L’Inganno

La prima volta
non sembri che acqua immacolata,
battesimale piovischio
discreto minuto,
quasi lusinga
sul peristilio sedotto
d’una antica Residenza.

Ed invece…

Al profilarsi irreale del levante
non spargi che umide schegge,
frantumi di schizzi crocchianti,
lontani calpestii.

Sono l’Ore nostre dolenti
dal boccio passito
ore sorbite ormai divorate.

Non sei che infinito ponente,
tronfio picchiettio delle dita
sulla corta parabola del Domani.

Un regolare cessare di cicli
dove Ieri è già meno d’un sogno
e l’Oggi non è che agonia.

Daniela Procida

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4 commentiLascia un commento

  1. “Un regolare cessare di cicli
    dove Ieri è già meno d’un sogno
    e l’Oggi non è che agonia.”

    Molto difficile commentare questi versi, si avverte una pena che va oltre la realtà, una sofferenza che svela l’inganno e lascia senza fiato. Grazie sempre Daniela.
    Roberta

  2. Come smepre Dany,di grande porofndità ,colpisce di petto .Ciao ,sei qui con noi sempre.Tinti

  3. La poesia é incantevole. Molta malinconia
    Giuseppe

  4. avevi capito già tutto,ovunque sei,con me sempre.
    maria


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