La tessitrice

Mi son seduto su la panchetta
come una volta… quanti anni fa?
Ella, come una volta, s’è stretta
su la panchetta.
E non il suono d’una parola;
solo un sorriso tutto pietà.
La bianca mano lascia la spola.
Piango, e le dico: Come ho potuto,
dolce mio bene, partir da te?
Piange, e mi dice d’un cenno muto:
Come hai potuto?
Con un sospiro quindi la cassa
tira del muto pettine a sè.
Muta la spola passa e ripassa.
Piango, e le chiedo: Perchè non suona
dunque l’arguto pettine più?
Ella mi fissa timida e buona:
Perchè non suona?
E piange, e piange – Mio dolce amore,
non t’hanno detto? non lo sai tu?
Io non son viva che nel tuo cuore.
Morta! Sì, morta! Se tesso, tesso
per te soltanto; come non so:
in questa tela, sotto il cipresso,
accanto alfine ti dormirò.

GIOVANNI PASCOLI

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Ho incontrato

Camminando ho cercato
ho cercato
e ho incontrato:
donne, sotto i riflessi degli alberi
che sognavano acqua sorgiva
ho incontrato leghe leggere e pesanti
draghi malati che sputavano tizzoni ardenti
ho incontrato creature viventi
fatte di penna e piumati voli
ho incontrato mani tremanti che ghermivano il sole
ho incontrato gradini per salire
sassi su cui inciampare
ho cercato il silenzio che accoglieva e spaziava dentro
un attento cerbiatto che annusava l’amore.

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 29, 2010 at 07:41  Comments (7)  
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Vi(n)coli

Mi avvolge
un’aria da mezzanotte e un quarto
da mordersi con parsimonia
il contratto all’origine firmato sulla mela
tutte le cose sparse – pergamene
fiammiferi
bambù
tracciarono le strade
di chiose contromano
furono i pazzi a comandare i savi
da sagrati e palazzi
unitamente lì per salmodiare
la nascita dei morti
già si profila il rogo
stanno allestendo croci
i camerlenghi attizzano le braci
il gregge tra le luci apre gli applausi

e me ne vado rasentando i muri
dove si apposti al buio
un dio sincero.

Cristina Bove

Libertà


Limita il volo,
la volta metallica  alla fiera regale,
e vieta la vista la rete  agli orizzonti…
è privato il cielo della maestosa bellezza

Soffoca l’angusta cella, la voce del martire,
e censura  la grata  il manifesto ideale…
è ignara la gente del nuovo messaggio
Secolare e stolto tramandato possesso
dell’Essere sull’Essere…
che sopprime il pensiero e reprime l’uomo
Schiava la creatura della regola iniqua
che osteggia il bene prezioso
per dono Divino…della libertà

Ciro Germano

Dopo la notte

Nelle orme antiche sull’arenile
laghi azzurri d’acqua di mare
riflettono il nitore dell’alba rosata,
promessa di un giorno che nasce
tra stormi festosi che chiamano il sole
e refoli gelidi della notte che muore.

Ombra di luce, aureola quasi,
incornicia colline che rivestono il verde,
fremon sussurri le foglie ingiallite
alle carezze di un vento impaziente.

Pallida luna al crescente chiarore
saluta il mondo che sta ridestando
energie e pensieri sempre sperando
che il nuovo sia un giorno migliore.

Rinuncia al silenzio la quiete notturna
arrendendosi al cigolio di porta che s’apre
ed al crescente trambusto di strade
soggiogate da non armonici rumori.

Si abbandonano gli amori sognati o vissuti
che nel cuore aggrappati restan celati
a carburare pragmatiche ore
tese a ciò che chiamano vita
di un giorno qualunque.

Elide Colombo