Arrivo dove sono straniero

J’arrive où je suis étranger
Rien n’est précaire comme vivre
Rien comme être n’est passager
C’est un peu fondre comme le givre
Et pour le vent être léger
J’arrive où je suis étranger

Un jour tu passes la frontière
D’où viens-tu mais où vas-tu donc
Demain qu’importe et qu’importe hier
Le coeur change avec le chardon
Tout est sans rime ni pardon

Passe ton doigt là sur ta tempe
Touche l’enfance de tes yeux
Mieux vaut laisser basses les lampes
La nuit plus longtemps nous va mieux
C’est le grand jour qui se fait vieux

Les arbres sont beaux en automne
Mais l’enfant qu’est-il devenu
Je me regarde et je m’étonne
De ce voyageur inconnu
De son visage et ses pieds nus

Peu a peu tu te fais silence
Mais pas assez vite pourtant
Pour ne sentir ta dissemblance
Et sur le toi-même d’antan
Tomber la poussière du temps

C’est long vieillir au bout du compte
Le sable en fuit entre nos doigts
C’est comme une eau froide qui monte
C’est comme une honte qui croît
Un cuir à crier qu’on corroie

C’est long d’être un homme une chose
C’est long de renoncer à tout
Et sens-tu les métamorphoses
Qui se font au-dedans de nous
Lentement plier nos genoux

O mer amère ô mer profonde
Quelle est l’heure de tes marées
Combien faut-il d’années-secondes
A l’homme pour l’homme abjurer
Pourquoi pourquoi ces simagrées

Rien n’est précaire comme vivre
Rien comme être n’est passager
C’est un peu fondre comme le givre
Et pour le vent être léger
J’arrive où je suis étranger

§

Nulla è precario come vivere
Nulla è effimero come esistere
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina
Come per il vento essere leggero
Io arrivo dove sono straniero

Un giorno tu passi la frontiera
Ma da dove vieni, o dove vai dunque
Domani che importa e che importa ieri
Il cuore cambia con il cardo
Tutto è senza rima né perdono

Passa il dito sulla tua tempia
Tocca l’infanzia dei tuoi occhi
E’ meglio lasciare basse le lampade
La notte ci piace assai più
E’ il lungo giorno che diventa vecchio

Gli alberi sono belli in autunno
Ma il bambino che cosa è diventato
Io mi riguardo e mi stupisco
Di questo viaggiatore sconosciuto
Del suo viso e dei suoi piedi nudi

Poco a poco tu ti fai silenzio
Ma non così in fretta tuttavia
Per non sentire la tua dissonanza
E per non sentire cadere sul te stesso
di una volta il colpo del tempo

E’ duro invecchiare al termine del conto
La sabbia ci scappa tra le dita
E’ come un’acqua fredda che sale
E’ come una vergogna che cresce
Una pelle che grida? Mi sbatti?

E’ duro essere un uomo una cosa
E’ duro rinunciare a tutto
Le senti le metamorfosi
Che accadono dentro di noi
Come piegano lentamente le nostre ginocchia

O mare amaro o mare profondo
Qual è l’ora delle tue maree
Quanti anni occorrono all’uomo
quanti secondi per abiurare l’uomo
perché perché queste sgomitate

Nulla è precario come vivere
Niente è effimero come essere
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina
E per il vento esser leggero
Giungo dove sono straniero.

LOUIS ARAGON

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Collage erotique


Rimembri amor, rimembri
quanto caro mi fu questo colle
che si diparte sopra la radura
e la tua selva oscura
or che vi entrai!  Ormai
se ci ripenso il sangue mi ribolle;
oh natura, oh natura!
Ancor ti vedo: molle
e gattesca duettare su quel letto
sparse le trecce sull’affannoso petto
e il cor mi si spaura
per il timore, ebbene sì lo ammetto
di far brutta figura!
Ma fosti dolce tu, cara creatura
che da chiare, fresche, dolci acque
eri nata. Al chiaror delle stelle
mia adorata ti amai,
della tua pelle ogni anfratto baciai
fin quando dell’orgasmo tuo gioioso
risuonaron le stanze
e le vie intorno.
Era il maggio odoroso
così menando,  un giorno
soli eravamo e senza alcun sospetto
e mentre ti dicevo: “Vieni, io aspetto”
ti vidi alzare nel silenzio un dito
dicesti un nome: “Merde! Mio marito!”

Viviana Santandrea

Dimentico son io

Riuscissi ad aggiustare il tiro,
riproverei a colpire il centro
così da aprire un ampio squarcio
dove guardare della vita il passo.

Dimentico son io a volte
di quei pretesti da afferrare a volo
per ritoccar dell’essere la tela
e predispormi a quanto non conosco.

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 30, 2010 at 07:26  Comments (5)  
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Attimi

Spremo attimi
di nuvole rossastre
intorno,
e m’incateno gravida
di un piacere antico

si flette su di me
incandescente il raggio
che affonda spessori
di appartenenza.

Beatrice Zanini

Published in: on novembre 30, 2010 at 07:09  Comments (5)  
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Puoi

“Se puoi sognarlo, puoi farlo”

WALT DISNEY

Published in: on novembre 30, 2010 at 07:06  Comments (3)  
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I gitani

Sulle righe incantate del tempo,
spartito infinito di cose accadute,
sale prudente un canto gitano.

Si misura col lento fluire del fiume
quando sente l’arrivo del mare
perdendosi in rigagnoli ritrosi.

Racconta di vesti sfarzose
dai mille colori indecenti
danzanti intorno ai falò.

Racconta il muggito del toro,
il nero del fango, i cavalli nervosi,
i carri colorati, le pile di rame.

Racconta la vita senza problemi
come fringuelli che giocano al sole.

Lorenzo Poggi

Published in: on novembre 30, 2010 at 07:02  Comments (6)  
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Stupore


Sguardo stupito
furtivo
cattura il volo di una farfalla
attimi di vita leggera
percorso d’aria e di terra
sono troppe le crepe spaccate
eppure
in un mare d’atroce deserto
è sorprendente trovare
un fiore sbocciato dal nulla
generosità di un seme
portato dal vento
forse nutrito da una goccia
d’acqua piovana
o dalla gentilezza di una mano
trionfo d’amore
la forza vitale della natura
segue la strada maestra
all’occhio umano incomprensibile
si cela preziosa e immutabile
nella semplicità del cuore universale.

Roberta Bagnoli

Spruzzi

Fa acqua
lo scafo ferito.
Ripara nel seno solingo
di affetti e memorie ancorate
e nel fondo profondo del tempo confuso
trova riposo.

Riascolta le voci
disseminate
scordate da tempo nel mezzo dei flutti
ingrossati ad inganno
quando sembravan cullarlo nei sogni
quando ogni spruzzo donava l’ebbrezza
quando i marosi eran sprone ad andare.

Mare d’incanto di mille abbordaggi,
sirene bramose e bramate
dall’onde richiuse o volate nel vento.
Ancora ne resta il bel canto lontano,
sognante e soave,
placebo all’amaro salato
del sale del mare.
D’un mare pacato dal sonno dei venti
un tempo rissosi…a conquistare ogni vela.

Spruzzi, di nuovo, aspetto sul viso,
se mai verranno…se mai varranno, ancora.

Armando Bettozzi

Regala agli altri

Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.

Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho te lo dono”.
Questo è il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l’avrai regalata agli altri.

ALESSANDRO MANZONI

Sereno

Non una nuvola
questa mattina
nella coppa cristallina
del cielo.
Il sole vi disegna
fili d’oro e d’argento impastando
sullo sfondo l’azzurro e il turchese,
il violetto e il rosa.
Lo sguardo si spinge lontano
alla cerchia dei monti,
bianca corolla dell’orizzonte,
stagliata in una luce perlacea,
mentre ascolto i fremiti
del vicino mare danzante
spumoso e flessuoso
su infiniti raggi adamantini.
Nella coppa s’immergono
solo gli abitanti del cielo
e dell’aria: gabbiani, su in alto,
verso l’azzurro; gazze chiassose,
tortore e colombi tubanti più in basso.
E tutti bevono il nettare di luce.

Nino Silenzi