AUGURI DA SANDRÈN

Con un abbraccio a tutte le bimbe, e perché no anche ai maschietti, abbiatevi i miei lampeggianti auguri!

Ciaosandrèn

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Published in: on dicembre 26, 2010 at 13:03  Comments (3)  
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A quest’ora morivo

‘Twas just this time, last year, I died.
I know I heard the Corn,
When I was carried by the Farms –
It had the Tassels on –

I thought how yellow it would look –
When Richard went to mill –
And then, I wanted to get out,
But something held my will.

I thought just how Red – Apples wedged
The Stubble’s joints between –
And Carts went stooping round the fields
To take the Pumpkins in –

I wondered which would miss me, least,
And when Thanksgiving, came,
If Father’d multiply the plates –
To make an even Sum –

And would it blur the Christmas glee
My Stocking hang too high
For any Santa Claus to reach
The altitude of me –

But this sort, grieved myself,
And so, I thought the other way,
How just this time, some perfect year –
Themself, should come to me –

§

A quest’ora morivo, l’anno scorso.
So che udivo il granturco,
Quando ero trasportata tra i poderi –
Aveva già i pennacchi –

Pensai come sarebbe parso giallo –
Nell’andare di Richard al mulino –
E allora, volli scendere,
Ma qualcosa bloccò il mio volere.

Pensai rosse – le mele incuneate
Nei solchi fra le stoppie –
Curvi i carri nei campi
Per raccoglier le zucche –

Mi chiesi a chi sarei mancata meno,
E se nel giorno del Ringraziamento,
Aumentato mio padre avrebbe i piatti –
Per pareggiar la somma –

E se avrebbe il Natale rattristato
La calza mia in su appesa troppo
Per lasciare arrivare Santa Claus
All’altezza di me –

Ma tutto questo, mi dava dolore,
Così, pensai altrove,
Come a quest’ora, in un anno perfetto –
Loro stessi, venuti a me sarebbero –

EMILY DICKINSON

Boh!

Ma che dici
quella cacca l’ha fatta
il tuo gatto soriano
il mio è
educato
mangia tacchino e vongole
e fa le sue feci
là nell’angolo del
mio giardino
ma quell’oleandro striminzito
penzola volgarmente
sul mio
terrazzo
e porta vermi e malanni
Ma signora non si vergogna
suo figlio
la sera
canta e pure da tenore
e il Grande Fratello
è a quell’ora
cacchio si sposti no!
Con quelle mani
m’insozza la carrozzeria

E respirate la mia
stessa aria
avete sempre ragione
e cercate l’occasione
per farvi
piacere
tutti quelli che dovrebbero restare
al loro paese
e poi fate
beneficenza
come se foste davvero voi
del mondo la speranza
e vi vedo
che non andate in Chiesa
anche se dite
di pregare alla vostra maniera
e
pagate le tasse
disturbate sui tram
con la vostra tosse
e riempite le
pagine dei giornali
con lettere di protesta
mentre io vorrei leggere i
vostri necrologi
e mi fate ombra
siete vento che porta tempesta

E voi, pezzenti,
testimoni freddolosi
di sguardi disgustati
e cravatte ben zavorrate,
con le vostre pupille
verde semaforo
e le unghie lerce
dei miei avanzi,
siete degni
della Città di Dio.
Contrabbandate favelas
qui, sotto il naso
del mio salotto buono,
rovinandomi l’aroma
del meritato caffè,
magari raccolto
proprio dalle vostre
lorde mani nere.

Mandrie di nubi
vomitano dal cielo
acque inquinate con zolfi
e residui di smog
La terra tutta
ormai nel vuoto spazio
si sotterra vergognosa
della stupida umanità
Non riesco pensare
al cibo stamane
Cosa sarà farina
di sterco
oppure carne di ratto
Certo avere un cavallo alato
e raggiungere un mondo
lontano dall’uomo
terrestre sarebbe
fantastico

O forse la soluzione
a tutto questo
troiaio
è semplice
buttare nel cesso
le chiavi
di tutte le nostre case
nei tombini per strada
quelle delle nostre automobili
chissà che si ritrovi
un po’ di umanità

Tinti Baldini, Maria Attanasio, Flavio Zago,

Marcello Plavier, Kinita

…Ripartenza

Il grido crudo
dal fondo di un bicchiere
ora tracima
di mezze verità
che mi racconta il cielo

Dove osa
solo il Padreterno
lieve s’inerpica
nei ritagli del giorno
nudo e cieco il pensiero

Avrò respiro
di rara magnitudine
insuperabile
tra me e me
acrobata che sono
insospettabile

Silvano Conti

Published in: on dicembre 26, 2010 at 07:14  Comments (1)  
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Abbi fede

“Abbi fede nell’amore anche quando ti fa soffrire. Non chiudere il tuo cuore”

RABINDRANATH TAGORE

Published in: on dicembre 26, 2010 at 07:11  Comments (1)  
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[Mi]…Piacerebbe

M’ addolcisce
zuccherare frasi
con ossigeni di raffica
dentro incertezze altrui.

Sorvolare dintorni di fiamme
imbattermi in nucleo
di caparbietà discente
e riapparire
bruciata
di generosità
mai abbastanza
per decolorare profondità
a bassa quota.

Del dolore prossimo
lascio appeso al suolo
il sogno che non si sogna più;
abbozzo timone scolpito a raggio
irregolare
ed ecco la facciata
d’alto picco a bassotondo
diverso da rovesciare
se navigato in sua stessa
felicità galleggiante…

e

ri-emergo infuocata
da un’apnea capace di comporre
l’esimio dell’imperfezione
senza nulla capirci se non il suo vuoto
da criptare.

Glò

Per una notte almeno

Viaggerò con te
sui binari nuovi,
sorrisi schiaffeggiati
sulle rotaie morte lasceremo,
in balìa di un tempo che ci fu nemico
e in un vagone letto
le nostre storie poi si sfioreranno,
velluto rosso acceso
i nostri baci sussurrati a un vetro.

Viaggerò con te
nelle tue dita
riconosco il tatto, che contro
il mio respiro preme
e l’intrecciarsi di parole
pensate e già trascritte
sullo schermo…
le nostre vite….bisbigliate

profumerò per te di eternità
se il cielo su di noi
tutt’uno di carezze
e una ragione in tinte unite.

Viaggerò con te
una notte almeno
nella tua ventiquattrore,
mi stringerò il profilo
per starti più vicina…amore
e non sarà la solita mia notte
maledetta,
chè d’amore si può morire
senza farsi male.

Beatrice Zanini