Tabula rasa

 
Non mi viene in mente niente
Un’idea che sia attraente
Un pensiero birichino da tirare pel codino;
un coriandolo, una stella
un bon bon, ‘na caramella
una banda di stonati
cornamuse, ottoni o fiati
uno spruzzo di poesia
che m’inebri con la scia
un dittongo od uno iato
tanto per scaldare il fiato;
spingo, arranco, mi trastullo
entro l’ozio e lì mi annullo,
parla il cuore alla mia mente
ma lei muta non lo sente.

Viviana Santandrea

Il deserto dei tartari

Si consuma una vita
ad aspettare i tartari
sempre presenti all’orizzonte
del deserto delle nostre regolette,
dei nostri bavagli da quattro soldi.
La vita che va senza scopo
se non una volta affrontare il nemico.
Ma il nemico non c’è, è solo nei sogni
bisogna inventarlo altrimenti siam morti.
Il nemico ci serve a tener ringhioso
il vicino, distratto l’oppresso,
attento chi beve l’aria di parole
dell’altoparlante di Stato.
Non c’è niente meglio
 di una guerra per trovare nemici!
Sfoggiamo il nostro armamentario
appena lucidato dalla ruggine
alzando forte il canto:
“Armiamoci e partite!”

Lorenzo Poggi

Lungo la nuda terra del cammino

En la desnuda tierra del camino

la hora florida brota,

espino solitario,

del valle humilde en la revuelta umbrosa.

El salmo verdadero

de tenue voz hoy torna al corazòn, y al labio,

la palabra quebrada y temblorosa.

Mis viejos mares duermen; se apagaron sus

espumas sonoras

sobre la playa estéril. La tormenta

camina lejos en la nube torva.

Vuelve la paz al cielo;

la brisa tutelar esparce aromas

otra vez sobre el campo, y aparece,

en la bendita soledad, tu sombra.

§

Lungo la nuda terra del cammino

sboccia l’ora fiorita,

biancospino solingo,

d’umile valle nella svolta ombrosa.

Il salmo vero torna

oggi con voce tenue

al cuore, e sulle labbra

la parola interrotta e trepidante.

Dormono i vecchi mari miei; si smorza

il suono delle spume

sopra la spiaggia sterile.

Lontano va la bufera nella nube torva.

Torna la pace in cielo;

la brezza tutelare ancora aromi

sparge sui campi, e nella benedetta

solitudine appare la tua ombra.

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Legame

Perché questo filo d’acciaio non si stacca
da questo ventre lacerato?
ti trascino da troppo tempo
ti possiedo da sempre.
Infinite estati e inverni
albe e tramonti
fiumi di lacrime abbiamo attraversato.
Questo filo che ci lega inseparabilmente
ci sorregge, ci aiuta a non affondare
tra le cascate impervie della vita.
La mia non volontà
di spezzare questo legame
che mi uccide un pò ogni giorno
consapevole che ciò accade
è fonte di vita
la mia vita, e tua.
Le tue viscere sono
da sempre unite alle mie.
Io capisco il tuo dolore
ti guardo e già conosco
il tuo pensiero.
Non sono veggente ma
la tua anima inquieta
carica d’amore e di dolore
non si può separare dalla mia.
Tutto è unito
dal il DNA che porti nelle vene
nella pelle, nel cuore.
Tutto ciò che ami io amo.
I tuoi errori sono i miei
ciò che genera le mie paure
prima dell’evento io lo percepisco
nel bene e nel male ciò che succederà.
Cammino su quel filo mille volte
dall’inizio della tua vita,
questo succederà fino alla fine della mia.
Dammi tu la forza per rompere questo filo.
Perché tu non debba portarlo come impiccio
fino alla fine dei tuoi giorni.
Perchè io non sia zavorra per te.
Che almeno i miei occhi stanchi
possano vederti volare
senza i fili che ti legano a me.
Che tu possa vivere senza la solitudine
che ti accompagna da sempre.
Che la consapevolezza e la forza che hai
siano doni per vivere l’amore.
Possa essa far superare gli errori e i rimpianti.

Gianna Faraon

Filo

Cuore
mio
devo riprendere
a tessere
ritrovare le fila
di passeggiate
tra noi
dentro
una tazza caffè
immaginare la tela
radiosa del futuro
ed essere
così virtuosa
da non aspettare più
nessun
Ulisse
piuttosto imparare
tutte
le lingue del mondo
per gridare il mio
dolore
fino in fondo
e poi
risalire come da un pozzo
verso la vita che
è il pane da comprare
ed il
latte fresco perchè alle femmine va bene
e la ginestra da baciare di
gocce dolci
quelle del pianto di sera
e sbattere sabbia dai tappeti
quella del deserto dentro.

Forse viene fuori
dal nostro dirci dentro
un abito
da sposa?
E Maria rispose

Cuore nel mio cuore
che mi sei
entrata
dentro
come se t’avessi conosciuto
in altre vite
io vorrei
unire il mio
al tuo dolore perchè
nonostante il tempo
che passa
non si
placa un
minuto
forse è questo mettere in fila
parole
che passano dal
cuore alla
testa alle mani
che ci unisce più del sangue
più del ventre
più delle
mani se fossimo vicine
io non lo so ma vorrei
il tuo dolore
per farne
pane
a sfamare
acqua a dissetare
per dare un senso
al fiore e
alle api
a figli voluti a quelli negati
alla vita come alla morte
per
continuare
a vivere
senza farmi altro male

Tinti e Maria

Troppo

“In fatto d’amore, troppo è ancora troppo poco”

PIERRE-AUGUSTIN CARON DE BEAUMARCHAIS

Published in: on maggio 30, 2011 at 07:25  Comments (3)  
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La città

Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Dliiin!

Dita tremanti
lente
a slacciare fiocchi rossi
sull’ovale caldo del mouse,
a svelare palpiti
inseguirsi in schermi muti
come occhi
in cui cercare avidi
l’altro sguardo.
E allora
sensualmente
pervade
orecchio e corpo
quell’onda acustica
rapida, liscia,
quel lieve, acuto
elettronico tintinnio
di lattescente posta.
Sospirato
“dliiin!” di ricezione
che s’attende
sapendolo arrivare,
che non vedendolo
impallidisce il viso,
che quasi accidentale
bussa al video, poi,
annunciando amore
entrare in te
in sinuosa forma
di nuovo messaggio,
da leggersi piano
per prolungare l’attimo…
E intorno il nulla.

Daniela Procida

Silente un piano

 
Nell’angolo più oscuro,
accosto a una parete,
giaci dimenticato,
ambisci le mie dita.
.
Vibravano le corde,
per rapide carezze,
 gemmavan melodie,
fondendosi con l’aria.
.
Ora sugli spartiti
le chiavi di violino
son punti di domanda
su ciò che fu il passato.
.
Ed era in tempi lieti
che davi le tue note,
sorte da sentimenti
e dolcemente amate.
.
Così resta il ricordo
con forte nostalgia,
per ciò che più non torna,
pensosa anima mia.
.
Ma quella tua presenza
mi rassicura ancora.
Centellino speranza
che cresce d’ora in ora.
.
Ritornerò a sfiorare
quei tasti neri e bianchi.
 Quei suoni, nel lor volo,
profumeranno il tempo,
l’anima addolciranno.

Piero Colonna Romano

Rido

: sai quanto mi costa

Quante volte
ti ho chiamato
e quanti scatti
pagati
alla risposta

Silvano Conti

Published in: on maggio 30, 2011 at 07:06  Comments (3)  
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