Risveglio

Lo ripete anche l’aria che quel giorno non torna.
La fìnestra deserta s’imbeve di freddo
e di cielo. Non serve riaprire la gola
all’antico respiro, come chi si ritrovi
sbigottito ma vivo. E’ finita la notte
dei rimpianti e dei sogni. Ma quel giorno non torna.

Torna a vivere l’aria, con vigore inaudito,
l’aria immobile e fredda. La massa di piante
infuocata nell’oro dell’estate trascorsa
sbigottisce alla giovane forza del cielo.
Si dissolve al respiro dell’aria ogni forma
dell’estate e l’orrore notturno è svanito.
Nel ricordo notturno l’estate era un giorno
dolorante. Quel giorno è svanito, per noi.

Torna a vivere l’aria e la gola la beve
nella vaga ansietà di un sapore goduto
che non torna. E nemmeno non torna il rimpianto
ch’era nato stanotte. La breve finestra
beve il freddo sapore che ha dissolta l’estate.
Un vigore ci attende, sotto il cielo deserto.

CESARE PAVESE

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2 commentiLascia un commento

  1. E’ un “risveglio” che c’induce a guardarci dentro, attualissima questa bella poesia di un grande ed indimenticabile Pavese. Chissà cosa scriverebbe se oggi fosse ad assistere a questo scempio. Un abraccio a tutti gli amici del Cantiere.
    Roberta

  2. Ha ragione Roberta,è un rinascere che ci porta al pensiero lento ma intenso.Tinti


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