A che serve la poesia? Può servire.

Vi faccio un esempio.

Prendete una coppia che va abbastanza bene:

due o tre lustri di convivenza

casa figli interessi comuni.

I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi

nè privi di altri sensi

naturalmente non immuni

dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti

dell’altro sesso

di cui alcune, per circostanze favorevoli,

sarebbero passibili di un  incontro a letto.

Sorge allora un problema che propone tre soluzioni.

La prima è la tradizionale repressione

non concupire eccetera non appropriarti dell’altrui proprietà

per cui il coniuge viene equiparato a un comò

Luigi XVI o a un televisore a colori

o a un qualsiasi oggetto di un certo valore

che non sarebbe corretto rubare.

La seconda soluzione è l’adulterio

altrettanto tradizionale

che crea una quantità di complicazioni

la lealtà (glielo dico o non glielo dico?)

lo squallore di motel occasionali

la necessità di costruire marchingegni di copertura

che non eliminano la paura

di fastidiose spiegazioni.

La terza soluzione è senza dubbio la più pratica

Si prendono i turbamenti e i sentimenti

le emozioni e le tentazioni

si mescolano bene si amalgama l’immagine

con un brodo di fantasia

e ci si fa su una poesia

che si mastica e si sublima

fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere

e infine si manda giù

si digerisce con un pò di amaro

d’erbe naturali

e poi non ci si pensa più.

JOYCE LUSSU

Disegnami un sorriso

Disegnami un sorriso
le volte che un po’ strano mi vedi
lontano anni luce da quegli anni
quando per me ammaestravi il sole
per non vederti piangere la sera.

Disegnami un sorriso
quand’è inceppato il mio cammino,
assorto io a contemplare i bordi
dimenticando di puntar la meta,
la vita, come tu l’hai definita.

Testarda nostalgia…
Adesso che tuo figlio ti colora
passando e ripassando le sue dita
su questa foto così ardua prova,
disegnami un sorriso, madre mia!

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 21, 2010 at 07:35  Comments (7)  
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Risvegli variopinti al ritmo glaciale del tempo

vivo nel percorso degli astri ho per eredità
una mappa autunnale stampata nel d.n.a.
devo svernare al caloroso sud con l’ala
testimone dell’antico percorso
mi stacco dall’albero non come foglia ma fiore
assecondo il richiamo dei tuoi occhi magnetici
affidàti all’amore dopo metri di roccia a strapiombo
posso ammarare sul tuo volto
o mio novembre!

Aurelia Tieghi

L’accendino

Viaggiavamo
seduti a fianco
sui sedili stretti
del piccolo colorato bus.
Giunti sul ponte di barche
ondeggiante lieve
sulle acque del perenne fiume,
con aria sbarazzina mi dicesti:
– Fumi? – e tirasti fuori
il tuo regalo per il mio compleanno,
l’accendino.
E così mi accendesti per te
per sempre.
Io più non fumo sigarette,
ma il tuo respiro, sì.

Nino Silenzi

Published in: on novembre 21, 2010 at 07:14  Comments (5)  
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Chiaroscuri


Pur anelando il fulgore
del bianco colore
spesso il netto confine
sfugge alla mente
si sfrangia in rivoli
incontrollabili di sfumature
e ti ritrovi a fissare
uno specchio deforme
e insoddisfatto
l’anima rifugge dal nero seppia
ma ne è attratta inconsapevolmente
e precipita…precipita…senza scampo
nessun provvidenziale paracadute
a sostenere la caduta
se non una lenta e dolorosissima
risalita in chiara coscienza
che a volte costa la vita.

Roberta Bagnoli