Dammi la mano

DAME LA MANO

Dame la mano y danzaremos;
dame la mano y me amarás.
Como una sola flor seremos,
como una flor, y nada más…

El mismo verso cantaremos,
al mismo paso bailarás.
Como una espiga ondularemos,
como una espiga, y nada más.

Te llamas Rosa y yo Esperanza;
pero tu nombre olvidarás,
porque seremos una danza
en la colina y nada más…

§

Dammi la mano e danzeremo

dammi la mano e mi amerai

come un solo fior saremo

come un solo fiore e niente più.

Lo stesso verso canteremo

con lo stesso passo ballerai.

Come una spiga onduleremo

come una spiga e niente più.

Ti chiami Rosa ed io Speranza

però il tuo nome dimenticherai

perché saremo una danza

sulla collina e niente più.

GABRIELA MISTRAL

Published in: on aprile 23, 2011 at 07:30  Comments (2)  
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Notte stregata

Bagliori di luna in notte pervinca
tappeto di foglie d ‘invidia ingiallite
nere le nude ore d’esangui fantasmi
nel cielo esplodono
lingue di fuoco imploranti
Bolle e schiuma
il brodo di lavanda
rappreso il sangue d’arancia
sotterrata la mela, antico l’auspicio
nel loro cerimoniale
Le streghe danzano vorticose
mentre viaggia lento
il passo di braci entro le rape
Acri vapori con fumi stordenti
tre gocce di sapere,
sei le erbe illuminanti
ecco che si desta la nuova vita,
sono intrugli magici
nel gran calderone filetto di proteo
con occhio di axelot
dagli alberi spogli
risuonano invocazioni
alchimia il segreto della stregoneria

Marcello Plavier

Sera d’incanto

Il tenero soffio del vento
è mano soave che passa e accarezza
i petali aperti a lusinghe amorose;
s’avanza leggiadro
e con sé ha il tepore d’un sole che scende
sul velo del mare,
o, anche – in un tempo –
laggiù, dietro il monte che s’ombra, in silenzio.
Solletica i fiori e i fili dell’erba,
e ogni foglia;
lambisce leggero, si ferma, riposa,
e riprende, e attraversa i capelli di lei,
che guarda lontano, sognando il suo sogno
più azzurro. La cinge – fruscia la veste –
confronta il profumo che sente, coi fiori,
ritorna a scherzare con lei, l’accarezza:
che sera d’incanto…che tenerezza!

Armando Bettozzi

Published in: on aprile 23, 2011 at 07:12  Comments (1)  
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Un sogno


Un sogno…
Una pineta
tu seduta sulla panchina
e cercavi la mia mano lì vicina
ti sei girata e subito buio!
Da dove esci?
Vedi un percorso
ambiente in una nebbia fitta
ti sei girata
e ti sembrava un bosco
fasce oscure nera nebbia
osteriggio di un mattino
non credevi nel labirinto
nelle spine
e nei rovi di trovare il male
opprimente
della paura di un ombra sacra
come fuliggine nell’aria
e nei vortici cadevi
urlando per toccarmi perchè
mi credevi vicino
e mi cercavi nel narcotico mattino
ma eri in prigione nel tuo letto…

Enrico Tartagni

La fenice

Forse, sebbene affranta,
rinasce, novella fenice,
dalle ceneri la mia Musa.
Seppur nel dolore,
la sua voce addolcisce,
mitiga, lenisce ricordi
che la mente non riesce
a dimenticare, ma che il cuore
trasforma in gocce
di acqua limpida, essenza
di un fiume impetuoso.
La mia Musa, regina
incontrastata,
che oltrepassa la mera realtà
per vivere là…
dove mai tramonta
il sole ed è sempre
primavera.

Sandra Greggio

Published in: on aprile 23, 2011 at 07:06  Comments (2)  
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