Impalcature

Non so se è tutto un gioco
se non avrà importanza la morale
delle piccole cose
né se darà fiato a trombe
e clangore a trafiggere
impalcature insonni

Quello che adesso è persuasione
coraggio o naturale smarrimento
se non saprò riunificare
il caldo e il freddo
chi sarò mai? Un pensiero
una vibrissa al minimo fermento?..

con movenze di gatto ammaestrato
ora vorrei dimenticare il mondo
essere un punto adatto al gusto e al tatto
un tatuaggio di labbra
un brivido guizzante sotto pelle
e spogliata di me
lambire il suolo.

Invece smisurata
la mia sete di nuvole mi porta
sempre più vuota e sempre più distante
ai confini di me
che sto perdendo.

Cristina Bove

[Mi]…Piacerebbe

M’ addolcisce
zuccherare frasi
con ossigeni di raffica
dentro incertezze altrui.

Sorvolare dintorni di fiamme
imbattermi in nucleo
di caparbietà discente
e riapparire
bruciata
di generosità
mai abbastanza
per decolorare profondità
a bassa quota.

Del dolore prossimo
lascio appeso al suolo
il sogno che non si sogna più;
abbozzo timone scolpito a raggio
irregolare
ed ecco la facciata
d’alto picco a bassotondo
diverso da rovesciare
se navigato in sua stessa
felicità galleggiante…

e

ri-emergo infuocata
da un’apnea capace di comporre
l’esimio dell’imperfezione
senza nulla capirci se non il suo vuoto
da criptare.

Glò

Vita

Scanso da me il disgusto
rifiuto l’appartenenza
al genere
seppur consapevole che rinnegare
non giustifica né salva
Troppo in me l’orrore
immensa la vergogna
neppur pietà o transigenza
posson più scusare
Scuotiti uomo dal tuo letargo
ribellati allo scempio della vita
riappropriati della tua dignità
violata e irrisa

Anna Maria Guerrieri

Published in: on novembre 24, 2010 at 07:34  Comments (4)  
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Un bel viaggio

Vorrei andarmene  lassù in alto
proprio in mezzo al cielo blu
per guardare tutto quanto da lassù
ed in mezzo a quel silenzio
troverei di certo il modo
di capire e di cambiar quel che non va.

Poi seduto su una nuvola
parlerei col Re del vento
per vedere se può farmi contento
evitando di soffiare
qua e là senza ragione
e comunque mai in una certa direzione.

Tenterei poi di capire
i misteri della vita
i segreti dell’esistenza infinita
ma poi credo che alla fine
io mi metterei a dormire
finalmente in quella pace tanto ambìta.

Chiederei poi un passaggio
a un gabbiano che sta lì
che mi porti in un bel posto
lontano da qui
dove non ci siano guerre
né ingiustizie né miserie
e uno solo sia il colore della pelle.

Salirei ancor più in alto
a toccare quelle stelle
che da sotto sembran sempre così belle
chiederei già che ci sono
un po’ più luce al grande Sole
che mi illumini la mente ed il cuore.

Ma alla fine del mio viaggio
sentirei di aver fallito
se arrivando ai confini dell’infinito
non parlassi con il tempo
convincendolo a fermarsi…
…per riprendere da dove era partito.

Sandro Orlandi

Voce

Sto assistendo
afflitto
al duttile
nascere della
solitaria allegria

Ascolto  la mia voce
le mie parole
che lentamente
si odono
in suono indistinto
sono parole
definitive
evocate da una
visione
sempre la stessa
sempre lo stesso conoscere
lo  stesso sapere.

Quasi solo con le labbra
curioso ed umile
confronto la voce
con cui parlo
con la voce mentale

La mia magia
nacque prima di lei
ed ormai non è più mia
in una distanza
d’amore che tardi
s’illumina
come disincanto
aspettando
qualcuno che io
invano ho aspettato

Marcello Plavier

Published in: on novembre 24, 2010 at 07:03  Comments (6)  
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Venezia

Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare,
la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi, Venezia, la vende ai turisti,
che cercano in mezzo alla gente l’ Europa o l’ Oriente,
che guardano alzarsi alla sera il fumo – o la rabbia – di Porto Marghera…

Stefania era bella, Stefania non stava mai male,
è morta di parto gridando in un letto sudato d’ un grande ospedale;
aveva vent’ anni, un marito, e l’ anello nel dito:
mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro inciampava nei denti…

Venezia è un’ albergo, San Marco è senz’ altro anche il nome di una pizzeria,
la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra.
Stefania d’ estate giocava con me nelle vuote domeniche d’ ozio.
Mia madre parlava, sua madre vendeva Venezia in negozio.

Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comperare,
però non ti puoi risvegliare con l’ acqua alla gola, e un dolore a livello del mare:
il Doge ha cambiato di casa e per mille finestre
c’è solo il vagito di un bimbo che è nato, c’è solo la sirena di Mestre…

Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa:
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino, Stefania ha lasciato un bambino.
Non so se ai parenti gli ha fatto davvero del male
vederla morire ammazzata, morire da sola, in un grande ospedale…

Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità:
del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega!
Stefania è un bambino, comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino:
può darsi che un giorno saremo contenti di esserne solo lontani parenti…

FRANCESCO GUCCINI