Vola pensiero…

Vola pensiero mio,
vola oltre il tempo
e attraverso lo spazio vola in un’altra dimensione,
vola su una nota di silenzio o su una settima diminuita,
vola su un verso senza rima o su una storia incantata,
vola su un color di foglia o su una goccia di pianto,
lìbrati col volo di una rondine,
e in un sorriso spontaneo cerca un aiuto sincero,
vola oltre l’invidia e la gelosia,
l’egoismo e le meschinità,
nasconditi in un raggio di sole
o in mezzo a una piccola nuvola indecisa,
prendi l’amore della mia donna
e portatelo lontano,
dove potrai gridare forte e urlare il tuo disincanto,
il fragile stupore per questa realtà
e il desiderio celato per ciò che solo in sogno
può diventare pietà,
vola pensiero mio
vola nel vento
alto e libero nell’infinito
e non tornare indietro
mai più!

Sandro Orlandi

Ottobre

Ottobre pallido e tiepido
siede con la variopinta
sciarpetta sulle spalle
e l’antica pipetta di ghianda
tra le labbra
sul suo tronco secolare,
scranno dei tempi,
reggendo su una gamba
l’eterna tavolozza
dai mille colori.
Spruzza la magica luce
sulle foglie degli alberi
con lievi tocchi
muovendo agile la vecchia mano,
e poi soffia leggero
per farle frusciare,
per vedere se gli occhi
volentieri le guardano.
Sono belle,
ma non contento,
spesso varia le sfumature.
E di nuovo intinge
il millenario pennello
nella tavolozza che ride
di colori vibranti.
E di nuovo nuove tonalità
crea con soffice mano,
e le foglie cambiano,
e gli occhi s’inebriano,
fino a quando l’uggioso
Novembre e il freddo
Dicembre, dispettosi fratelli,
in compagnia dell’irrequieto Vento,
non le faranno volare via
o cadere accartocciate per terra.

Nino Silenzi

Nei giardini che nessuno sa

Senti quella pelle ruvida.
Un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro l’angolo,
gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro te.
Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili…
Tanti viaggi rimandati e già,
valigie vuote da un’eternità…
Quel dolore che non sai cos’è,
solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!
E’ un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli,
adesso non più.
Non dar retta a quelle bambole.
Non toccare quelle pillole.
Quella suora ha un bel carattere,
ci sa fare con le anime.
Ti darei gli occhi miei,
per vedere ciò che non vedi.
L’energia, l’allegria,
per strapparti ancora sorrisi.
Dirti si, sempre si,
e riuscire a farti volare,
dove vuoi, dove sai,
senza più quei pesi sul cuore.
Nasconderti le nuvole,
quell’inverno che ti fa male.
Curarti le ferite e poi,
qualche dente in più per mangiare.
E poi vederti ridere,
e poi vederti correre ancora.
Dimentica, c’è chi dimentica
Distrattamente un fiore una domenica
E poi… silenzi. E poi silenzi.
Nei giardini che nessuno sa
Si respira l’inutilità.
C’è rispetto grande pulizia,
è quasi follia.
Non sai come è bello stringerti,
ritrovarsi qui a difenderti,
e vestirti e pettinarti si.
E sussurrarti non arrenderti
nei giardini che nessuno sa,
quanta vita si trascina qua,
solo acciacchi, piccole anemie.
Siamo niente senza fantasie.
Sorreggili, aiutali,
ti prego non lasciarli cadere.
Esili, fragili,
non negargli un po’ del tuo amore.
Stelle che ora tacciono,
ma daranno un segno a quel cielo.
Gli uomini non brillano
Se non sono stelle anche loro.
Mani che ora tremano,
perché il vento soffia più forte…
non lasciarli adesso no.
Che non li sorprenda la morte.
Siamo noi gli inabili,
che pure avendo a volte non diamo.
Dimentica, c’è chi dimentica,
distrattamente un fiore una domenica
e poi silenzi. E poi silenzi…

RENATO ZERO (musica di Danilo Riccardi)


Il computer

“Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi, è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti”

UMBERTO ECO

Published in: on novembre 4, 2010 at 07:03  Comments (1)  
Tags: , , , , ,

Un fiore bello

Stando seduto
a questo punto di presente
galleggia impigliato tra spine
un fiore bello,
di quei fiori che nascono inattesi
nei posti impensati
tra rovine
e germogli avvizziti dal gelo
della indifferenza
di questa grande madre
senza cuore
e l’ingordigia
dei suoi figli bramosi.
Il verso non insiste
nelle pieghe del calice
incantato giglio
che offre nettare ed ambrosia…
senza ricorsi a fantasie di note
tra le pareti della stanza inferma
sotto l’uscio del tempo
arrampicato alla scarpata impervia
tende alla vetta,
illumina
con la piccola face che dispone
e un grande cuore
i campi senza luce.

Giuseppe Stracuzzi

Bocca color karkadè


Di archètipi all’albero che
ha fiori bei bianchi e rotondi
che paiono piccoli mondi
la donna protende un bouquet:

la bocca color karkadè
ritorti capei lunghi e biondi
vivaci desii inverecondi
combatte ogni vecchio cliché:

v’è forte una speme che spinge
nell’iride piena di tinte
il crine che svelto s’intinge:
v’è agguato là dietro le quinte
celata v’è forse una sfinge
ma infine le avverse son vinte:
le tele appaion ben pinte
scompaiono tutte le doglie
e a vita si riapron le soglie!

Sandro Sermenghi