A sua immagine

 
Per tutto l’amore
reso possibile
dall’amore che è stato
l’uomo si è fatto uomo
nel bene e
nel male
scegliendo poi
affascinato dal male,
sfiancato dalla corsa
per la vita.
La memoria è labile
come a volte sentiamo
sull’anima
l’impronta di Dio
e se gli occhi vedono ancora
è perché hanno visto
e se i cannoni sparano ancora
è perché i cuori non hanno capito.

Maria Attanasio

Published in: on aprile 30, 2011 at 07:51  Comments (9)  
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Pioggia e tempesta

Pioggia e tempesta dal cielo cadono
immense; le acque dei fiumi gelano:
[…]
[…]
Il freddo scaccia, la fiamma suscita,
il dolce vino con l’acqua tempera
nel cratere, senza risparmio;
morbida lana le tempie avvolga.

ALCEO

Published in: on aprile 30, 2011 at 07:26  Comments (1)  
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…Io suono

Forse tu non sai che io suono…
forse non sai che suono per te
Un amaro desiderio di averti vicino
un triste destino d’esserti lontano
m’opprimono
ma io suono per te…
a te penso quando la mano mi salta

Forse starai proprio pensando a me
forse ti sei accorta che suono per te…
e mentre suono vedo i tuoi occhi
sento la tua voce soffice e speciale
e quando ciò accade
ho la noia sotto le scarpe
un sorriso nell’anima

Silvano Conti

Published in: on aprile 30, 2011 at 07:08  Comments (2)  
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Amore e fortuna

“L’amore è come la fortuna: non gli piace che gli si corra dietro”

THÉOPHILE GAUTIER

Published in: on aprile 30, 2011 at 07:03  Comments (3)  
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Amare notti


Sono amare le notti,
quando il letto si apre
a pista di ghiaccio
abbacchiata  nel letto
tra righi stampati.
Concava nei cigli della mente
mi sogno  in palmo al sole, e
roventi pietre  baciarmi le spalle.
Vana evasione
in quella parte insormontabile
gelido limite, sponda inesplorata
pianeta isolato, radura dimenticata
né un fiore di melo in quel bianco prato
eppure sotto l’umido  cielo
germoglia l’attesa.

Rosy Giglio

Published in: on aprile 30, 2011 at 06:56  Comments (6)  
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Che fatica essere uomini


Talvolta mi domando
com’è possibile
ci si possa addormentare
con la fitta schiera silenziosa
d’umani  che ad ogni
aspra guerra alimentata
col suo sangue
poi giace esausta,
dopo l’inverno gelido di nevi.
.
Quali ombre fosche
nella notte
nera, quali fantasmi
danzino laggiù
quale voce venga attraverso
la bufera a ricordare
tutto quello che fu. Ora,
come fiore inaridito,
langue, passa un uccello e canta.

Paolo Santangelo

Published in: on aprile 30, 2011 at 06:55  Comments (8)  
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Il camino

Frigna la legna
e fuma;
scoppietta il ciocco
nel camino
e braci ardenti schizza
sulle pareti nere affumicate.
Lingue tremanti
disegnano colori
nel vano opaco
pieno d’oggetti e pinze.
Le fiamme altalenanti
rimbalzano sul volto
del vecchio che pasteggia
col suo boccale rosso
e mesce vino
ed accompagna con del pecorino.
Sonnecchia:
il capo pende
e sogna allegramente
più ricche messi
ed il granaio già colmo,
frutti pendenti
e nuovi arrivi
negli allevamenti.
Bela lontano
(oh accorato lamento!)
l’agnello nell’ovile
e la madre risponde
con disperato affanno.
Ché il mondo
è sì crudele
e del dolore altrui
alcuno più si cura.
E il pianto d’una madre
nessun petto commuove,
nè lacrime conosce
l’occhio che nulla vede
e al cuor nulla trasmette,
ché vivere o morire
nel mondo degli umani,
ai nostri giorni,
pietà più non produce,
ne sentimento alcuno
ormai procura.

Salvatore Armando Santoro

Il fiume

Rivolo di sorgente che allegro
per il dirupo cala per divenir
prima ruscello, quindi torrente.
questo di natural forza si spinge
come alleato fedele al fiume.
Scende vorticoso, d’impeto
trascina ogni relitto pavoneggiandosi
alla natura immobile della sponda,
All’uomo incute timore,
la fiera, cauta, disseta.
Tumulo sconsacrato di vite senza
speranza.
Pronto a ringhiar la sua violenza
predando campi e povere dimore
quando di procellose nubi è tempo.
Rallenta quando del suo cammino
prossima la fine sente
Rimembra allor del rivolo fresco,
del ruscello, del pescoso torrente,
al mare, signore eterno delle acque
s’arresta e s’arrende.

Claudio Pompi

Il treno della vita

Veloce corre il treno
nella bruma ovattata
dal sole filtrata.
La pianura è assopita.
Sognano gli alberi cullati
dal ritmo sonnolento
del treno che fugge via.
Cavalli e casolari
ascoltano trasognati
sonnambuli incalzati
dalla nenia persistente.
Il treno va sobbalzando,
sferragliando passa il ponte
della nostra assordante
bella vita estenuante
che mai riposa, mai si ferma,
sempre avanti, sempre sempre,
fino a quando? fino a quando?

Nino Silenzi

Published in: on aprile 29, 2011 at 07:23  Comments (3)  
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Madre

Vizzo,
sciancato il tuo comò
tarlato
di consuetudini
e pazienza,
tenero acquerello
d’ingialliti volti
in bianco e nero,
poggiolo
di vita fiorita
da Soli
d’altri cieli

E tu, mite
che immergi cenci
nel rustico passato,
impronte scalze,
e tergi il quotidiano
come a pulirne
pallori
e turbate ditate.

Flavio Zago