Castel del Rio

A mio padre

Era qui che saresti ritornato
dov’è il tuo ponte
dove ti tuffavi
e, ragazzo, pescavi.
Solido vecchio ponte
proteso al cielo come il dorso di un mulo
coi piedi ben piantati sul Santerno.
Trovo riposo qui su una panchina
tra ombrose fronde e frinir di cicale
poi ritorno bambina, e tu sei qui:
nei tuoi occhi e nel mesto sorriso
vedo la nostalgia
e l’orgoglio dell’uomo di montagna
per i suoi luoghi;
il doverli lasciare, andare via.
Mi opprime a un tratto come un dolore antico
tutta la pena per le illusioni infrante
le vite, tante, troppo presto spezzate
e gli affetti incompiuti.
Scorrono i nomi e i volti
tanti i germogli di un’unica pianta
che han trovato la quiete al camposanto.
Io, uno fra i tanti,
qui ancora a ricordare.
Poi riapro gli occhi e c’è un paese nuovo:
altra gente, altri sassi
niente è più lo stesso
soltanto il fiume che un dì raccolse le loro voci
e le portò al piano
come allora, adesso continua lento
nell’abbraccio del ponte.

Viviana Santandrea

Sogni scarabocchiati

in fondo sono solo scarabocchi
per non piangere da sola la sera
per vedere il tramonto con te
calpestando di passi la neve
cercando dentro le orme qualcosa
che non so dove altro trovare
un respiro che mi dica ti amo
nei rami duri di ghiaccio
nei passi uguali dei giorni
nello sprofondare delle notti.
in fondo sono solo sogni
che trovo scritti sul cuscino
sarà rimmel o rossetto sbavato
…ma non se ne vanno via.

astrofelia franca donà

Published in: on febbraio 28, 2011 at 07:09  Comments (5)  
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All’arenile

Ti ravvisai un dì seduto all’arenile
privo di augurali pensieri, rilassato quasi,
in malinconica lucida rassegnazione.
La schiena provata, nuda, dignitosa insieme
non chiedeva favore, convessa se ne stava
in accoglienza d’amarezze sue percorse.
Poca conoscenza d’acquietante pienezza
così da affiorare priva di clamore, umida,
sulle creste saline di gocce fra le tue ciglia,
pesando in solitudine gli anni, raggranellandoli,
come a tenere la sabbia sospinta da un soffio.
A lungo, immobile, contemplai il tuo profilo,
un che di noto aveva, di familiare allo sguardo
che raro propinavo scontenta alla mia vita.
In te mi riconobbi e irrefrenabile provai
l’impulso attonito di sederti accanto,
di scorrerti il mio braccio intorno al collo
e con te ultimare la linea curva interrotta
del cuore che tracciavi sulla rena.

Daniela Procida

Droga

Polvere bianca, ria,
non t’ha recato il vento
che, colto da sgomento
t’avria spazzato via.
Tu hai tratto in inganno
la mia fral volontà
recandomi un affanno
che mi distruggerà.
Polvere bianca, amara.
non m’hai donato nulla,
or la mia vita è brulla
e la gioia ormai rara.
Il mio è il mesto cantar
d’un canarino in gabbia
che, roso dalla rabbia,
non potrà più volar.
“Vento, soffia impetuoso
su di me, e in un baleno
dal mio corpo corroso
elimina il veleno!”.
Le effimere dolcezze
che spesso hai suscitato
son le fallaci ebbrezze
di un misero drogato.

Michela Tarquini

Rimini

Teresa ha gli occhi secchi
guarda verso il mare
per lei figlia di pirati
penso che sia normale

Teresa parla poco
ha labbra screpolate
mi indica un amore perso
a Rimini d’estate.

Lei dice bruciato in piazza
dalla Santa Inquisizione
forse perduto a Cuba
nella rivoluzione
o nel porto di New York

nella caccia alle streghe
oppure in nessun posto
ma nessuno le crede.

E Colombo la chiama
dalla sua portantina
lei gli toglie le manette ai polsi
gli rimbocca le lenzuola

“Per un triste Re Cattolico – le dice –
ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su di una croce di legno.

E due errori ho commesso
due errori di saggezza
abortire l’America
e poi guardarla con dolcezza

ma voi che siete uomini
sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse
a chi non le mantiene “.

Ora Teresa è all’Harrys’ Bar
guarda verso il mare
per lei figlia di droghieri
penso che sia normale

porta una lametta al collo
è vecchia di cent’anni
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni.

“E un errore ho commesso – dice –
un errore di saggezza
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza

ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere”.

FABRIZIO DE ANDRÉ


Io non voglio tacere

Io non voglio tacere, quando non sono d’accordo.
Sorridere se non sono contenta.
Se ascolto menzogne io non voglio tacere,
finchè avrò voce voglio dire quello che penso.
Voglio indignarmi e congratularmi a proposito.

Io non voglio tacere, quando sono nel coro
mimando parole costruite da altri.
Voglio alzare la voce se mi calpestano
e non voglio tacere se si tratta di me.

Non voglio coprire col silenzio l’orrore
Non voglio lasciare indifferente la gioia,
non spendere il fiato per una morte ingiusta

Non voglio zittire nemmeno a sera,
quando al mio vicino manca la parola.

Anche se mi può costare, io non voglio tacere.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on febbraio 27, 2011 at 07:41  Comments (5)  
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VOLER BENE E’ FACILE

Voler bene è facile, succede quando uno meno se lo aspetta, uno sguardo, una parola, un gesto, e il fuoco si propaga bruciando petto e bocca; il difficile è dimenticare.

JORGE AMADO

Published in: on febbraio 27, 2011 at 07:35  Comments (3)  
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Dove sei…?


Dove sei
i miei occhi non riconoscono i tuoi colori
le mie mani un tempo prensili
ora sono di neve,
dove sei
sopra la mia vita c’è il sole
ma non riscalda non illumina
sembra la predica di un prete
la domenica,
buona per pochi minuti di devozione
e poi di nuovo fuori
nell’abisso dell’orrore,
insieme a gente che si mette in fila con me
regge sulle spalle la fatica
che rinnova la sua, gente che sale
e scende scale e sbaglia stazione
e mette le mani dove vuole
e non si commuove
e non mi commuove
e tu dove sei.
Io ho orecchie che sentono falsi suoni
mi invitano a feste ma non ho più compleanni,
se ti muovi a scatti è difficile che ti prenda,
se mi mandi fiori è possibile che non ne sappia i nomi,
dove sei.
Guardo sempre sulle fermate dei Bus
di auto tue non ne servono al traffico
al brusio delle api
davamo più ascolto
ma era altro tempo,
era altra vita, adesso mi scrivo i discorsi da farti
e sbaglio tutte le parole,
forse per quello che vorrei dirti nemmeno esistono
ma almeno chiederti, dove sei?

Maria Attanasio

Educazione


Sull’uscio di casa
il gradino assolato
sedeva mia madre
fra le dita scorreva
l’ago col filo trapuntando la tela
margherite ricamate tra il bianco  lino
io vicino curiosa guardavo
e oggi quel ricamo mi accingo a rifare .
Dopo una lunga giornata di lavoro pesante
per svago dipingeva mio padre
sulla tela affioravano colori di rose
un quadro da appendere per un ricordo indelebile
e ora dipingo come lui un tempo.

Rosy Giglio

Published in: on febbraio 27, 2011 at 06:58  Comments (7)  
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Migranti

Il problema non è morire
il problema è vivere.

Non vivere per non morire
ma vivere per vivere.

Meglio la morte che non vivere.

Di queste massime da un po’ di tempo
si sciacqua la bocca il Mediterraneo.

Vengono fuori tra un’onda e l’altra
come gemiti dal fondo.

Lorenzo Poggi

Published in: on febbraio 27, 2011 at 06:53  Comments (8)  
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