Entrate e uscite

Si vive intorno all’attimo
e le giornate sembrano rifugi
per non morire già nelle parole
ciascuno il suo minuscolo segreto
eternità compressa in poche sillabe
perché sempre è comunque
un’esistenza breve

pure quei segni sopraffanno a volte
divaricano braccia in modo tale
che sembra a noi di contenere il mondo

si sopravanza e si cancella
una remota identità
gesti che ci predissero il mattino
tazze di caffelatte
sbrigatevi ch’è tardi per la scuola
i ragazzi curiosi d’imparare
a vivere di niente.

Dove vanno le forme delle cose
i corpi uscenti?
Resta di loro un filo di pensiero?

A dire che sarà ciò ch’è già stato
congiungersi nel punto
dell’alito che nasce mentre muore.

Cristina Bove

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Sognando il sogno

Ho di te immagine
sensuale
i tuoi languidi sguardi
mi trascinano
tra la fine seta
dei tuoi capelli
sul tuo collo roseo,
adolescente e fine
sul dolce arrossire
del tuo orecchio
come freschi gelsomini
si perderebbero
i miei baci
A volte le mie
inquiete mani
incontrano
le tue forme
tonde come rose
è una vaga luce d’amore
una promessa
candida e misteriosa dolce come l’alba
nella soavità
del germoglio
ingioiellato di brina.
Ascolta il fruscio del vento
tra i placidi alberi
su ogni paesaggio
scendono nuove note
così inattese nuove e dolci
quanto il rosseggiare
dell’aurora.

Marcello Plavier

Paure

Paure, dalle schiene inclinate
spezzano le ossa
iene ridens che azzannano
resistono nella savana notturna
senza faticare velocizzano il passo
galleggiano poi
nuotano in fondo allo stagno trattenendo il respiro
giocano con le frattaglie
cibandosi del moto…

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 19, 2010 at 07:21  Comments (10)  
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Natale

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

SALVATORE QUASIMODO

Il computer

Le ore zoppicanti
posate sopra un tavolo randagio
forano gli occhi alle pareti,
guardano il computer
che profonde luce moderna
saltando a balzi sul tempo,
non più come un miracolo,
come un’abitudine, ormai
la scienza ha preso il sopravvento
sulla fantasia,
gli incubi stanno invece dei sogni,
allatta l’internet
frotte fumanti nei vivai,
lo schermo imbarca
sensazioni alla rinfusa
nelle stive vuote dei bambini.

Giuseppe Stracuzzi