Attimi

La  vetrina editoriale del Cantiere si arricchisce di un’altra opera di pregio: si tratta della silloge “Attimi”, l’ultimo lavoro della nostra Michela Tarquini, che dalla sua pubblicazione nella primavera scorsa ha già riscosso un brillante consenso di critica e di pubblico. Nel presentarlo siamo sicuri che avrà anche  presso di voi, “cantieristi ” e lettori di passaggio, tutta l’attenzione ed il successo che merita, e ringraziamo Michela  per il suo impegno e la qualità dei suoi versi, oltre che naturalmente per la sua amicizia. Come al solito cediamo la parola al curatore della prefazione del libro, illustre docente nonchè sindaco di Veroli, città d’origine dell’autrice:

I temi oggetto di poesia di Michela Tarquini, molto diversificati tra loro , spaziano dalla dolcezza dei ricordi felici che manifestano la limpidezza dell’animo della scrittrice alla crudezza di altri, a storie prive di fronzoli, nude e reali, che esprimono la loro forza in maniera diretta, chiara. (…)  La narrazione avviene per immagini, come scatti di una fotografo attento ai giochi di luce, alle sfumature. Il legame tra tutti i versi è la comune semplicità delle rappresentazioni, anche di quelle più forti, come gli eventi dolorosi, vissuti in prima persona, che svelano la dimensione terrena, umana e fragile dell’autrice. I sentimenti  vengono espressi con una liricità  mai artificiosa. Emerge in modo nitido, da questa   raccolta, il campo della sensibilità dell’autrice: una grande distesa verde dove spuntano fiori semplici, non eccessivamente elaborati, ma che emanano profumi che rimangono nell’anima.

Prof. Giuseppe D’Onorio

Attimi
Autore:  Tarquini Michela
Editore: H.E. – Herald Editore
Pagine: 80
ISBN: 8864280189
ISBN-13: 9788864280189
Il Cantiere
Published in: on novembre 22, 2010 at 09:02  Comments (14)  
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Donna dell’Islam


Desideri repressi
sotto le pieghe opprimenti
del burka.
Vai nei deserti urbani
su squallidi marciapiedi
cosparsi di cicche.
Rasenti
i muri delle piazze
senza volto
davanti alle vetrine.
Carovane in coda
ai semafori
nomadi in fretta
senza sorrisi
per mercati illusori.
Giunge la sera
sulle alte mura
della tua cella e
la voce del muezzin
invita alla preghiera
piegandoti
ripeti:
“Allah è grande.”

Graziella Cappelli

La tua infanzia

Y tu infancia, dime, ¿dónde está tu infancia?,
que yo la quiero.
Las aguas que bebiste,
las flores que pisaste,
las trenzas que anudaste,
las risas que perdiste.
¿Cómo es posible que no fueran mías?
Dímelo, que estoy triste.
Quince años, sólo tuyos, nunca míos.
No me escondas tu infancia.
Pídele a Dios que nos desande el tiempo.
Volverá tu niñez y jugaremos.

§

E la tua infanzia, dimmi, dove sta la tua infanzia?
Perché io la voglio.
Le acque che bevesti,
i fiori che calpestasti,
le trecce che annodasti,
i sorrisi che perdesti.
Come è possibile che non fossero miei?
Dimmelo, sono triste.
Quindici anni soltanto tuoi, e mai miei.
Non mi celare la tua infanzia.
Chiedi a Dio che rifaccia il tempo:
tornerà la tua infanzia e giocheremo.

GERARDO DIEGO

Published in: on novembre 22, 2010 at 07:42  Comments (2)  
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Lasciatemi fare

Scrivo per alleviare
non so bene cosa
e mi racconto una bugia
l’ennesima
chè tanto solo chi lo prova
sa
che c’è un dolore
che ti marcisce dentro
e non ha scrupolo
né coscienza né rispetto
proprio come certi
che a ciarlare pompano
il diaframma
a far bella figura

tanto la nota scade uguale
se non c’è l’anima
e mani che ti puzzano
di umori
e sangue ubriaco

non perdete tempo
a cercarmi
non mi troverete

ora danzo con gli spettri
almeno non mi sbaglio.

Beatrice Zanini

Published in: on novembre 22, 2010 at 07:26  Comments (6)  
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Al di là…


Sulla punta
di un ramo ormai spoglio,
ho visto una foglia
lasciarsi strapazzare dal vento…
Aveva il colore del sole
ed era profondamente bella
La sapevo fragile,
ma intuivo la sua tenacia
l’intimo desiderio
di non lasciare quel ramo
Stamani all’alba
il mio sguardo non l’ha più incontrata
L’esistenza della foglia,
è finita con la rapidità di un lampo.
La Vita vola al di là di se stessa
In uno squarcio di Cielo
che ora il mio cuore
può solo intuire…

Enrica Vercellone

Published in: on novembre 22, 2010 at 07:09  Comments (6)  
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Il kamikaze alla Poesia


-Chi sei tu che mi parli
con quel tono sommesso
di giustizia, di pace e amore?
Sono versi sprecati, utopie
e adesso, io difendo il mio onore.
Queste vie
che ora bevono il sangue fraterno
rideranno domani
e a noi martiri “gloria in eterno!”
Che ne sai
delle mille ragioni,
le piaghe che il mio popolo sconta
le notizie ti arrivano vaghe
hanno l’estro di chi le racconta.
Che dirai Poesia,
alla sposa che lascio bambina
e domani già vedova?
Al suo pianto
parlerai di ideali che ignora
cui restare fedele al di là della morte?
Che dirai?  Muterai la sua sorte?
Non provarci!
non è mio il cuore in cui fare breccia
a me l’hanno strappato quei vili
quella feccia che, mentre ti plaude,
manda noi, marionette drogate,
a imbrattare col sangue
il biancore di case ed asili.
Come te, uno spirito puro
portò un dì la parola tra il volgo
come me s’immolò al suo Dio.
Non gettare le tue perle nel gorgo
torna là dove certo sei nata
dov’è l’albero del bene e del male;
là domani verrò
e in quel luogo avrà un senso ascoltarti.
Tanto qui, resterà tutto uguale.

Viviana Santandrea