E’ una pioggia di giugno a cadere sui tralicci inesplorati

sui muri d’ipocrisia
tirati malta fine
che snodano flessuosi
in danze caraibiche

stucchevole l’inganno
a tinte forti, scoppietta
il lato migliore
di un insolito carnevale.

Muri di un’epoca lontana
quelli delle scritte incise a chiodo
ci si credeva
e l’amico di pelle
era fratello e giuramento.

L’ipocrisia è un lungo fiume
colorato
vanta di traversate oltre confine
e di respiri, ultimi assoldati.

– Chi trova un amico trova un tesoro –

ce l’hanno tramandato
le mura degli antichi
probi e proverbi
nei testi masticati

e mi crollano promesse
e calcestruzzo
come quelle degli amanti
coi loro cuori trafitti per davvero

restano tra le macerie
e gli occhi rossi
silenzi sordi
che tanto fanno male
che tanto non udite.

Beatrice Zanini

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Ritorno

È tornata la rondine
dalle ali falcate.
Sta ricostruendo il nido
sotto il portico
vicino allo sportello
del bancomat.
Non le interessano
i marchingegni elettronici,
né tanto meno il denaro.
Ha scelto bene:
il nido è sempre
in fresca ombra
e i piccoli non soffriranno
la vampa della rovente estate.
Tra non molto
cinque bocche affamate
strilleranno disperate
ai continui voli
dell’operosa madre.
La gente passa,
guarda in alto
e sorride.

Nino Silenzi

Published in: on dicembre 9, 2010 at 07:21  Comments (2)  
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Canto serale

ABENDLIED

Am Abend, wenn wir auf dunklen Pfaden gehn,
Erscheinen unsere bleichen Gestalten vor uns.

Wenn uns dürstet,
Trinken wir die weißen Wasser des Teichs,
Die Süße unserer traurigen Kindheit.

Erstorbene ruhen wir unterm Hollundergebüsch,
Schaun den grauen Möven zu.

Frühlingsgewölke steigen über die finstere Stadt,
Die der Mönche edlere Zeiten schweigt.

Da ich deine schmalen Hände nahm
Schlugst du leise die runden Augen auf,
Dieses ist lange her.

Doch wenn dunkler Wohllaut die Seele heimsucht,
Erscheinst du Weiße in des Freundes herbstlicher Landschaft.

§

La sera, se andiamo per oscure vie,
smorte ci incontrano le nostre ombre.
Ora chi ha sete
beva le bianche acque dello stagno,
dolci i lamenti della nostra infanzia.

Morti in riposo sotto il folto sambuco
guardiamo grigi gabbiani.

Nubi primaverili coprono la città buia
che tace i tempi di monaci eletti.

Quando io presi la tua mano esile
battesti piano gli occhi rotondi:
ora è perduto.

Ma se una buia armonia penetra l’anima
appari tu bianca ai paesi autunnali del cuore.

GEORG TRAKL

E non sai perché

Scoppia di salute
il mio cuore
marcia come un orologio
segnando il tempo
pompa a tutto spiano
il dovuto nutrimento
Questo mare paonazzo
che fa da giaciglio al sole…
Questa voglia di arrivare
che non sai perché…..
Quando la pelle del giorno scurisce
se volessi farti dispetto
porterei il mio sorriso altrove
mentre tu mi dici ancora
di aspettare…..
e non sai perchè

Anna Maria Guerrieri

Published in: on dicembre 9, 2010 at 07:16  Comments (2)  
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Tutto è poesia, purché lo si creda

Sonorità disarmoniche
ho ascoltato,
parole arcaiche
senza affinità
predicati plurali che a braccetto
tenevano soggetti singolari
e un concetto, se c’era, era celato
nell’inespresso complemento oggetto.
Disorientati i verbi transitivi
non transitavano
come sospesi
accanto ad aggettivi
privi dei relativi sostantivi.
Tutta una macedonia letteraria
di frutti pizzicati qua e là
per un mix di poesia campata in aria
con qualche accento di liricità.

Viviana Santandrea