Acqua


Limpida e fresca nel perpetuo andare
calda purezza racchiusa in una lacrima
marea ansimante nell’amplesso lunare
spruzzi di fonte che il vento scompiglia
stilla su foglia che indugia a cadere
succo prezioso in un ventre che figlia
Principio e vita per ogni creatura;
ma l’uomo stolto l’insudicia e spreca
poi ne ha paura, allorché si ribella
e si riprende gli spazi sottratti
da abusi ed incuria;
la governa una legge più alta
a cui non si deroga
spesso infuria ma non viene a patti;
e ogni volta riprende il suo viaggio
più carica e stanca
ogni volta
lascia impresso nel fango un messaggio.

Viviana Santandrea

Un lampadario acceso

sgocciola
dal soffitto di vetro
lacrime rubino

Il pendolo echeggia
un cielo d’aprile ferito.

Anileda Xeka

Published in: on novembre 13, 2010 at 07:47  Comments (5)  
Tags: , , , , , , ,

Una preghiera

A PRAYER

Again!
Come, give, yield all your strength to me!
From far a low word breathes on the breaking brain
Its cruel calm, submission’s misery,
Gentling her awe as to a soul predestined.
Cease, silent love! My doom!

Blind me with your dark nearness, O have mercy, beloved enemy of my will!
I dare not withstand the cold touch that I dread.
Draw from me still
My slow life! Bend deeper on me, threatening head,
Proud by my downfall, remembering, pitying
Him who is, him who was!

Again!
Together, folded by the night, they lay on earth. I hear
From far her low word breathe on my breaking brain.
Come! I yield. Bend deeper upon me! I am here.
Subduer, do not leave me! Only joy, only anguish,
Take me, save me, soothe me, O spare me!

§

Ancora! Vieni, dona, cedi tutta la tua forza a me!
Da lungi una bassa parola àlita sul cervello scoppiante
la sua calma crudele, angoscia della sommissione,
addolcendo il suo terrore come ad anima predestinata.
Cessa, silenzioso amore! Mio fato!

Accècami con la tua cupa vicinanza, oh abbi pietà, adorato nemico del mio volere!
Resistere non oso al freddo tocco che mi spaura.
Trai da me ancora
la mia torpida vita! Su me più basso chinati, minacciosa testa,
tu del mio crollo fiera, rammemorante, pietosa,
colui che è, colui che fu!

Ancora!
Insieme, avviluppati dalla notte, sulla terra giacciono. Io odo
da lungi la sua bassa parola alitare sul mio cervello scoppiante.
Vieni! lo cedo. Su me più basso chinati. Son qui.
Soggiogatore, non mi abbandonare! Sola gioia, sola angoscia,
prendimi, salvami, calmami, oh risparmiami!

JAMES JOYCE

Ardore d’amore


Ti guardo
altezze inaudite
in sospiri e sorrisi
ti scruto
bassezze negli occhi
fragili fiori
calpestati da rabbie e paure
mi guardo
fardello di carne e sogni di cielo
mi scruto
fiume ed abisso
dove candore ed ardore
lottano e sopravvivono
si sfidano fra bagliori di luce cristallina
e fiamme atroci di desiderio
facce opposte
tendono a primeggiare
per affermare unica verità
vita o morte
coraggio o viltà
fede o ragione
per me esiste una sola scelta
ardore d’amore
stendardo incrollabile
che sventola anche quando
non tira neanche un alito di brezza
non so se sia umano
o semplicemente divino.

Roberta Bagnoli

Schieramenti

il mio dolore ha tasche bucate
non si contiene
talmente è forte
rosicchia da lontananze
come vecchie carcasse
venute ad ammuffire
tra la mia carne
fiacca e deceduta

si perdono i miei muscoli
tra le pieghe impoverite
di refresh senza ritorno
cedevoli
all’ago che entra a vuoto
e il sangue non fluisce
come ai tempi d’oro
stanco s’appiattisce
nelle arterie desolate

globuli impazziti si armano
di rivitalizzanti
tenendosi per mano
sfidano il tracollo
e dirottano l’uscita
– che sia la volta buona?-

intanto in fila, incolonnate
procedono per vie traverse
cellule ambite da nuova speranza
cieca per me
se poi precipita nell’immagine
migliore
che non sa riconoscere.

Beatrice Zanini