I tic tic tic tic…

pioggia
tra le case e cancelli sprangati
rivoli corrono lungo le ciglia delle grondaie
i marciapiedi riflettono la sera
un passante intirizzito sotto l’ombrello

pioggia
che si calma
su livide foglie
battute ai denti del pianto
con uno stridore di pigne arse

Aurelia Tieghi

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Published in: on dicembre 12, 2010 at 07:44  Comments (8)  
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Sessanta lune

Sessanta lune:

i petali di un haiku

nella tua bocca….

EDOARDO SANGUINETI

Published in: on dicembre 12, 2010 at 07:27  Comments (3)  
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Paradigma

Mera felicità
ove nascondi
i tuoi piaceri?
Dove celi
i tuoi spasmi di allegria?
Esige piume leggere
l’urlo straziante
per librarsi al Cielo.
Veemente e brutale
il silente dolo
si disforma
in paradigmi supremi.
Spento e sonnolento
tace il cuore.
Una sommessa luce
si propaga ondulante,
una ritrosa ansia di gioia
trasla il pensiero.
E rammendo con
invisibili fili
gli strappi della vita.

Michela Tarquini

Published in: on dicembre 12, 2010 at 07:11  Comments (7)  
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L’uomo comune


Egli, ha lo stesso destino dell’artista,
e come tale,
per poter essere un giorno encomiato,
dovrà giocoforza,
prima guadare …la soglia fatale
Fino ad allora, però,  gli è concesso,
con generosità elargita,
e  simile all’asino per eccellenza
l’immediata terrena…riconoscenza.

Ciro Germano

Published in: on dicembre 12, 2010 at 07:09  Comments (4)  
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L’Angelo della Morte

La cinica beffa al dolore
propala coi pianti ed i prieghi
uguaglianza per tutti gli umani,
dal chiuso silenzio dei chiostri
di templi, pagode, di stupa:
il Libero Arbitrio.

Amore, pietà, sacrificio,
nell’ombra furtiva dei templi
le nude pareti coperte
di oro e d’ argento
e gli idoli muti di bronzo,
le croci di pietra e di legno,
le immobili statue forgiate
a imagine d’uomo.

E ogni giorno col polso
vibrante d’ignoto tremore
a ipocrita mano protesa
di questa genìa parassita
di tutte le fedi
riversano l’obolo ingenuo
di loro viltà.

Ma piazze tonanti… Martellano i passi
nel freddo chiaror cristallino
indomito sguardo protendi.

Qualcuno al Coraggio e al Valore
di Uomini Buoni (qualcuno c’è ancora)
Tu lasci. Agli uomini buoni – gli Eroi –
supplenti stavolta a mancanza
del nostro potere di libera scelta…


Ma Tu devi operare!

Occhio immobiIe, vitreo,
nell’urlo che incalza fremente,
e tuona in delirio agghiacciante,
vittorioso tu passi Credente:
negli occhi la vivida Luce
nel mento serrato nei muscoli tesi
l’Immensa Potenza tu porti
Morte, Innocenti all’ eterno Splendore
d’ umanità che più non cammina.

La mèta, la mèta è vicina
travolto, domato, tagliato
dall’impeto è il filo di seta
sottile che vita sorregge
d’ogniuomo: straziato.

Ma ridi anelante, febbrile,
del riso, amante del bene
chiaro e forte, la terra scossa
– che vibra nell’aria-
distruzione e rovina
percossa dai démoni è rotta:
non abbocchi a bestemmieresie
di alcuni scampati, li perdóni,
ma impavido fai strada alla morte.

Paolo Santangelo