The Fool on the Hill

Day after day alone on the hill,
The man with the foolish grin
is keeping perfectly still,

But nobody wants to know him,
They can see that he’s just a fool,
And he never gives an answer,

But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

Well on his way, head in a cloud,
The man of a thousand voices
talking percetly loud

But nobody ever hears him,
Or the sound he appears to make,
And he never seems to notice,

But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

And nobody seems to like him
They can tell what he wants to do.
And he never shows his feelings,

But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

Oh, oh, oh
Round ‘n round ‘n round
‘n round ‘n round

And he never listens to them
He knows that they’re the fools
They don’t like him

The fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

Oh, round ‘n round ‘n round
‘n round ‘n round
Oh!

§

IL FOLLE SULLA COLLINA

Un giorno dopo l’altro, da solo su una collina,
un uomo con un sorriso folle rimane perfettamente tranquillo,
ma nessuno vuole conoscerlo.
Vedono che è soltanto un matto e che non risponde mai.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.
Ormai partito con la testa tra le nuvole,
l’uomo dalle mille voci parla forte,
ma nessuno sente nè lui, nè il suono che sembra emettere;
e lui sembra non accorgersene mai.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.
Sembra non piacere a nessuno.
Possono anche indovinare ciò che vuole,
però lui non mostra mai i suoi sentimenti.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.
Non li ascolta mai, sa che i matti sono loro.
Non piace alla gente.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.

PAUL MC CARTNEY  E  JOHN LENNON

Lontano…


Lontano da brividi e bruciature
lo stomaco che non resiste
il cuore in fibrillazione
come uno che ha paura
e continuamente si gira
per guardarsi le spalle
salvarsi la pelle
un minuto ancora di vita felice
povera e goduta.

Lontano da me che sono
mio nemico mi sono fatto croce e chiodi
della mia sconfitta senza fede
e senza resistenza alle intemperie
ho creduto di essere vento
e poter ritornare come tempesta
sul mio stesso male.

Lontano ma dentro
tutte le cose io sento vibrare
la voce dei vivi e la memoria dei morti
io sono il fiato nella corsa
dell’alce scampato all’imbecillità
del cacciatore
vado più veloce del piombo
del passato fattosi fucile
per colpirmi di colpe nemmeno pensate
divento il sospetto ed il ragionevole dubbio
di questo tempo dove non c’è più scampo
solo per chi resta vittima
della follia di un attimo.
Lontano dove nessuna luce è cattiva
dispongo le mie carte migliori
e mi gioco la vita
pur di essere ancora viva.

Maria Attanasio

Dal giornalaio

Sfogliavi riviste, indifferente,
ma di sottecchi mi guardavi.
Io facevo altrettanto.
Ci parlavamo senza aprire bocca
il linguaggio muto dell’amore.
Uscendo quasi incespicavi.

Nino Silenzi

Published in: on novembre 12, 2010 at 07:37  Comments (4)  
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IL POETA

Il poeta spesso soffre al posto degli altri per avere una capacità di comprensione più ampia della vita

Pierluigi Ciolini

Published in: on novembre 12, 2010 at 07:18  Comments (4)  
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Il vento di Mykonos

Il vento di Mykonos
non giace sulle sacre sponde d’Apollo
corre come un ghepardo
ruggisce
sfodera le unghie
graffia insistente
prorompe in mare
lo ghermisce

il vento di Mykonos
sfiora gli occhi dei golfi
le cupole celesti e i muri bianchi
poi addenta i paradisi
senza pazienza sforma la sabbia
spinge l’acqua verde sui miti delle Cicladi

il vento di Mykonos in altri tempi
muoveva le vele leggere dei mulini
pigiava il grano come un dio alato
era amato…

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 12, 2010 at 06:59  Comments (5)  
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Pianto d’autunno


Guarda, mio orgoglio
puoi vedermi tutto,
nudo senza scorza,
abbracciato alla foglia
del pudore perduto,
sul tappeto rosso
di fronde di lacrime
secche.
Come pianta d’Autunno
ho gettano ai miei piedi
le stagioni sfogliate.
Riarso di linfa, scricchiola
il m’ama non m’ama,
che mi passeggia
sul petto scavato
da cicatrici fanciulle.
Ora più non mi sfiora
il corallino canto
del seme di Maggio.

Laggiù condensata,
tra latte di stelle
e un mondo naif,
òra e brilla la Luna il mare.
È pace di risacca
nella terra distesa al sale
che pare il buio non sia.
Pare che, ritrosa la luce
sbirci bambina il mondo,
attendendo tremula l’alba,
dietro i luccicanti fori
che ci paiono stelle.

Ma ancora piove,
piove
e spiovono ancora
minuti granelli di tempo
che tutto pervadono
e madidi, portano a te.
Tumida nube, io vivo
il volere del vento,
in questa notte che tace.
In questa notte silenzio.

China gli occhi
e incatena i denti l’intelletto:
legato all’albero maestro,
allievo del mio pianto,
veleggio muto
il libeccio del dolore.

Flavio Zago