Malinconie

La luce consistente della sera
rinvia le dolci mie malinconie
che come prede in vista della fiera
non vedon l’ora di guadagnar la tana.
.
Quando quest’altra lunga notte
ore sottrarrà all’imperfetta vita
e del liso giorno l’ultimo respiro
rimbomberà nei silenzi della terra,
.
io mi ritroverò di nuovo detenuto
dentro un tempio resistente al tempo
il cui sagrato dei venerabili ricordi
mi ostenterà quadranti ‘sì pregiati

da non dover mai esser calpestati
ma sol guardati dal limitar dei bordi,
ispezionati in ogni singolare punto
per essere ammirati ad uno ad uno.

Sarà l’ora di nostalgie inamovibili
che del sonno non si cureranno,
che in sacro corteo avanzeranno
per reclamare un tuffo mio all’indietro.
.
Allora, poeta eccelso dovrò esser io
al solo scopo di sapermi raccontare
l’andata all’oggi ed il ritorno a ieri.
Sì, poeta eccelso dovrò essere io…

Aurelio Zucchi

Preghiera

Se te ne vai
salpi dal cuore
spezzandomi reni
con giorni
insensati
di vele a ponente.
Il viverti dietro
è stridore
ingessato
su ardesia del tempo
e l’occhio singhiozza
aghi di pino,
che graffiano
mari di umori.
Se te ne vai
mi lasci l’ombra
le pareti diventano
abside romanica
grezza e nuda
il soffitto s’incurva
in viale di tigli a Settembre
le finestre
panorama plasmato
di alvei incavati e valli
all’orizzonte
e il colore attorno
acquazzone di Marzo.
Se te ne vai
perde calore
e fragranza,
il tuo tatto tatuato
sul mio tremore
e il mutare
delle forme
scioglie nodi carnali
di corpi estasiati.
Troppo fragile
e nero di seppia
l’aquilone del sogno
per forare le nubi
e i domani fumosi.
Tutto mi è disegnato dentro
acquaforte mi sento
incisa di te.

Tinti Baldini e Flavio Zago

La veste calda dell’estate

La veste calda dell’estate è l’afa
che riverbera nelle allucinate
strade. Polvere, tosse di cicale,
nel tempo intervallato che non cade.
Tutto è silenzio intorno se non fosse
il sibilo d’un treno che rincorre
cieli più azzurri e campagne rosse
di papaveri e di schiene immote che
astergono col braccio nella fronte
mentre lo sguardo più del treno corre
e convergono gli occhi verso ignote
destinazioni. E le cancella il sole.

Silvano Conti

Notte di luna calante

(sulle note di Domenico Modugno)

Notte di luna calante
ultima notte d’amor

lento mare
placida corrente
tiepida brezza
di fine estate
malinconica dolcezza
nelle nostre orme
lasciate sulla sabbia

quando nel grigio
l’inverno ritornerà
nulla di noi resterà

Il presente è domani
e la spiaggia
sarà vuota senza di noi
Niente più caldi pensieri
che con le stelle
illuminavano i nostri visi
niente più speranze
e baci e promesse
niente più stupore negli occhi e nel cuore
niente più sussurri di vita
niente più specchiarsi nell’altro
e confrontarsi
niente più anime senza corpo
e corpi soltanto
niente più splendore di essere
niente più desiderio di dare
niente più sentire e condividere
esserci per non morire

notte di luna calante
ultima notte d’amor

e te ne andrai lontano
lasciandomi solo
col terrore di restare solo
nel mare di città
che tutto appiattisce
che ucciderà estate
seppellirà amore
e il sogno
ancora una volta
alla fine
morirà.

Sandro Orlandi

I solitari

LES SOLITAIRES

Ceux-là dont les manteaux ont des plis de linceuls
Goûtent la volupté divine d’être seuls.

Leur sagesse a pitié de l’ivresse des couples,
De l’étreinte des mains, des pas aux rythmes souples.

Ceux dont le front se cache en l’ombre des linceuls
Savent la volupté divine d’être seuls.

Ils contemplent l’aurore et l’aspect de la vie
Sans horreur, et plus d’un qui les plaint les envie.

Ceux qui cherchent la paix du soir et des linceuls
Connaissent la terrible ivresse d’être seuls.

Ce sont les bien-aimés du soir et du mystère.
Ils écoutent germer les roses sous la terre

Et perçoivent l’écho des couleurs, le reflet
Des sons… Leur atmosphère est d’un gris violet.

Ils goûtent la saveur du vent et des ténèbres,
Et leurs yeux sont plus beaux que des torches funèbres.

§

Coloro che hanno per mantello lenzuoli funerari

provano la voluttà divina di essere solitari.

La loro castità ha pena dell’ebbrezza delle coppie

della stretta di mano, dei passi dal ritmo lieve.

Coloro che nascondono la fronte nei lenzuoli funerari

sanno la voluttà divina di essere solitari.

Contemplano l’aurora e l’aspetto della vita

senza orrore, e chi li compatisce prova invidia.

Coloro che cercano la pace della sera e dei lenzuoli funerari

conoscono la spaventosa ebbrezza di essere solitari.

Sono i beneamati della sera e del mistero.

Ascoltano nascere le rose sottoterra

e percepiscono l’eco dei colori, il riflesso

dei suoni…Si muovono in un’atmosfera grigio-viola.

Gustano il sapore del vento e della notte,

hanno occhi più belli delle torce funerarie.

RENÉE VIVIEN