Avvolta in una spessa coperta di mattoni

Calce tossica – e voi, folla di muratori
Ansiosi di lavorare – per nutrire
Le vostre famiglie – e soffocare

Soffocare una fresca erba verde
Come fosse gramigna della più infestante
E quindi sempre più sepolta – privata
Anche della lontana luce del sole

Nicole Marchesin

Published in: on maggio 8, 2011 at 07:35  Comments (4)  
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Morti a colori

 
Morti a colori
ché la vita va avanti
si aggiornano elenchi
continuamente
telecamere impietose
e servizi sensazionali
la tragedia era prevedibile                                                                                                                                   
come la vita
improvvisa e tragica
che sia salita o discesa
si suda troppo
la posizione è scomoda
ma si rimedierà
date fiducia all’oratore
presto qui ci saranno nani e ballerine
ad allietare le vostre ore
date tempo al tempo
imparate a memoria i discorsi
fate largo ai potenti
ci sarà una parola buona per tutti.

Maria Attanasio

Alla mia donna

Il tuo acidulo sudore
risveglia
sopite passioni
di sconfinati mari
e tempestose onde,
di placidi monti innevati,
di aulenti boschi freschi.
Il tuo sorriso, biondo sole
tra le nuvole di perla,
placa l’esile
perenne inquietudine
che permea la mente
e il cuore ancora vergine
di chi  eterna vita
vorrebbe
e spazio infinito.
Nei tuoi chiari occhi
scopro
isole verdi tra mare
e cielo,
dolce rifugio
alle tempeste furiose
della mia vita che disillusa
attende
l’ultimo richiamo.

Nino Silenzi

La figlia dei burattinai

Ti è rimasta la brama di verità

e quella di giocare, di fingere.

Chi sei, Giuseppe, oltre quel piccolo

che studiava tutte le sere, ai vetri

della grande veranda con un binocolo

da teatro, le stelle – era il cortile

dei fichi e dei nespoli già tutto

buio, e il pozzo che ti faceva

tanta paura, cancellato.

Che cosa credi, il tempo passa

Ma mica così in fretta come dicono.

Sei ancora lì, che piangi nella cucina

Senza sapere il perché, che guardi

Con una gioia sgomenta quella bambina

– la figlia dei burattinai, che venivano

tutti gli inverni nella tua città

da oltre le montagne, che davano

spettacoli di cavalieri e maghi –

e copri tutte quelle lentiggini

e le sue trecce, di lontano, di baci.

GIUSEPPE CONTE

Neve a Bologna


E’ fitta… Come i miei pensieri
replica scenari, veste
battiti di mani da teneri cuori
traccia, calca limiti, preme
inzuppa colei che ridà
un quadro piatto
linee ferme e diverse
sirena irrompe
tra cristalli cadenti
mentre  acqua sciolta gronda
bagna gli occhi all’orizzonte
imprigionando tempo.

Rosy Giglio

Published in: on maggio 8, 2011 at 07:04  Comments (5)  
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