il seno
dove il neo
non sente ragione
spruzzi odori
sulle nari e
mi stropicci pelle
e vene
riempi
la conca dentro
di cuori
e io riprendo voglia.

Tinti Baldini

Published in: on ottobre 20, 2010 at 07:32  Comments (11)  
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Over the rainbow

Somewhere over the rainbow
Way up high
In the land that I heard of once
Once in a lullaby
Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams
That you dare to dream
Really do come true

Someday I’ll wish upon a star
And wake up where the clouds are far behind me
Where troubles melt like melon drops
Away above the chimney tops
That’s where you’ll find me

Someday I’ll wish upon a star
And wake up where the clouds are far behind me
Where troubles melt like lemon drops
Away above the chimney tops
That’s where you’ll find me

Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams
That you dare to dream
Really do come true

If happy little bluebirds fly
Above the rainbow, why
Oh, why can’t I?

§

Da qualche parte sopra l’arcobaleno
proprio lassù, nel paese che sentii
una volta durante la ninna nanna
da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai osato fare,
i sogni diventano davvero realtà
Un giorno esprimerò un desiderio
su una stella cadente
mi sveglierò quando le nuvole
saranno lontane dietro di me
dove i problemi si fondono come gocce di limone
lassù in alto, sulle cime dei camini
è proprio lì che mi troverai
Da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai osato fare,
i sogni diventano davvero realtà

Se  i piccoli uccelli felici

volano sopra l’arcobaleno

oh perchè, perchè non posso io?

EDGAR YIPSEL HARBURG (musica di Harold Arlen)

Mille e una notte

C’era una volta …

No no lo ammetto
avevo rotto gli occhiali
e giocavo a moscacieca

Si io che sbriciolavo il cuore
per disegnare sull’asfalto
il sorriso alla malinconia

Io che non vedevo la fine
e allungavo le mani
in cerca dello specchio magico
di quei pochi e inutili nascondigli
– non ero più solo –

Camminavo in compagnia
di un Pierrot e una Zingara

Lui muta faccina provata
da una lacrima di vento
sembrava in una fiaba beffarda
in cui ti muovi a fatica
alla ricerca perenne de
“alla fine vissero
tutti felici e contenti

Lei in cerca della corte dei miracoli
con un lampo vermiglio fra i capelli
e una luce negli occhi
scuotendo la testa
sussurrava due volte
a l’eco delle mie emozioni

è solo un incantesimo
è solo un incantesimo

a lume di candela
su di una strada che non scegli
ma vuoi arrivare in fondo
mi volle fare le carte

forse tarocchi

ma con due sole carte
tra il Giudizio e l’Appeso
avevo la scusa per fermarmi
al mercato delle pulci

inseguito da una farfalla
che non a caso sbatteva le ali
in cerca di primavera

tra saltimbanchi e Mangiafuoco
barattai il mio pastrano
per uno zecchino d’oro
– e così pagai pegno per le mie bugie –

certo era un pastrano vecchio
aveva le tasche un po’ bucate

ma dalle luci della notte

era di lana
spinosa e grezza
comprata qua e là
in anni difficili da filare
ma pur sempre buoni
per scaldare la solitudine

mentre lo toglievo
le comparse si fermarono
ed io recitando con gli occhi
al culmine di una scena
già vista nel mio teatrino

inciampavo ancora
nelle stringhe
sciolte del cuore

e ridevano di me

io che burattino senza più fili
avrei solo voluto stare in equilibrio
nell’immenso di un’altra notte
cercando la Fata Turchina

o piuttosto che niente

a seminare margherite
sull’ultima stella a destra
insieme alla Donna cannone

Pierluigi Ciolini

Le poesie di quando dormi sono per me chitarre

Discerno, in te, la pietra
e il peso nullo.
Quando ti giace il corpo
e sembra da te altra cosa, pulito
come un prato di vento
audace e inerte
fatto di sogni accesi come candele in mare.
Due grandi code ch’entrano in acqua
e dopo fuori
ad ogni tuo respiro che pare naufragare
su sabbie di detriti
e di fanciulle nude.

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 20, 2010 at 07:01  Comments (2)  
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Anni insieme

Non sono buono
per quanto mi piaccia
crederlo,
mostrami
il tuo lato
più dolce
e lo colpirò,
dandoti la colpa
della mia crudeltà,
facendomi scudo
dei miei difetti,
ovvia conseguenza
della tue mancanze,
soffocherò in gola
ogni parola
di incoraggiamento,
per farmi forza
con la tua fragilità,
per vincere questa
guerra,
che non so quando
iniziò ad andare
contro tutte
la mie promesse.

Gian Luca Sechi