Grazie

Anche il poeta è triste,
non può elevare al cielo
il suo canto, la sua gioia.
Anche il poeta piange,
avverte il lamento in un cinguettio,
la pena in un fiore appassito,
in un uovo che non si schiude,
in un bambino che non nasce.
Anche il poeta è atterrito
dalle guerre, dalle macchie nere
che imbrattano il mare,
che incollano ali in cerca di libertà.
Ma il poeta
che eleva al cielo il profumo dei fiori,
che vive della musica del mare,
che non può non sentire
il richiamo della sua coscienza,
ha un dovere: intonare un inno
per quello che ci è stato dato.
Vi sembra poco il sorriso d’un bimbo?
Poco il bacio di due ragazzi
in faccia al mondo?
Poco, l’amore che non conosce età,
il verde che si rinnova a primavera?
Poeta, ti prego, aiutami nel dire grazie
per questi regali.
Ognuno lo rivolgerà a chi vuole,
ognuno lo dirà a suo modo,
ma urliamo a gran voce” Grazie”.
Perché siamo vivi.
Ancora.
Perché possiamo amare.
Ancora.

Sandra Greggio

Tristezza

TRISTESSE

J’ai perdu ma force et ma vie,
Et mes amis et ma gaieté;
J’ai perdu jusqu’à la fierté
Qui faisait croire à mon génie.

Quand j’ai connu la Vérité,
J’ai cru que c’était une amie;
Quand je l’ai comprise et sentie,
J’en étais déjà dégoûté.

Et pourtant elle est éternelle,
Et ceux qui se sont passés d’elle
Ici-bas ont tout ignoré.

Dieu parle, il faut qu’on lui réponde.
Le seul bien qui me reste au monde
est d’avoir quelquefois pleuré.

§

Ho perso la mia forza e la mia vita

E i miei amici e l’allegria;

Ho perso finanche l’orgoglio

Che dava l’impressione del mio genio.

Quando ho visto la Verità

Ho pensato che fosse un’ amica;

Quando l’ho compresa e sentita,

Io ero già disgustato.

Eppure ella è eterna

E quelli che sono passati da qui

Tutto hanno ignorato.

Dio parla, bisogna rispondergli.

L’unico bene che mi resta al mondo

È quello di aver pianto talvolta.

ALFRED DE MUSSET

Catarsi

Con le mani aperte come ali
a sfidare l’aria solforosa
e gli occhi anneriti
dalla luce accecante
d’un pezzo di specchio
del natale precedente,
ci presentiamo al mondo
con carte in bianco
da riempire con nere incisioni
per traversare la strada
senza essere spinti.

Ma il bastone non ha pomelli d’argento,
rinchiude in memoria l’innesto di rami
e parentesi nodose quando
le foglie stormivano al vento.
Non ci sono stampelle a trattenere
immagini storpiate e mantelli.
Né è possibile coprirsi la faccia
con maschere ridenti.

è tempo di riconoscersi dentro,
è tempo di tornare alla fonte
per tentare una strada diversa.

Lorenzo Poggi

Il Primo Creatore


A fronte il mare olezzante
di aromi e di viole,
intorno su chi sente il vento
pesare la morte nel cuore:
invernale malinconia
pénetra nell’anima smarrita,
dopo una terribile
burrasca. Dipoi, calmo,
sulla spiaggia torna il mare.

Con il nuovo effluvio
fanno ritorno i versi
in fitta schiera
dalle rime d’oro
spinti dal tacito aleggiar
del vento. L’anima mia
vorrebbe andare dal  Primo
Creatore: Lo avverte, Lo sente.
Ché qui non sa che cosa sia la pace.

Paolo Santangelo

Ogni lineamento del tuo volto

Non conosce il suo vicino
Parlano lingue diverse
E sembrano evitarsi

Ma molti potrebbero giurare
Di averli sentiti urlare
Con una sola voce
E dire il mio nome:

L’onore che mi divora
Stride con la paura
Di farmi sua preda

Perchè non riesco ad assaporare
La felicità d’essere il suo prescelto
Pasto – ma solo la vergogna
Di non esserne degna?

Nicole Marchesin

Published in: on aprile 4, 2011 at 06:59  Comments (1)  
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