Cieli

Cieli,
per giorni e giorni uguali,
svogliate e inaffidabili chimere,
quando l’unico colore percepito
è un fondo di cravatta da indossare.

Li ho visti,
aprirsi insieme in sincronia
coi fuochi dei sorrisi da me appiccati.
Ricordo ben d’averli anche indicati
a donna amore che mi stava a fianco.

Li ho visti,
dall’alto dei vent’anni,
vincer le nubi e all’angol relegarle

come educande offese ed umiliate,
mandate in fretta dietro la lavagna.

Cieli
che, incazzati, chiudono i battenti
e grandi e grossi si fanno metter sotto
dal primo cenno d’ingarbugliata pioggia
o dal malessere di questo loro figlio.

Li ho visti, poi,
rompere ogni plumbeo assillo,
apparecchiar la festa sotto il sole
nel cuore d’attimo di mia felicità sublime
ed invitarmi a prender posto al desco.

Cieli,
malinconie d’azzurro smascherate,
che a farsi belli pelano le stelle,
che scippano la luna da dietro le montagne
per obbligarmi alle romantiche manie.

Aurelio Zucchi

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3 commentiLascia un commento

  1. Cieli che per vederli…devi averli dentro,ciao grande Zucchi…
    maria attanasio

  2. E ‘ veramente una meraviglia riuscire a vedere quei cieli che “scippaNO LA LUNA DA DIETRO LE MONTAGNE”;NON SI RESISTE AL FASCINO.TINTI

  3. “dall’alto dei ventanni i cieli vingono le nubi e le mandano dietro la lavagna”
    bellissima metafora. grazie ciao
    giuseppe


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