Profumo d’infanzia

Il profumo dolcemente
pungente dei mandarini
mi riporta nel mondo fatato
della lontana mia infanzia,
scrigno d’affetto e felicità,
custodito con amore
nel fondo del cuore.

Allora
vedevo mia madre
tritare alacre
scorze di acri limoni
per i dolci natalizi;

vedevo mio padre
la sera, con noi attorno,
buttare nel fuoco
bucce d’arancia,
e sfrigolanti faville profumate
si disperdevano brillanti
come stelline rutilanti
su nel buio del camino;

vedevo i miei fratelli
gustare fresche fette
d’arance e mandarini;

sentivo me stesso
felice, protetto
dal caldo dell’amore.

Fuori fischiava il vento
e la luna combatteva
coi nembi minacciosi.
Nessun altro rumore,
se non l’allegro crepitio
della legna che ardeva
nell’ampio focolare.
Vedevo
sentivo
e il cuore era in pace.

Nino Silenzi

Agli amici cantierini


Dentro questa
casa sull’albero
ho trovato
ogni sera
una lanterna
che scaccia
dagli  occhi
e dal cuore
avvoltoi
sazia
con parole
di vento
la malattia
bacia
come bocca
ferite.

Tinti Baldini

Published in: on dicembre 25, 2010 at 07:38  Comments (7)  
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La stella cometa

La cometa indica un punto
agli occhi del mondo sospesi
al mistero che affolla di Betlemme
le case e cuori adorna
di luccicanti fantasie d’avvento.
L’attesa nel cuore del mondo
accende una fiaccola dove
avvampa serrata la lotta
sul bastione per illustrare l’io,
cerca un gesto d’amore
tra maglie di confini
in questo campo
di virus perenni di soprusi
che parte dall’inizio del cammino
ed attraversa il mondo.
Questo indirizzo che supera il tempo
festeggia una vittoria
dove silenti brevità d’artieri
tendono gli sguardi crivellati
da strali di parole in questa nebbia
dove una mano tesa non si vede.

Giuseppe Stracuzzi

Frenesia fra i ginocchi

Guarda intenso in quegli occhi
per scacciare l’abulia
quindi cerca La Poesia
dentro al sacco dei balocchi:

poi fra il suono dei rintocchi
viaggia svelta l’elegia
reca doni di allegria
pur se tremano i ginocchi:

ecco è qui quel Buon Natale
che col sal della sapienza
allontana tosto il male:

e già spinge, che impazienza,
l’Anno Nuovo per le scale
per portare nuova essenza:

s’apron le ante al davanzale
e or ch’è fatta pulizia
può arrivare La Poesia!

Sandro Sermenghi

Cantavano le donne

EXPOSICION   (Pange lingua gloriosi corporis misterium)

Cantaban las mujeres por el muro clavado
cuando te vi, Dios fuerte, vivo en el Sacramento,
palpitante y desnudo, como un niño que corre
perseguido por siete novillos capitales.

Vivo estabas, Dios mío, dentro del ostensorio.
Punzado por tu Padre con aguja de lumbre.
Latiendo como el pobre corazón de la rana
que los médicos ponen en el frasco de vidrio.

Piedra de soledad donde la hierba gime
y donde el agua oscura pierde sus tres acentos,
elevan tu columna de nardo bajo nieve
sobre el mundo de ruedas y falos que circula.

Yo miraba tu forma deliciosa flotando
en la llaga de aceites y paño de agonía,
y entornaba mis ojos para dar en el dulce
tiro al blanco de insomnio sin un pájaro negro.

Es así, Dios anclado, como quiero tenerte.
Panderito de harina para el recién nacido.
Brisa y materia juntas en expresión exacta,
por amor de la carne que no sabe tu nombre.

Es así, forma breve de rumor inefable,
Dios en mantillas, Cristo diminuto y eterno,
repetido mil veces, muerto, crucificado
por la impura palabra del hombre sudoroso.

Cantaban las mujeres en la arena sin norte,
cuando te vi presente sobre tu Sacramento.
Quinientos serafines de resplandor y tinta
en la cúpula neutra gustaban tu racimo.

¡Oh Forma sacratísima, vértice de las flores,
donde todos los ángulos toman sus luces fijas,
donde número y boca construyen un presente
cuerpo de luz humana con músculos de harina!

¡Oh Forma limitada para expresar concreta
muchedumbre de luces y clamor escuchado!
¡Oh nieve circundada por témpanos de música!
¡Oh llama crepitante sobre todas las venas!

§

Cantavano le donne lungo il muro inchiodato
quando ti vidi, Dio forte, vivo nel Sacramento,
palpitante e nudo come un bambino che corre
inseguito da sette torelli capitali.

Vivo eri, Dio mio, nell’ostensorio
trafitto da tuo Padre con ago di fuoco,
palpitando come il povero cuore della rana
che i medici mettono nel fiasco di vino.

Pietra di solitudine dove l’erba geme
e dove l’acqua scura perde i suoi tre accenti,
alzano la tua colonna di nardo sotto la neve
sopra il mondo che gira di ruote e di falli

Io guardavo la tua forma deliziosa fluttuante
nella piaga d’oli, nel panno d’agonia,
e socchiudevo gli occhi per centrare il dolce
tiro a segno d’insonnia senza un uccello nero

E’ così, Dio accorato che voglio averti,
tamburello di farina per il neonato
brezza e materia unite in espressione esatta,
per amore della carne che non sa il tuo nome.

E’ così, forma breve d’ineffabile rumore,
Dio in fasce, Cristo minuscolo ed eterno,
mille volte ripetuto, morto, crocifisso
dall’impura parola dell’uomo che suda.

Cantavano le donne nell’arena senza guida,
quando ti vidi presente sopra il tuo Sacramento
Cinquecento serafini di splendore e colore
nella cupola neutra gustavano il mio grappolo

O Forma consacrata, vertice dei fiori,
dove tutti gli angoli prendono luci fisse
dove numero e bocca costruiscono un presente
corpo di luce umana con muscoli di farina!

O Forma limitata per esprimere concreta
moltitudine di luci e clamore ascoltato
O neve circondata da timpani di musica!
O fiamma crepitante sopra tutte le vene!

FEDERICO GARCIA LORCA

(da Oda al Santisimo Sacramento del Altar – Traduzione di Marcello Plavier)

Buon Natale Claudio!

Oggi il sogno di papà è stato realizzato… ed è stato possibile grazie a tutti voi.
A Massimo, anche se il loro viaggio insieme è stato breve, perchè hanno condiviso insieme tutto ciò che riguardava il loro passato, il loro presente e i loro sogni futuri come se si conoscessero da sempre.
A Tinti (Specchio) che ha collaborato e ispirato papà per diverse sue poesie… Tinti  cui papà diceva “si può amare un sogno se di sogno è fatta la poesia.”
A tutti gli amici del Cantiere, che hanno permesso che oggi ci sia “Giorni infiniti d’amore” e che  continuano a commentare le poesie di papà e a farlo come se lui fosse li, presente davanti al computer, a leggerli.
Siamo certi che ovunque sia ci veda e sarà felice di vedere che il suo viaggio con il Cantiere sia oggi per noi un qualcosa per sentire un po’ meno vuoto il nostro cuore.
Un abbraccio affettuoso
Rita  Francesca  Stefano

Cari amici, sono  commosso e felice di potervi annunciare che è finalmente pronto il libro di Claudio, quel libro che lui avrebbe tanto voluto e che tutto il Cantiere,  al di là dell’impegno strettamente tecnico mio, di Tinti e Maria, ha reso finalmente possibile: come infatti ci hanno appena detto la cara Rita e i figli Francesca e Stefano, questo è l’omaggio di tutti noi a Claudio, il segno che quel viaggio iniziato insieme a lui non si è interrotto, e che attraverso le sue parole possiamo sentirlo ancora in mezzo a noi, non come il ricordo di un amico lontano ma come una presenza viva che ci accompagna lungo la strada e ci regala ancora la musica, lo stupore, la grazia, l’affetto e l’ironia della sua poesia. Sono certo che anche voi, come lo sono io, sarete orgogliosi di aver contribuito con la vostra vicinanza e amicizia a dare forma compiuta a questo desiderio che era anche il suo.
Ma ora, bando ai toni celebrativi, perchè sicuramente Claudio direbbe che ci stiamo montando la testa…
Piuttosto, dimenticavo la cosa più importante, dove potete trovare  il libro fresco di stampa? Questo è il link della pagina di presentazione, sul sito della casa editrice Colibrì-GDS:

http://www.colibrigds.com/prodotti.asp?shop=140&intProdID=21531

Non avete da fare altro che registrarvi e potrete ordinare il libro nella sezione poesia (tra l’altro in vetrina troverete anche l’ultimo libro della nostra Roberta, la ” p.r.”  che ci ha messo in contatto con l’editore).
Nel frattempo colgo l’occasione per augurare a tutti i cantieristi, poeti, lettori e amici, un sereno Natale ed un felice anno nuovo, pieno di gioia e di poesia per tutti.
E sotto quest’albero, come si conviene in questo giorno, dopo aver scartato il regalo che abbiamo dedicato a lui, è la volta di scartare quello che ci fa il nostro caro amico, con i suoi versi pieni di nostalgia e dolcezza.  Buon Natale Claudio!



I vetri appannati di finestre chiuse,
dietro le quali piccola vita splende
come luce di ereditaria fede.
Pini decorati di intermittenti luci,
di sfere colorate e disegnate.
Profumi di dolci semplici e antichi
che riempiono l’aria e danno calore
di serenità cercata.
Torni indietro nel tempo e sorridi,
nell’amara vita un isola di ricordi
che nessuna tempesta devasta,
nella quale approdi per un momento
di nostalgica rimembranza.
Rimpiangi quell’età fuggita in fretta,
l’unico regalo sotto l’albero trovato,
al mattino dopo notte d’attesa per udire
il passo felpato della canuta figura
che timore incuteva  senza ragione.
Poi la resa e i sogni che ti cullavano.
Giorno di famiglia riunita e festosa,
di pranzo che troppo presto veniva
ad interrompere i giochi.
Il giorno dopo fu subito nuova vita,
il giocattolo dimenticato nella memoria
nuovi Natali senza più vera storia.
La vita non ci donò tregua.
A noi ora resta il passo felpato del dolce vecchio
che regalo posa e di nascosto gioisce
nel bambino che il suo posto ha preso.

Claudio Pompi