Oltre a questi muri d’ossa

 

marcisce il midollo delle verità
omesse
L’umidità stagnante e l’odore di tanfo
sale alle narici
sino ai polmoni di nero fumo.
Sono lenzuola stese
sotto un cielo che sputa fango
con mollette di corvi sospesi
sul filo del telefono.
[oggi piove ancora rabbia
e dolore]
mi sveglia la teiera sul fuoco
che fischietta l’arrivo d’un treno
partito dall’Oriente
con bagagli di haiku e foglie ancora verdi
di ginseng
che mi sparano in un altrove sconosciuto
oltre a questi muri cadenti
risorgerà un nuova città
ma non chiedetemi: quale?

Anileda Xeka

Il dolore

Quando nacque il mio Dolore lo nutrii con amore e lo curai teneramente. Come tutte le creature viventi esso crebbe, forte, bello e traboccante di mirabili delizie. Ci amavamo reciprocamente e amavamo il mondo che ci circondava; poiché il Dolore aveva il cuore tenero, e il mio dal Dolore veniva conquistato. Quando il mio Dolore ed io discorrevamo insieme, i giorni erano alati e le notti ornate di sogni; poiché il linguaggio del Dolore era eloquente, e il mio con lui lo diventava. Quando camminavamo insieme, la gente ci rivolgeva sguardi delicati e sussurrava parole di dolcezza estrema. Ma c’era anche chi osservava invidioso, perché il Dolore è nobile ed io ne ero orgoglioso. Ma come tutte le creature viventi il mio Dolore morì ed io sono rimasto solo a pensare ed a soppesare. Ora, quando parlo, le mie parole ricadono con un suono grave. Quando canto i miei amici non vengono più ad ascoltare. Quando cammino per la strada nessuno più mi degna di uno sguardo. Solo nei miei sogni sento una voce misericordiosa che dice: “Guarda, lì riposa l’uomo il cui Dolore è morto”.

KHALIL GIBRAN

La voce del cuore


Si leva la voce del cuore
in qest’alba invadente
che da antichi torpori
mi scuote.
Vibra
nei campi di trifoglio
di vento e di polline
s’inebria
d’arborea veste
profuma
nelle braccia d’Aprile
si adagia.

Graziella Cappelli

Published in: on novembre 1, 2010 at 07:10  Comments (7)  
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La notte nell’isola

LA NOCHE EN LA ISLA

Toda la noche he dormido contigo

junto al mar, en la isla.

Salvaje y dulce eras entre el placer y el sueño,

entre el fuego y el agua.

Tal vez muy tarde

nuestros sueños se unieron

en lo alto o en el fondo,

arriba como ramas que un mismo viento mueve,

abajo come rojas raíces que se tocan.

Tal vez tu sueño

se separó del mío

y por el mar oscuro

me buscaba

como antes

cuando aun no existías,

cuando sin divisarte

navegué por tu lado,

y tus ojos buscaban

lo que ahora

– pan, vino, amor y cólera –

te doy a manos llenas,

porque tú eres la copa

que esperaba los dones de mi vida.

He dormido contigo

toda la noche mientras

la oscura tierra gira

con vivos y con muertos,

y al despertar de pronto

en medio de la sombra

mi brazo rodeaba tu cintura.

Ni la noche, ni el sueño

pudieron separarnos.

He dormido contigo

y al despertar tu boca

salida de tu sueño

mi dió el sabor de tierra,

de agua marina, de algas,

del fondo de tu vida,

y recibí tu beso

mojado por la aurora,

como si me llegara

del mar que nos rodea.

§

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell’isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l’acqua.

Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell’alto o nel profondo,
in alto come rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.

Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
– pane, vino, amore e collera –
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.

Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l’oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d’improvviso
in mezzo all’ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.

Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d’acqua marina, di alghe,
del fondo della tua vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall’aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.

PABLO NERUDA

Il dio nudo


È nudo il mio dio canta nei fiumi
e si gode il mattino,
non medita vendette contro nessuno
non si aspetta il tuo baciamano.
Non ama le liturgie
non merita finti applausi
e colossali bugie, non s’arma
d’eserciti in velluto e di rappresentanza,
non ha preteso ferro e fuoco
nel suo nome vilipeso dalle spade.
È nudo il mio dio
non  si nasconde dietro precetti
dogmi  sacramenti  miracoli in prima serata.
Il mio dio è nudo
non ha particolari talenti, molti sentimenti
e si muove nel vento
così ogni uomo può sentirlo.
Il mio dio è  nudo
non ha alibi per i mali del mondo
ci crede uguali agli uccelli e ai sassi
è nudo il mio dio
non ha eternità che non sia
questo eterno presente
è caldo è freddo è luce è buio,
è quello che voglio nel  momento in cui scelgo
tra il bene ed il male quello che mi rende migliore.
È nudo il mio dio
non conosce oro che non sia grano
è dal legno storto dell’ulivo
che si è fatto uomo e dolore
gioia e penitenza
energia e pazienza
paura e sgomento
non promette niente di buono
nemmeno il perdono
che è ricerca continua
e perdita amara.

Maria Attanasio

Pulsione

infuocata e impegnata
a lottare per te, andrà forse al di là dei marosi?
chissà se la raccoglierai in volo da sotto le tue morbide ciglia
la sorte ci ha preso in prestito
spasimando
accoppia le nostre mani coraggiose
gradualmente le vene pulsano tra il dito e l’anello

nuove pose di rose su pezzi di vita raccolta
assaporo rugiada
a sprazzi il tuo flash abbagliante grida bellezza
sublime piroetta
s’avventa dentro il foriero pensiero e mi stringe inquietante…

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 1, 2010 at 06:58  Comments (5)  
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