Costa sangue e dolore

Promesse mai mantenute
Occasioni fuggite
E velocità improvvise
Amori scaduti
O duri come il pane
Di qualche giorno fa.

Costa attesa e mani giunte
Senza conforto di preghiera
E orecchie sanguinanti
Di rumore

Denti che battono
In fondo ad una notte gelata.

Costa speranza e rassegnazione
E mal di stomaco
E ottime presentazioni
E scarpe chiodate
Che ballano sul mio cuore.

Costa lo strazio di un silenzio
Immotivato
Costa la delusione
Sul mio sguardo
Che vaga per la strada a penetrare la folla
Cercandoti
Senza trovarti.

Costa tanto l’amore
Costa un prezzo che non
Riusciremo mai a pagare
E generiamo figli
Per essere riconosciuti ed amati
Oltre il nostro stesso dolore.

Maria Attanasio

Published in: on dicembre 11, 2010 at 07:36  Comments (6)  
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Posso

Posso stare
qui accovacciata
in questa culla
fatta di braccia e
saliva
a leccar ferite
ad aspettare
l’osso
che forse non arriva
e carezze che
sembrano sfoglie
a non vedere
il gelo sulla terra
l’inedia nei volti
e l’occhio rosso
di impazienza
posso cullarmi
con le corde
del vento
e cantare
con la pancia
e i visceri
suoni
d’ eredità
sepolta.
Solo così mi sento
in terra innamorata.

Tinti Baldini

Published in: on dicembre 11, 2010 at 07:35  Comments (11)  
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Nell’immaginario

Noi guerrieri di sempre
alziamo le nostre bandiere.

Cavalieri con lo stendardo
dell’arte che illumina gli occhi.

Valichiamo passi tra montagne
le trasformiamo in pan pepato
spruzzato di vino cotto.

Spade pesanti
gladioli arancioni
corazza rigida
maglia di lana cotta
sferruzzata a mano
con simboli di pace.

L’elmo ricopre il viso
una corona hawaiana
lo scudo un arazzo un po’ tarlato.

Al cavallo bardato da guerra
un grembiule arabescato.

Nell’immaginario
da una porticina si può entrare.

Maristella Angeli

Published in: on dicembre 11, 2010 at 07:30  Comments (10)  

Risveglio

A dir che il fuoco invero era arso in noi
restano vaghe faville incenerite
da un’alba disattenta e frettolosa,
e, del profumo tuo, l’impronta
stampata a fuoco sulle labbra,
chiuse.
Debole il giorno scorrerà
in quel sapore di buono che hai lasciato
per l’aria ancora tiepida, che pare,
chiudendo gli occhi, di vederti ancora.

Aurora, bella luce
dal nome bello e puro
che vieni a sovrastare i sogni miei –
fumi evanescenti non svaniti in tutto –
e il posto prendi nel mio letto vuoto,
come stanotte lei,
rimani qui a farmi compagnia finché
lei tornerà di nuovo.
Resta, che, solo,
il giorno che porti e lei mi porta via,
non lo sopporterei;
lei, ch’è ancora qui, dipinta
con sprizzi d’anima nell’aria tua, incerta.

T’aspetterò,
amore,
stanotte e ogn’altra notte
ché il desiderio forte avvera il sogno,
e tu, che il mio bel sogno, sei,
verrai ancora a me, anima e corpo.

Armando Bettozzi

a Lisa

Il canto del dubbio

 

Tace nella notturna estasi il cielo:

come d’oblìo profondo

in un magico avvolto immenso velo

cade nel sonno il mondo.

– O luna! apporti al core, che le aspetta,­

le soavi novelle?

Ancor m’ama? – Risponde: – È tardi, ho fretta:

domandalo a le stelle. –

Da le stelle qualcun par che mi guardi

pietoso… – Oh dite! ancora

m’ama? – E gli astri rispondono: – È già tardi,

domandalo all’aurora. –

Mesta l’aurora ecco dal mar salire

Velata insino ai piedi.

– M’ama? – Chiedo. Risponde: – Io nol so dire;

alle nubi lo chiedi. –

E delle nubi alla crescente notte

Ecco il mio grido suona.

Rispondono con lagrime dirotte:

– Povero cor!… Perdona! –

VITTORIA AGANOOR POMPILJ