Un etereo sogno

(A mia madre)

Un fremito
come fragile foglia
una lama
come spada tagliente
a fendere l’aria
nel silenzio
e nel vuoto

l’assenza
la mano
non accarezza
la foto
e il volto caro

quell’aria
sospesa
in un soffio di vita

quel sorriso
ormai spento
il volto di cera
non rintocca quel battito
di cuore malato

un etereo sogno
riveste quel corpo
sospeso il tempo
in eterno

Maristella Angeli

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Published in: on dicembre 2, 2010 at 07:42  Comments (10)  
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2 dicembre 1951

Dovrei essere felice
e invece non è vero

Dicevano che fossi bellissima
ma per mia madre ero un mostro

Anche dopo forse la pensava così
quando ravvedeva in me
forti somiglianze con mio padre

E’ passato del tempo
e sono ancora qui a ricordare

Da fuori dovrei rallegrarmene
ma non è proprio come pensate

Non per tutti voi naturalmente
ma per gli scherzi che il tempo mi ha fatto

Non sono veramente in collera
soltanto vorrei ancora poter cambiare

Vorrei riprendermi le corse mozzafiato
e stupirmi di nuovo dei fiori di campo

Vorrei riprendermi i baci e le carezze
capricci di una bimba e panni da lavare

Ho camminato tanto per arrivare dove siamo
ma sembra che i miei piedi siano rimasti là

Scusatemi se non so più esser felice
da quando ho perso i suoi occhi innamorati.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on dicembre 2, 2010 at 07:38  Comments (6)  
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All’amico che dorme

Che diremo stanotte all’amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce.
Guarderemo l’amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell’antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo.
Il remoto silenzio soffrirà come un’anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.
Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell’ansia dell’alba,
che verrà d’improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio.
L’inutile luce svelerà il volto assorto del giorno.
Gli istanti taceranno.
E le cose parleranno sommesso.

CESARE PAVESE

Published in: on dicembre 2, 2010 at 07:21  Comments (4)  
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La donna sparita

Ti amo donna.
Ti amo per come sei, per l’età che hai,
per quei lati che tieni nascosti
e che riveli quando vuoi, se vuoi.
Amo di te il seno piccolo o grande
perché è il tuo seno.
Non mi importa se con il passar del tempo,
si fa dolcemente calante, più morbido,
è la tua nuova età che nulla toglie
alla magia di ciò che sei: donna.
Donna con la tua mente, con l’intuito
che più veloce del mio ogni dubbio risolve.
Avrai sempre un età nuova, sempre di più
d’esperienza e saggezza arricchita.
A che ti serve apparire quella che in realtà
non sei.
Quel ritocco al seno calante, quel rifinire
il naso che nel tuo volto stona con l’armonia
dei lineamenti.
Quel ventre appiattito da una fredda lama.
Non sarai mai più la donna che un giorno
incontrai.
Sarai, illudendoti, in sintonia con te stessa,
non lo nego.
Ti amerai, ma non amerai me che da te aspettavo
le tue età nuove da vivere insieme.
Oh! Se esistesse un bisturi che dalla mente tua,
sapientemente rimuovesse la tua paura
per il declino che è dolce come un tramonto
quando si ama riamati per ciò che si è,
non per la giovinezza che vola via
al finir della sua danza incantatrice!

Claudio Pompi

Fumo


Circondato dai volti
che hai imparato
ad accettare,
perché ti era insopportabile
il silenzio
pieno dei tuoi pensieri urlanti;
sepolto dal mondo,
dal traffico, dalle luci
dei negozi e delle case.
Sono ricominciate
le pubblicità delle feste
nell’aria che odora di fumo
e di freddo,
un altro Natale
senza senso
per celare sotto il tappeto
la polvere del dolore
del mondo che gira,
del mare che cresce,
del vento che soffia
nonostante tutto,
incurante di te
che non ti curi di niente.

Gian Luca Sechi