Tatoo

Percorro con le dita
la tua pelle attraversando
terre e foreste impervie
valicando monti
e tramonti viola.
Nuove albe di sogni
e notti disilluse
chimere le stelle
dietro sbarre chiuse.
Imbevuti di sole
gli occhi neri
stanchi del buio
e di sconfitte.
Graffi-ti a colori
mappa di ricordi
incisi a perpetuare
un marchio passato.
Velluto la mia carezza
leccherò le tue ferite
per arrivare al cuore.

astrofelia franca donà

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Nel sarà

Spillami indolore
tra i versi
dei muti passi tuoi
cresciuti in disilluminata
canzone da cantare.
Baciami singhiozzante
sulle labbra
dove la febbre del contatto
sul tuo aver fatto l’amore
sa accrescere l’ubriachezza
della fresca curiosità
in attesa per il solo volermi.
Straziami in tutte
le direzioni sconfinate
dove l’aria non ha consistenza
di sola felicità
ma d’eterno acuto
issato sull’ intimo
di deformanti ricordi
ancora da sfiorare
nel vortice
di mille scosse da capire…

Glò

Potrei se fossi

Se fossi pioggia
dietro finestre ti costringerei
e malinconica
dai vetri ti spierei
se fossi onda
ovunque ti raggiungerei
e come alta marea
ai tuoi piedi danzerei
se fossi vento
di brezza leggera, i capelli ti muoverei
se fossi bocca
in fremito di baci, d’amore ti canterei
se fossi mano
ti sfiorerei e con carezze incurvate
di luna d’argento, ti cullerei
se fossi occhi
non li chiuderei
ammantato di notte, ti veglierei
e addormentandoti, custode di stelle
insieme ai tuoi sogni
fino al mattino, le conterei
poi timido raggio di sole
sfiorando lenzuola
di sussurri in sospiri
e di sospiri in sussurri
ti sveglierei

Se fossi poeta
in collane di versi
ti racchiuderei
e indelebili lascerei
lacrime d’inchiostro
di me sulla tua pelle

Pierluigi Ciolini

Sorella

Non sono
isole annegate
le moine,
tra vibrisse
e assalti al baobab,
del tuo amato
gattomitolo.
Scorrono
diritti al tetto
i richiami soriani,
ignari di migrare
la stagione del cuore,
artigliato
strapazzato
grandinato
di tegole antiche.
Rivesti l’occhio in pelo,
unghie affilate
e affronti,
le vie graffianti
del momento;
ricoperta di felino
balzi sulla coda
dell’inconscia
prima attesa, e ne fai
ghiotto boccone;
predatrice d’attimi
che sanno
di fiera savana,
celata
nell’audace abisso
del tuo domestico
graffiare credenze.

Flavio Zago

La differenza

Penso e ripenso: – Che mai pensa l’oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.

Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d’essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l’armi corruscanti della cuoca.

– O pàpera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s’è pensato.

Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!

Ché l’esser cucinato non è triste,

triste è il pensare d’esser cucinato.

GUIDO GOZZANO

Published in: on dicembre 14, 2010 at 07:06  Comments (4)  
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