Torna

Torna sovente e prendimi,
palpito amato, allora torna e prendimi,
che si ridesta viva la memoria
del corpo, e antiche brame trascorrono nel sangue,
allora che le labbra ricordano e le carni,
e nelle mani un senso tattile si riaccende.
Torna sovente e prendimi, la notte,
allora che le labbra ricordano, e le carni…

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on dicembre 5, 2010 at 07:38  Comments (2)  
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Dell’accumulare

“Così facilmente s’acquisterebbe il vivere, se il desiderio di accumulare denari non impoverisse gli altri.”

THOMAS MORE

Published in: on dicembre 5, 2010 at 07:38  Comments (2)  
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Frammenti di sogno

Lame di luce
tagliano la penombra
attraverso le persiane
che han tenuto fuori la notte.
Cerco riparo dal
bagliore prepotente
divento feto di
un grembo vuoto.
Stringo le lenzuola…
ma sono carta ormai
come questi sogni
troppo consunti
che si sbriciolano
tra le dita
e si disperdono
nell’aria madida
del mattino.

astrofelia franca donà

Published in: on dicembre 5, 2010 at 07:34  Comments (7)  
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Sordi


Grida  arrivano da terre
rotola il lamento su se stesso
anime senza eco
si dissolvono all’orizzonte
carogne vagano nel fango
occhi succhiati da mosche
come ciuchi in attesa
e dentro scorre la stanchezza, l’amarezza,
trascinandoli tra profumo di crisantemi
e altri ascoltano, guardano,
frettolosa la notizia al TG
mentre la vita scorre tra grovigli.

Rosy Giglio

Nebula

Pensieri ad anello
percorsi, ricorsi,
eterni fuggenti
istanti immortali.

Cercare sequenze,
assetti valenti
tra questi frammenti
è opera ria.

– Non fossi sì solo
nel freddo del cosmo,
tra un Pico di Pico
e un Tera alla Tera,
potrei valutare
il valore del pianto,
dell’equo d’errori,
d’assoluti insoluti.

– Così il Nulla svanisce
non appena lo penso,
e il Tutto non è
finché non è nominato
e già sillabato
è monco d’inizio.

In un eterno finito
non essere tutto,
in un infinito spezzato
non essere niente.

– Che mestizia, che vuoto.
Che non finimondo.
Forse è meglio colmare
questo non Tutto.
Forse è meglio freddare
tutto questo non Nulla.

Catafatismo incombente.

– Sia fatta la luce!

E il Caos finì?

Flavio Zago

E fuori la fontana

E FÒRA LA FUNTÈNA

A sån trésst stasîra
ai ò fradd dänter
e un gròp ala gòula,
an dag né in zîl né in tèra
tanta é la cunfusiån!

L’é dûra d’azetèr
la stufîsia soferànta
d’umàn ch’vôl andèr al gabariòt,
pr’arzónzer un sô chèr
ch’l’é môrt prémma dal tänp.
Indebolé al côrp,
dimónndi cunfûsa la mänt
mo cèra sänper tròp,
dänter la stanzia stóffa
ed catîv udûr, dulûr,
d’agåcc’ e dutûr,
lèt infilè da tótt i lè
anc int i curidûr.

E fòra la funtèna,
visiån ed vétta luntèna
cån l’âcua ch’la péssa
fén a quand al cor al pånpa.
E pò, fôrsi, zér e scarabòt;
opûr al prèmi, par chi cunfîda:
a sån trésst stasîra,
am pèr propi d’èser
ala fén dla corîda.

§

Sono triste stasera
ho freddo dentro
e un groppo in gola,
non trovo niente in testa
tanta è la confusione!

È dura da accettare
la stanchezza sofferente
di umano che vuole morire
per raggiungere un Suo caro
partito prima del tempo.
Il corpo che decade,
la mente presente a sprazzi
ma chiara sempre abbastanza,
dentro la stanza stanca
di aghi dottori
dolori tristi odori,
letti infilati ovunque
anche nei corridoi.

E fuori la fontana,
visione di vita lontana,
con l’acqua che sgorga
fin quando il cuore pompa.
E poi forse il nulla,
oppure il premio, per chi fida:
sono triste stasera,
mi par proprio di essere
alla fine della corrida.

Sandro Sermenghi