Astrolabi da camera

Ho visto il sale scendere sui polsi
e come mai che piove il mare?
Sabbia da impianto scenico
come nel vetro sciolto
hanno perso i capelli anche le onde.

Un turbinare avvince
le gambe delle sedie sottovento
già le vele di troppo
scontano pleniluni sulle case

senti l’assuefazione delle storie?
è il tavolo da pranzo
un’isola irrisolta se non calcoli
almeno approssimate
latitudini.

Ora lo vedo piovere su chiglie
il pianto dell’oceano
ma so che infiora l’aria di vermiglio
il sole

un colpo di timone alla spalliera
e prendo il largo.

Cristina Bove

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3 commentiLascia un commento

  1. Sono metafore ardite, i versi si sciolgono in bocca molto bene…bella!
    Giuseppe

  2. Concordo con Giuseppe, poesia originale con metafore davvero audaci che sorprendono, la chiusa poi è “unica”, fa venire voglia di “prendere il largo”.
    Grazie Cristina per l’emozione, un caro saluto.
    Roberta

  3. Veramente d’urto e forte.Brava Cristina.Tinti


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