Ti vidi piangere

I saw thee weep — the big bright tear
Came o’er that eye of blue;
And then methought it did appear
A violet dropping dew—
I saw thee smile — the sapphire’s blaze
Beside thee ceased to shine;
It could not match the living rays
That fill’d that glance of thine.

As clouds from yonder sun receive
A deep and mellow dye,
Which scarce the shade of coming eve
Can banish from the sky—
Those smiles unto the moodiest mind
Their own pure joy impart;
Their sunshine leaves a glow behind
That lightens o’er the heart.

§

Ti vidi piangere: la grande lacrima lucente
Coprì quell’occhio azzurro
E poi mi parve come una viola
Stillante rugiada.

Ti vidi sorridere: la vampa di zaffiro
Accanto a te cessò di brillare;
Non poteva eguagliare i raggi che affollavano
Vividi quel tuo sguardo.

Come le nubi dal sole lontano
Ricevono un colore intenso e caldo
Che a stento l’ombra della sera vicina
Può cacciare dal cielo,

Quei sorrisi infondono nell’animo
Più triste gioia pura;
Il loro sole lascia dietro un fuoco
Che risplende sul cuore.

GEORGE GORDON BYRON

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Fan dello sport


Braccia ondulanti
macchiano spazi colossali
arenano corpi, citando vincitori
idoli di illusioni
sollevati su olimpi
da vociare fan
sciame onde
fondono piaceri virtuali
smorzati all’istante
come miraggi.

Rosy Giglio

Published in: on gennaio 31, 2011 at 07:28  Comments (2)  
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Sirena


Sparsi son gli anni che pensier raccoglie,
negli intimi sentieri d’un passato,
oziosi giaccion secchi come foglie,
braman l’oblio d’un animo provato.
S’affaccia uggioso il dì che cenerino,
d’algido sol longevo intirizzisce,
d’ombra s’avvolge nel fatal cammino,
la vita col suo tempo che finisce.

Ma d’un tratto color d’arcobaleno,
il sentimento grave già rischiara,
grigior scompare al dilagar sereno,
per carezza di melodia sì rara.
A tal voce di grazia il ciel s’incanta,
agili note dipingon di colore,
destata speme che si fa cotanta,
immersa in un’armonia d’amore.
Toni soavi d’eleganza effondi,
inebriante onirica visione,
or che leggiadra al tuo udir confondi,
trepido cor vibrante d’emozione.
A stregato miraggio t’assomiglio,
ch’appare meco per mutar di canto,
al maliardo tuo suon dolce periglio,
resister mai saprò ch’ora è già tanto.
Epigono io son di cicisbei,
dell’Odisseo non miro a far l’istesso,
pòrtati col destino ai giorni miei,
il duettar con te bramo dappresso.

Gian Franco D’Andrea

Se io fossi pietra


Se io fossi pietra
tu saresti l’acqua che mi bagna,
se fossi nuvola
saresti il vento che mi spinge nel cielo,
se fossi montagna
saresti neve
e mi ricopriresti con dolcezza,
se fossi l’onda del mare
saresti la corrente
che sa sempre dove andare.
Ma se fossi solo un uomo, come sono,
un uomo solo,
che dopo aver cercato invano amore
e anelato alla pace,
finalmente trova la stella del suo cammino,
con la luce della tua essenza
mi avvolgeresti di calore,
facendomi  apprezzare la vita
e trasportandomi in un nuovo mondo
mi doneresti la serenità.

Sandro Orlandi

Insonnia

Credo di sognare
è giorno forse,
e la luce non arriva
ad illuminare
il mio camminare
petroso;
invece
se è notte
vedo stelle
in luce soffocata
con chiarore
insolito.
Cammino e tutto
mi pare come morto
Il tempo si è stancato
di questo lungo
camminare e si è
addormentato
Ho dimenticato
la familiarità
del paesaggio
scorgo appena
un tremito lunare
sul sentiero
che è contornato
da ombre carnose
e contorte
di ulivi antichi
Piove o forse è altro
Io cammino ancora
mentre intorno
la terra è piena
di silenzio
E’  proprio
nella condizione delle cose
essere silenziosi ora?

Marcello Plavier

La statua

LA ESTATUA

Ojalà no fueras nada,
tù, de piedra, mas que de piedra.
Ojalà no fueses
mas que una materia,dura,
àspera y noble,
en el berrocal sin flor.
Eros brazos que te echaron,
esa sorisa mentida,
la carne que estas fingiendo,
todo se me olvida en mi,
en la punta de los dedos,
en ese tacto tan puro,
con que vuelves a tu ser
piedra, con alma de piedra;
lo primero que tu eras,
lo primero
(pero no esa forma falsa)
que fui yo.

§

Oh se non fossi nient’altro

tu, di pietra, più che di pietra.

Oh, se se tu non fossi

altro che un materiale, duro,

nobile e scabro,

nel granito senza fiori.

Quelle braccia che hai avuto,

quel sorriso simulato,

la carne che stai imitando,

di ogni cosa mi dimentico,

sulla punta delle dita,

in quel tatto così puro,

con cui ritorni al tuo essere

pietra, e anima di pietra;

quel che eri in principio, terra,

la prima cosa che eri,

la prima cosa

(ma non quella forma forma falsa)

che fui io.

PEDRO SALINAS Y SERRANO

La disumanità del computer

“La disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta”

ISAAC ASIMOV

Published in: on gennaio 30, 2011 at 07:32  Comments (4)  
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Il silenzio

Non c’è silenzio mai fino in fondo: l’ho veduto
e poi tenuto in me, come un fiore ai libri belli.
Il verso del trifoglio nei prati:era la notte
il tempo dei veggenti
dell’ombra nei bicchieri.
Il tempo che le donne si tuffano nei laghi
e afferrano maniglie protese
lunghe file, di vasi e di lampioni
di coniugi a braccetto.
Era la notte falso armistizio, un giorno luna
coyote in mondi quasi impossibili
il fruscio, di due lenzuola in grave disuso.
Mai silenzio, perfetto per davvero
c’è solo stare soli.

Massimo Botturi

Baci al tramonto

Sole colora di rosso
imbrattato cielo di cirri
fredda l’aria spezza
in frammenti gelati i respiri.

Piccole stelle di brina
luccicano sulle panchine
all’ombra silente di vecchi alberi
trafitti da cuori e cupidi.

Ruvide carezze di lana
aliti tiepidi sotto la sciarpa
tra labbra screpolate di baci
e rossori rubati al tramonto.

astrofelia franca donà

Muta luna

Assapora
di nuvole
il passaggio
e di stelle
la lontananza
in silenzioso
tocco
d’infinito.

Tinti Baldini

Published in: on gennaio 30, 2011 at 06:51  Comments (8)  
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