Fiori d’arancio

Come un preludio peccaminoso è marzo
la nudità che vuole l’artista,
il suo chimono,
fatto di luce e tempo sospeso.
In sponde opposte
è questo svilimento di arance a farci giorno
l’assenza delle onde
il labbro che si spacca: tributo passeggero
alla santità d’inverno.
Ci spiumano traversi dei fiocchi, a pieno viso
l’aridità del vento in pianura
muore l’erba, le mani nelle tasche
le isole felici.
Così procede, alterno a singhiozzi
il passo d’api
il fragile ricamo d’uccellagione insorta.
I vetri fanno mille e più crepe alla memoria
mille e più te riflessa
aggrappata alla mia schiena;
germogli che affamati succhiavano la vita.

Massimo Botturi

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2 commentiLascia un commento

  1. Non ho parole per la chiusa.Grazie solo Massimo.Tinti

  2. Versi da leggere e rileggere per gustare a pieno il profumo intenso di quei fiori d’arancio, “germogli che affamati succhiavano la vita”. Stupenda la chiusa, grazie caro Massimo, un abbraccio.
    Roberta


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